macerie

La sposa con l’abito bianco e sontuoso fa il suo ingresso in quel che rimane di una chiesa, percorre il tappeto bianco tra due ali di fiori e raggiunge lo sposo, il cui volto tradisce una comprensibile emozione. Assiepati tra i banchi, ad assistere alla cerimonia, parenti e amici agghindati come si conviene in una simile occasione. Tutt’intorno, le rovine dei bombardamenti che hanno colpito la città di Homs. Un’immagine che è diventata virale sui social network e che rappresenta il simbolo della vita che continua, in Siria, nonostante la guerra. I protagonisti sono Fadi e Rana, entrambi ventottenni, i quali hanno scelto di sposarsi il 12 luglio scorso nella chiesa ortodossa di San Giorgio, la loro parrocchia, che non hanno voluto tradire nonostante il tetto sia crollato giù e le pareti appaiano fatiscenti a causa dei bombardamenti.

Correva l’anno 2010, degli spettri del conflitto non si avvertiva nemmeno l’ombra, la Siria era un Paese dinamico e felice per gran parte dei suoi abitanti. Il giovane Fadi, neo-laureato in chimica, aveva appena trovato lavoro in un’industria farmaceutica. “Era un’attività che mi piaceva fare. La vita per me era buona e tutto procedeva per il meglio. Un anno e mezzo dopo è arrivata la guerra in casa mia, ad Homs, e sono dovuto fuggire lasciandomi tutto alle spalle”, ha dichiarato Fadi all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr).

È proprio grazie al contributo dell’Unhcr che Fadi prova allora a rimettere insieme i tasselli della sua vita, dispersi dopo la fuga insieme a 12mila suoi concittadini. In un campo profughi gestito dall’organizzazione internazionale trova lavoro come insegnante ed è in questa nuova veste che incontra Rana, impegnata a seguire un corso sulle start-up di piccole imprese. Il destino è spesso rivestito di un’aurea di mistero: malgrado i due giovani siano entrambi originari del quartiere cristiano di Hamidiyah, non si erano mai incontrati prima del loro ingresso nel campo profughi.

In questo contesto, si sviluppa dapprima un’amicizia e poi subentrano anche i sentimenti. Fadi e Rana si fidanzano e tornano ad Homs nel maggio 2014. A metà mese, infatti, le forze militari governative sono riuscite a riappropriarsi della città - che era caduta in mano ai ribelli e agli jihadisti - consentendo a tanti rifugiati di far ritorno a casa e di provare a ricostruirsi una vita dignitosa.

Fadi riesce a riottenere il suo vecchio lavoro nel campo farmaceutico. La relazione con Rana si alimenta di giorno in giorno, fino a sbocciare nell’aprile scorso, con la richiesta accettata gioiosamente da lei di unirsi in matrimonio. Il 12 luglio è la data fatidica, che entra non solo nella loro storia personale, ma anche in quella di tutta la comunità cristiana di Homs: si tratta infatti del primo matrimonio celebrato nella chiesa di San Giorgio dopo il bombardamento che l’ha colpita ormai due anni fa.

Mai avrebbero immaginati, i due novelli sposi, che le foto della cerimonia sarebbero finite sugli schermi dei pc di tutto il mondo, diventando ben presto un messaggio di speranza per un Paese dilaniato da quattro anni di guerra civile.

Conflitto le cui conseguenze pesano come macigni sulle spalle dei cristiani. Homs è una delle città della Siria in cui più consistente è stato l’esodo dei cristiani per via degli attacchi da parte degli oppositori al Governo di Bashar al-Assad. Prima della guerra, l’antica Emesa (così i romani chiamavano Homs) era la casa di una delle maggiori comunità cristiane del Paese. Oggi, oltre ai lutti, rimangono gli scheletri delle dieci chiese della città colpite dai mortai. Ma anche le immagini del matrimonio di Fadi e Rana, simbolo dell’amore che vince l’odio della guerra.

Federico Cenci, per zenit.org

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