assisi

Papa Francesco sulle orme di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è appena giunto ad Assisi per condividere con i leader delle altre grandi religioni un momento di preghiera e di riflessione sulla pace. La città umbra è il simbolo di questo cammino lungo e faticoso che le varie confessioni cristiane e non devono compiere -nel rispetto delle proprie radici-, per giungere alla definitiva e chiara condanna della violenza e dell'odio. Trenta anni fa San Giovanni Paolo II radunò tra queste mura e campane secolari, i leader religiosi del mondo per promuovere la pace nel segno del dialogo, erano poco più di 100. All’arrivo al Sacro Convento, il Papa è sceso dalla sua auto dirigendosi senza esitazione, sorridente, verso Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli; poi ancora abbracci con il Patriarca siro-ortodosso di Antiochia, Sua Santità Ignatius Aphrem II, con l'arcivescovo di Canterbury e Primate della Chiesa di Inghilterra, Sua Grazia Justin Welby. Calore anche con il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e con il vice-presidente dell’Università Al-Azhar, il prof. Abbas Shuman.

“Con la pace si guadagna tutto, -con la guerra si perde tutto, afferma il Cardinale Lluís Maria Martinez Sistach, arcivescovo emerito di Barcellona-. E allora la cultura della pace la stiamo costruendo. Questo incontro avviene a 30 anni dalla preghiera per la pace che Papa San Giovanni Paolo II fece con tutti i leader: credo che abbiamo fatto un bel cammino; però ci resta ancora molto da fare. Occorre una conversione in modo che tutto quello che facciamo nella vita ci porti ad amare: se si ama nella verità, non c’è la guerra. Oggi abbiamo perduto la fiducia, i valori e le virtù. Nella società c’è paura e diffidenza; e allora così la società muore. Però speriamo; e penso che abbiamo camminato. Oggi ci sono tante persone che vogliono la pace: qualche volta sbagliamo strada, ancora ci sono molti egoismi. Però penso che anche la gioventù desideri la pace. Ripeto: con la pace si ha tutto e si guadagna tutto, mentre con la guerra tutti perdiamo!”.

Significativo l'intervento di Rezan Kader, rappresentante in Italia del Governo regionale del Kurdistan in Iraq: “Per me la pace e il dialogo sono le cose più importanti nella nostra vita. In mezzo a noi il dialogo c’è sempre stato, quindi per nostra natura conviviamo tutti insieme. Per me i miei fratelli che siano cristiani, musulmani o yazidi sono sempre miei  fratelli. Grazie al dialogo abbiamo potuto convivere per centinaia e centinaia di anni. Questo è importantissimo. Spero che il prossimo anno la Marcia della pace possa essere organizzata in Kurdistan, perché è una terra molto ferita. La gente è molto ferita. Abbiamo cercato di  salvare il Crocifisso nel territorio dove non deve essere sradicato; abbiamo cercato di salvare le altre religioni come quella degli yazidi che non devono essere sradicati dalle loro terre. Per questo motivo per noi è importante che il prossimo anno, spero almeno simbolicamente, venga fatta una Marcia di pace di Kurdistan".

Da parte sua, il presidente del Centrafrica Faustin Touadéra ha ricordato la recente visita del Pontefice nel Paese dove ha aperto la prima Porta Santa del Giubileo della misericordia. Ebrei e musulmani hanno condannato il terrorismo e parlato di  pluralismo, diversità e rispetto. Tutti hanno ribadito che la violenza non ha nulla a che fare con la religione. “Per evitare le improvvisazioni il dialogo esige formazione. Il dialogo va compiuto, infatti, nella verità, cioè nel rispetto della nostra identità cristiana”, afferma padre Edoardo Scognamiglio, Ofm Conv, docente di dialogo interreligioso alla Pontificia Università Urbaniana. “Quella di Giovanni Paolo II, trent’anni fa, non fu un’improvvisazione. Fu un desiderio profetico suscitato nella Chiesa dallo Spirito Santo”. “Ad Assisi, nel 1986, quell’incontro fu voluto per pregare per la pace. Oggi dobbiamo liberarci dall’idea che la verità cristiana sia una verità non disponibile al confronto. Nella visione cristiana, se Gesù è veramente il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, noi non possiamo non dialogare. Nel nostro dna di battezzati, di cristiani, di discepoli di Gesù, c’è iscritto il desiderio di incontrare l’altro. Nel rispetto delle diversità ma anche approfondendo la nostra identità”. Ricordava Giovanni Paolo II che il dialogo non è una minaccia alla nostra identità, ma la può rafforzare se il confronto avviene nella formazione”. “Le nuove generazioni hanno bisogno di essere formate al dialogo: nel rispetto delle propria e dell’altrui identità.

Una cosa è il raggiungimento della pace civile (politica) tra le nazioni attraverso congressi, discussioni, misure diplomatiche, con l’intervento di personalità influenti delle varie nazioni e religioni; altra cosa è l'invocazione a Dio per ottenere il bene della pace. In luoghi separati i vari esponenti religiosi, pregheranno il loro Dio, e le divinità di riferimento, per chiedere il dono della concordia tra i popoli e le nazioni. La pace non è solo assenza di guerra, ma innanzitutto è espressione della benevolenza del Creatore, verso i suoi figli. Essa non rispecchia le categorie del mondo. L'obiettivo verrà raggiunto, quando tutti i cuori si apriranno e si convertiranno a Cristo. Dunque è necessario precisare che il raduno di Assisi, non rispecchia il piano mondialista di matrice anticristiana, di costituire un grande tempio per la fraternità universale al di sopra delle religioni; ma è un incontro per confrontarsi a partire dal proprio credo, sul cammino compiuto verso la pace. San Francesco, interceda presso il trono dell'Altissimo, affinché i cuori duri possano trasformarsi in cuori di carne, capaci di accogliere il riflesso della fede come dono capace di cambiare la morte in vita, la guerra in pace!

a cura dello staff allaquerciadimamre.it

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