junipiero

Da qualche giorno si è concluso lo storico viaggio di Papa Francesco a Cuba e negli Stati Uniti. L’accoglienza riservata al Successore dell’Apostolo Pietro, ha mostrato il volto della Chiesa in cammino nella storia, sotto la guida del Pastore supremo. Tantissime le luci che hanno accompagnato il Santo Padre, a cominciare dai piccoli gesti concreti, fino ai grandi pronunciamenti che hanno riguardato la libertà religiosa, la famiglia, l’ambiente, la pena di morte, il rispetto della vita, l’immigrazione, e la persecuzione dei cristiani e delle minoranze. Il corposo magistero pontificio pronunciato nei vari discorsi e omelie, è fonte privilegiata da cui attingere, per strutturare programmi pastorali capaci di superare la “globalizzazione dell’indifferenza”, e proiettare la comunità cristiana verso quelle periferie bisognose della presenza di Dio. La “chiesa in uscita”, ha tanti testimoni, che nel tempo hanno dato un contributo essenziale alla “missione”, di portare Cristo nei luoghi più impervi e ostili.

Francesco, con la Canonizzazione equipollente di Padre Junpiero Serra, il primo santo ispanico americano, ha voluto richiamare l’instancabile opera missionaria del frate, che “ha cercato di difendere la dignità della comunità nativa, proteggendola da quanti ne avevano abusato. Abusi che oggi continuano a procurarci dispiacere, specialmente per il dolore che provocano nella vita di tante persone”. Per il Papa, infatti, padre Junipero “ha saputo vivere la dimensione profetica della Chiesa che sa uscire e andare per le strade, per condividere la tenerezza riconciliatrice di Dio. Lasciando la sua terra, le sue usanze, ha avuto il coraggio di aprire vie, ha saputo andare incontro a tanti imparando a rispettare le loro usanze e le loro caratteristiche”.

Non tutti, hanno capito e compreso il messaggio lanciato dal Pontefice. La canonizzazione di Serra, “apostolo della misericordia”, era stata criticata da alcuni settori, che già dopo la beatificazione del missionario francescano, nel 1988, voluta da San Giovanni Paolo II, avevano denunciato che nelle missioni da lui fondate, dove furono convertiti migliaia di indios, c’erano stati maltrattamenti e abusi. Non si capisce bene a quali prove certe fanno riferimento le accuse rivolte al Santo, di cui è esposta la statua al Congresso nella Sala dei Notabili. L’effigie è ancora lì, a significare la riconoscenza della comunità civile per l’opera svolta nel campo della promozione umana svolta da San Junpiero, nonostante i movimenti di opinione che puntavano a farla rimuovere, magari proprio prima della visita del Papa.

Secondo i contestatori, il missionario spagnolo, avrebbe picchiato e imprigionato nativi americani nelle missioni, sopprimendo le loro culture. Olin Tezcatlipoca, direttore del Movimento Mexia che promuove i diritti degli indigeni, aveva spiegato che “la nostra protesta è per dire al Papa che canonizzando Junipero Serra, vogliono canonizzare il colonialismo, vogliono canonizzare la supremazia bianca e vogliono canonizzare il genocidio del nostro popolo. E questo è un atto immorale”.

Il gesto della profanazione sulla tomba del Santo nella missione di Carmel, in California,  compiuta da sconosciuti, è un’ulteriore dimostrazione del clima di “odio” che alcune frange estremiste vogliono instaurare per bloccare quel cammino di tolleranza e di libertà tanto auspicato dal frate francescano.  La tomba del cimitero nel quale è sepolto, ma anche l’esterno della stessa Basilica, sono state macchiate di pittura e sono state abbattute alcune statue. Su una delle lapidi è apparsa la scritta “Santo del genocidio”.

La notizia del gesto vile e sconsiderato, è arrivata durante la prima udienza generale a Piazza San Pietro, durante la quale, il Papa ha sintetizzato la sua decisione di elevarlo agli onori degli altari:

“A Washington ho incontrato le Autorità politiche, la gente comune, i Vescovi, i sacerdoti e i consacrati, i più poveri ed emarginati. Ho ricordato che la più grande ricchezza di quel Paese e della sua gente sta nel patrimonio spirituale ed etico. E così ho voluto incoraggiare a portare avanti la costruzione sociale nella fedeltà al suo principio fondamentale, che cioè tutti gli uomini sono creati da Dio uguali e dotati di inalienabili diritti, quali la vita, la libertà e il perseguimento della felicità”.

“Questi valori, -chiarisce il Santo Padre-, condivisibili da tutti, trovano nel Vangelo il loro pieno compimento, come ha ben evidenziato la canonizzazione del Padre Junípero Serra, francescano, grande evangelizzatore della California. San Junípero mostra la strada della gioia: andare e condividere con gli altri l’amore di Cristo. Questa è la via del cristiano, ma anche di ogni uomo che ha conosciuto l’amore: non tenerlo per sé ma condividerlo con gli altri. Su questa base religiosa e morale sono nati e cresciuti gli Stati Uniti d’America, e su questa base essi possono continuare ad essere terra di libertà e di accoglienza e cooperare ad un mondo più giusto e fraterno”.

Don Salvatore Lazzara

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