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Al termine della visita all’ONU, Papa Francesco si trasferisce a Ground Zero Memorial, luogo simbolo delle stragi avvenute, a causa dell’odio contro la libertà e la democrazia, nel settembre del 2001. Nell'agosto 2006, la World Trade Center Memorial Foundation e la Port Authority di New York e New Jersey iniziarono la costruzione del National September 11 Memorial & Museum, terminando il memoriale cinque anni dopo. Il Memoriale si situa presso il New World Trade Center, dove un tempo sorgevano le Torri Gemelle distrutte durante gli attentati dell'11 settembre.

La disposizione dei nomi delle vittime

I nomi delle 2.983 vittime sono scritti su 76 placche di bronzo attaccate che formano i bordi delle piscine del Memorial. Ciò include i nomi delle 2.977 persone che sono state uccise negli attacchi dell'11 settembre a New York, Arlington (Virginia) e Shanksville (Pennsylvania), così come i nomi delle sei vittime che sono state uccise nell’attentato del 1993 al World Trade Center. I nomi sono stati disposti secondo un processo e un algoritmo che è stato usato per creare una "relazione" proprio tra essi. Ad esempio, i nomi delle vittime che si trovavano nella Torre Nord (WTC 1), dei passeggeri e dell’equipaggio del volo American Airlines 11 (che ha colpito la Torre Nord) si trovano attorno al perimetro della North Pool.

I nomi delle vittime che si trovavano nella Torre Sud (WTC 2), dei passeggeri e dell’equipaggio del volo United Airlines 175 (che ha colpito la Torre Sud) si trovano attorno al perimetro della South Pool. Qui si leggono anche i nomi delle vittime che si trovavano nelle immediate vicinanze delle Torri Gemelle, dei primi soccorritori che morirono durante le operazioni di salvataggio, dei passeggeri e dell’equipaggio del volo United Airlines 93 (che si schiantò vicino a Shanksville, Pennsylvania), del volo American Airlines 77 (che ha colpito il Pentagono), delle vittime che erano al Pentagono, e delle vittime dell’attentato dinamitardo del 1993 al World Trade Center.

Durante l’incontro interreligioso, a cui partecipano 12 leader religiosi e una numerosa folla di fedeli, al Memoriale di Ground Zero di New York, sono lette cinque meditazioni sulla Pace (indù, buddista, sikn, cristiana, musulmana), e una preghiera ebraica per i defunti. I rintocchi delle campane, gli interventi appassionati degli esponenti delle varie religioni, evocano sentimenti di grande commozione. Non possiamo rimanere inermi dinanzi al male. Si prega affinché il mondo non cada mai più nella spirale della violenza. Nessuno ha il diritto di alzare la mano sul fratello. Nessuno, grida il Rabbino, nell’accorata orazione rivolta al Padre dei cieli, può togliere, in nome di Dio, la vita agli altri. Le religioni sono strumento di pace, non di divisione.

Segue il discorso del Papa in lingua spagnola: “diversi sentimenti, emozioni provoca in me il trovarmi qui a Ground Zero, dove migliaia di vite sono state strappate in un atto insensato di distruzione. Qui il dolore è palpabile. L’acqua che vediamo scorrere verso questo centro vuoto, ci ricorda tutte quelle vite che stavano sotto il potere di quelli che credono che la distruzione sia l’unico modo di risolvere i conflitti. E’ il grido silenzioso di quanti hanno sofferto nella loro carne la logica della violenza, dell’odio, della vendetta. Una logica che può produrre solo dolore, sofferenza, distruzione, lacrime. L’acqua che scorre giù è simbolo anche delle nostre lacrime. Lacrime per le distruzioni di ieri, che si uniscono a quelle per tante distruzioni di oggi. Questo è un luogo in cui piangiamo, piangiamo il dolore provocato dal sentire l’impotenza di fronte all’ingiustizia, di fronte al fratricidio, di fronte all’incapacità di risolvere le nostre differenze dialogando. In questo luogo piangiamo per la perdita ingiusta e gratuita di innocenti, per non poter trovare soluzioni per il bene comune”.

Dinanzi a tanta distruzione, gli occhi si chiudono al dolore. La speranza sembra morire. Per i credenti, nulla è perduto. Sappiamo che in Cristo viene ricapitolata ogni cosa: nei cieli e sulla terra; in Lui rifiorisce ogni desiderio perduto. L’ultima parola della storia non sarà il male, ma la vittoria definitiva del bene. Pertanto “abbiamo bisogno di bandire i nostri sentimenti di odio, di vendetta, di rancore. E sappiamo che ciò è possibile soltanto come un dono del cielo. Qui, in questo luogo della memoria, ciascuno nella sua maniera, ma insieme. Vi propongo di fare un momento di silenzio e preghiera. Chiediamo al cielo il dono di impegnarci per la causa della pace. Pace nelle nostre case, nelle nostre famiglie, nelle nostre scuole, nelle nostre comunità. Pace in quei luoghi dove la guerra sembra non avere fine. Pace sui quei volti che non hanno conosciuto altro che dolore. Pace in questo vasto mondo che Dio ci ha dato come casa di tutti e per tutti. Soltanto, pace. Così la vita dei nostri cari non sarà una vita che finirà nell’oblio, ma sarà presente ogni volta che lottiamo per essere profeti di ricostruzione, profeti di riconciliazione, profeti di pace”.

Significativi i gesti seguenti all’intervento del Papa. I presenti ascoltano un canto seguito dallo scambio di pace. Prima di risalire in superficie, il Papa e il Card. Dolan visitano brevemente il Museo del Memorial, soffermandosi nella stanza dove si trova la famosa croce di ferro, piegata dal calore dell’attentato, e la Bibbia bruciata dal fuoco, appartenuta ad una vittima che lavorava nelle torri gemelle.

Don Salvatore Lazzara
farodiroma.it

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