democrazia

Le unioni civili entro l'anno. Leggetelo bene questo titolo di apertura del Corriere della Sera di oggi. E' così come l'ho scritto, senza virgolette e circostanze. Non è il titolo di un editoriale, è il titolo di apertura. Scritto così anzi, non è un titolo: è un diktat. I poteri più forti del paese, innervati culturalmente e finanziariamente dall'ideologia gender, danno la linea. Il Corriere della Sera aprendo il giornale non con una notizia, ma con la propaganda. Repubblica celebrando il successo dell'intimidazione ai danni del Meeting di Rimini, costretto a cancellare a seguito di una campagna infame e scorretta proprio gli eventi dedicati al tema del gender (solidarietà in particolare alla mia amica Raffaella Frullone).

Perché l'offensiva di queste ore? Semplice. Perché dopo aver lasciato per tutta l'estate campo libero a chi ha cercato di accreditarsi come "capo dei vescovi italiani", il sempre prudente e silenzioso cardinale Bagnasco ha deciso di parlare. E il cardinale Bagnasco, presidente della Cei (capito David Parenzo?) ha fatto sentire il parere della Chiesa italiana proprio sul tema delle unioni civili e dell'idea di famiglia imperniata su mamma, papà e figli. Parole molto simili, anche se silenziate dai media, sono state usate da Papa Francesco invitando la famiglia a combattere "come Davide contro Golia", evidenziando dunque la presenza netta di questo potere forzuto che vuole scagliarsi contro la famiglia naturale. Quel giorno i giornali titolarono i pezzi dei vaticanisti sul tema del lavoro.

Vi ho raccontato poi dell'episodio che mi ha riguardato personalmente a Raiuno, in cui sono stato costretto a sbugiardare in diretta una conduttrice che con una impostazione tutta ideologica e non giornalistica di servizi, inviti di ospiti in studio e cronache non basate su fatti voleva far subire a milioni di italiani l'ennesima falsa narrazione basata su un episodio di "omofobia" ovviamente mai verificatosi.

Disegno questo quadro per far capire che ormai il tema va molto oltre la pur decisiva questione del ddl Cirinnà, della legge sulle unioni civili e della difesa della famiglia naturale. Ora la questione riguarda la libertà e la democrazia. Perché se poteri così forti, che raggrumano peraltro tutta l'informazione televisiva e di carta stampata italiana capace di orientare la pubblica opinione, stanno premendo con tutta questa violenza per rendere impossibile anche solo l'espressione di una opinione differente (tacciandola come minimo di "retrograda e omofoba" come si è permesso di argomentare contro quel sant'uomo di Bagnasco un piccolo esponente del governo italiano) allora qui dovremo batterci con ancora più vigore per difendere non solo la nostra libertà, ma quella di tutti.

Perché se il meccanismo del confronto sulle "single issues" più delicate prevede opzioni che negano di fatto persino di diritto di pensiero, allora siamo esattamente dentro la società orwelliana di cui scrivevo qualche giorno fa a proposito dei settant'anni dall'uscita de La Fattoria degli animali. Ripeto, guardate il Corriere della Sera che apre non con un titolo ma con un diktat. Leggete l'articolo all'interno dove non compare mai neanche un cognome che si assuma la paternità di quel "le unioni civili entro l'anno". Non è giornalismo, sono i poteri forti che danno un ordine. E siamo a Golia.

Noi da piccoli Davide ci organizziamo. Il problema informativo è talmente grave che la priorità diventa per noi ora riportare La Croce in edicola e anche se le versione web va benissimo e anche se stampa e distribuzione sono onerosissime, faremo di tutto per sobbarcarci gli oneri con l'aiuto della Provvidenza e di qualcuno che spero vorrà aiutare la nostra opera di quotidiano svelamento della verità. L'ambito mediatico è decisivo, ma occorrerà muoversi anche in ambito politico-parlamentare, dove la battaglia autunnale sarà faticosissima. Poi c'è la piazza, che dovremo tornare ad animare.

Infine c'è il piano ecclesiale, scivolosissimo, dove però bisogna cercare di costruire le ragioni di una unità quest'estate messa in discussione da troppi fattori. Uniti al Papa, mi viene da dire. Ma facendo emergere le sue parole sempre più chiare sul tema del gender e della difesa della famiglia, in vista di un Sinodo che non potrà che essere conseguenza di una vicenda che, lo ricordiamo a chi si fosse distratto, è bimillenaria. Al fondo, ora, resta però una battaglia per i diritti connessi alla libertà e alla democrazia. Se questi liberali da osteria, con le tasche piene di soldi ed ebbri del loro potere, continueranno a muoversi prepotenti cercando di intimidirci violando persino il nostro diritto di parola, noi reagiremo con una campagna in tutto il paese per spiegare loro da che parte sta il popolo. Non sta con loro, non sta con la loro violenza.

Mario Adinolfi

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