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Il cimitero adiacente al monastero salesiano di Beit Gémal, nella città israeliana di Beit Shemesh, a ovest di Gerusalemme, è stato profanato. Riportano i nomi dei sacerdoti italiani, che hanno vissuto e operato nel monastero salesiano di Beit Gemal, le croci di legno e pietra divelte dalle tombe del cimitero. L'episodio di vandalismo sacrilego risale alla metà di dicembre, ma solo nelle ultime ore ne hanno dato notizia le fonti ufficiali del Patriarcato Latino di Gerusalemme. La polizia locale - riporta l'agenzia Fides - ha aperto un'inchiesta contro ignoti, ma nessuno per l'atto vandalico ha presentato denunce a carico di individui o gruppi specifici.

Il Patriarcato latino, retto da Fouad Twal, ha sottolineato che già nel passato il Monastero luogo è stato oggetto di altri attentati. Tutti fatti - ha accusato il Patriarcato - rimasti negli archivi delle be2autorità «come compiuti da `assalitori ignoti´», quindi impuniti. E proprio per questo - ha aggiunto - la più alta carica cattolica della regione ha esortato «nello specifico la polizia e in generale le autorità israeliane a compiere ogni sforzo per portare il prima possibile i responsabili di questi atti sacrileghi davanti alla giustizia». Il Patriarcato ha poi sottolineato di «sperare che ulteriori sforzi siano fatti per educare tutti gli abitanti del Paese al rispetto l’uno dell’altro». E questo, «nonostante le differenti provenienze religiose». Del resto lo stesso Rivlin sostenne - in particolare dopo la dissacrazione della Chiesa della Moltiplicazione dei pani e dei pesci a Tabga sul Mar di Galilea - che «Israele, come stato e società, ha il dovere di proteggere e preservare i luoghi santi di tutte le fedi».

L’atto sacrilego, ha diversi precedenti: nella notte tra il 31 marzo e il primo aprile del 2014, sempre nell'area di Beit Shemesh, ignoti vandali avevano tracciato scritte blasfeme sulle mura di due case appartenenti al Monastero cattolico latino di Deir Rafat. Le suore del monastero, appartenenti alla Famiglia monastica di Betlemme, dell'Assunzione della Vergine Maria e di San Bruno, avevano in quell'occasione riferito all'agenzia Fides che tra le scritte tracciate in ebraico, alcune esprimevano “frasi blasfeme contro Gesù e la Vergine Maria”. Altre scritte invocavano “vendetta” e accusano di “nazismo” la Germania e gli Stati Uniti. Anche alcune auto parcheggiate nella zona erano state vandalizzate. Il vandalismo subito dal Monastero di Deir Rafat rienrava nella serie di atti intimidatori compiuti a danno di monasteri cristiani a partire dal febbraio 2012. Da allora, in più occasioni, siglandosi con la formula “il prezzo da pagare” (price to tag), gruppi oltranzisti,  hanno portato attacchi ai danni di luoghi di culto, frequentati dalla popolazione araba.

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* Le foto relative alla profanazione del cimitero di Beit Gemal (dal sito del Patriarcato Latino di Gerusalemme)

Don Salvatore Lazzara

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