profughi

Sui flussi di immigrati diretti illegalmente in Europa, meglio ricordare che i siriani in fuga provengono per lo più dalle zone “liberate” da ISIS , qaedisti e salafiti e solo in minima parte (per lo più giovani che vogliono sottrarsi alla leva militare) dal quel 25 per cento circa di territorio controllato dal regime ma abitato da 12 milioni di siriani. Su 18 milioni di abitanti della Siria di prima della guerra 4 milioni sono fuggiti all’estero e 7 milioni sono sfollati all’interno del Paese. In Europa segnali di coerente pragmatismo giungono da Spagna e Austria. A Teheran il ministro degli esteri spagnolo, Josè Manuel Garcia Margallo, ha detto senza mezzi termini che “è giunto il momento di avviare negoziati con il regime di Bashar al Assad”. Gli ha fatto eco da Dubai il collega austriaco Sebastian Kurz:”abbiamo bisogno di un approccio pragmatico che includa il coinvolgimento di Assad nella lotta contro il terrore dell’Isis” aggiungendo che contro l’ISIS vanno coinvolti anche Russia e Iran.

Se la Siria venisse “liberata” diventerebbe uno Stato islamico retto dalla sharia imposta da ISIS e al-Qaeda e i fuggitivi diretti in Europa supererebbero i 10 milioni facendo impallidire per dimensioni anche l’esodo dei sud vietnamiti che nella seconda metà degli anni ’70 scapparono con ogni mezzo dal regime comunista. Non saranno quindi le armi russe a far aumentare i flussi migratori. Anzi, il lorio impiego a difesa della fascia costiera ha l’obiettivo di proteggere le popolazioni sciite di quella regione (roccaforte del regime) e la base navale russa di Tartus dai jihadisti dell’Esercito della Conquista (che riunisce salafiti, fratelli musulmani e qaedisti con il supporto turco, saudita e del Qatar) che premono sulle alture che circondano il porto di Latakya. La Siria è già da tempo a pezzi anche a causa di turchi, arabi e americani che da anni armano e finanziano i ribelli. Abbiamo già dimenticato che l’anno scorso le milizie dell’ISIS hanno conquistato Mosul e il nord dell’Iraq imbracciando le armi che arabi e CIA avevano fatto arrivare attraverso la Turchia ai cosiddetti “ribelli moderati” siriani?

Propongo due approfondimenti sulla questione dei profughi siriani:

“La verità sui profughi siriani-."La questione dei profughi siriani irrita duramente i damasceni. Nadia Hassoun presidente dell’Associazione Siria Nostra afferma: “I siriani che vengono in Europa non partono dalla Siria. Sono costretti lasciare i campi della Turchia. Il governo Turco, isolato da tutto il Mondo a causa del suo sostegno ai terroristi dello Stato dell’Iraq e del Levante, Isis, cerca di creare problemi all’Europa, in pochi parole ricattare l’Europa”. Poi continua: “alcuni siriani partono dalla Siria perché credono che esiste una vita migliore altrove ma poi ritornano per questione di dignità.” Poi il Presidente dell’Associazione giovanile sottolinea: ”La maggiore parte dei profughi sono curdi e fuggono perché la Turchia li perseguita”. “Rimanete! Nonostante tutte le difficoltà, siate pazienti! Non emigrate!”. È l’accorato appello del patriarca melchita di Damasco, Gregorios III Laham, ai giovani cristiani di Siria. In una lettera inviata in Aiuto alla Chiesa che Soffre (Acs), il patriarca denuncia la forte emorragia di giovani cristiani dalla Siria e dall’intero Medio Oriente. “Cosa ne sarà delle nostre parrocchie e istituzioni?”, si domanda. Come confermato dal patriarcato e da diverse fonti locali, il perdurare della crisi siriana spinge molti cristiani a cercare un futuro migliore all’estero” (se vuoi continuare la lettura dell’articolo, clicca qui).

Vera accoglienza significa fermare la guerra-. “Dico che il punto centrale non è accogliere e ospitare i profughi, ma è fermare il conflitto alle radici. Tutti devono essere coinvolti, dall’Occidente alle nazioni arabe, dalla Russia agli Stati Uniti. Questo è ciò che aspettiamo, la pace… Non parole sui migranti e discorsi sull’accoglienza. Mai più la guerra». Più chiaro di così il patriarca melchita, Gregorio III Laham, non poteva certo essere, e la sua non è certo una voce isolata: da anni ormai i vescovi iracheni e siriani continuano a chiedere un intervento militare dai paesi occidentali per porre fine alle sofferenze della popolazione, e le voci si sono alzate ancora di più in queste settimane che vedono i cattolici italiani ed europei concentrati soltanto sull’accoglienza. Già, l’accoglienza. È l’invito pressante che sta facendo il Papa, per soccorrere quanti sono arrivati sui barconi e non solo. «Una famiglia per parrocchia», aveva chiesto nell’Angelus di domenica scorsa: una preoccupazione anche educativa, perché tutti si impari a non voltare lo sguardo da un’altra parte davanti a queste tragedie personali e collettive” (se vuoi continuare la lettura dell’articolo, clicca qui).

a cura di don Salvatore Lazzara

Nel video: Siria. La Russia interviene con soldati e armi: le immagini della TV di stato siriana:

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