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Oggi è la festa della donna. Al tempo dell’ideologia gender, che cerca in tutti i modi di trasformare  l’identità femminile consegnandola ad un’opzione individualistica e fluida mutevole nel tempo, offuscandone la bellezza primordiale, per consegnarla allo sfruttamento e alla sottomissione dei nuovi imperi economici, che spianano la strada verso nuove frontiere speculative, da cui non nasce nulla di buono; non possiamo, per amore della Verità, rimanere in silenzio. La differenza sessuale umana porta in sé l’immagine e la somiglianza del Creatore. Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione — nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede — i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna. La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo.  La rimozione della differenza è il problema, non la soluzione.

Non possiamo omettere in nome del politicamente corretto, la nuova schiavitù a cui la donna è sottoposta: l’utero in affitto. La maternità surrogata (o qualsiasi altro nome venga indicata) è la pratica in cui una donna sceglie di prendersi a "carico" l'intera gravidanza e parto per conto di una coppia (etero o omosessuale che sia) dietro un compenso. Una donna affitta il suo utero dietro compenso, rinunciando secondo contratto, al momento del parto, al bambino. Le cifre per un utero affittato variano da 25.000€ a 60.000€ . Canada e Usa sono le più costose, possono affittare l'utero sia coppie gay che etero, omologhe ed eterologhe sono permesse e si riconoscono il legame genetico della coppia etero o gay. Ucraina e Russia, costano meno delle cliniche americane ma di più di quelle asiatiche, spesso sono le mete preferite delle coppie etero europee. In Gran Bretagna e Belgio è legale ma invece di avere un compenso hanno un rimborso spese. Un utero affittato costa 20.000€, si possono affittare anche più uteri contemporaneamente il prezzo può abbassarsi o alzarsi a seconda che si abbia preferenza per un sesso e la stessa gestante può essere affittata più volte per un limite di 5 volte. Spesso gli europei e non scelgono l'India perchè non solo non è costosa (quindi più accedibile economicamente) ma anche possono farla chiunque! Dal 2013 in India sarebbe in vigore un decreto legge ove l'utero in affitto lo possono richiedere solo coppie etero sposate da almeno due anni il problema è che anche se c'è  la legge non è rispettata (vedi legge contro il feticidio femminile in vigore dal 1994 e nonostante ciò vengono abortite tutt'oggi feti femminili, piccole donne). Anche per queste donne sfortunate e sfruttate, festeggiamo l’08 Marzo, con la certezza che la moratoria per mettere fuori legge questa pratica subumana, possa ridare dignità e speranza a quante sono sottoposte all’oppressione dei ricchi, che per soddisfare i loro capricci sono disposti a pagare per avere dei bambini.

Non meno preoccupante è il triste fenomeno della violenza maschile sulle donne, che assume molteplici forme e modalità, sebbene l’aggressività fisica sia la più facile da riconoscere. Le altre forme di “prepotenza” meno conosciute,  sono: la violenza psicologica, che racchiude ogni forma di abuso che lede la sua identità: la derisione, la molestia verbale, l’insulto, la denigrazione, finalizzati a convincerla di “non valere nulla”, per meglio tenerla sotto controllo;  la violenza economica (quando si impedisce alla donna di realizzarsi e viene privata del necessario per autodeterminarsi); lo stalking, che indica il comportamento controllante messo in atto dal persecutore nei confronti della vittima da cui è stato rifiutato (prevalentemente è l’ex partner). Spesso le condotte dello stalker sono subdole, volte a molestare la vittima e a porla in uno stato di soggezione, con l’intento di compromettere la sua serenità, farla sentire braccata, comunque non libera; la prostituzione e il traffico di esseri umani sono tutti atti di violenza contro le donne e, come tali, costituiscono un’offesa alla loro dignità. Il numero delle donne di strada è drammaticamente cresciuto nel mondo, per una varietà di ragioni economiche complesse, sociali e culturali. In alcuni casi le donne coinvolte hanno sperimentato violenza patologica o abuso sessuale fin dall’infanzia. Altre sono state indotte alla prostituzione con l’obiettivo di un sufficiente sostentamento per loro stesse e le loro famiglie. Alcune cercano la figura del padre o una relazione amorosa con un uomo. Altre tentano di far fronte a irragionevoli debiti. Alcune abbandonano situazioni di povertà nel loro Paese di origine, pensando che il lavoro offerto all’estero cambierà la loro vita. È chiaro comunque che lo sfruttamento sessuale delle donne, che pervade il tessuto sociale del mondo, è una conseguenza di molti sistemi ingiusti. Molte donne di strada che si prostituiscono, nel cosiddetto Primo Mondo, vengono dal Secondo, Terzo e Quarto Mondo. In Europa e altrove molte di esse sono state vittime del traffico proveniente da altri paesi per rispondere ad una crescente domanda di “consumatori”.

Non possiamo trascurare il dramma delle “bambine spose”, che sono costrette a sposarsi ancora adolescenti, con uomini che potrebbero essere loro padri. Subiscono maltrattamenti e rischiano di morire di parto molto più rispetto a una donna adulta. Il terribile ed inaudito fenomeno, riguarda 700 milioni di bambine in tutto il mondo. Di queste, il 17 per cento, ossia 125 milioni, vive in Africa. Se gli attuali livelli rimarranno stabili il numero totale delle spose bambine in Africa, aumenterà dai 125 milioni ai 310 milioni entro il 2050. Entro il 2050 il continente africano sorpasserà l’Asia come regione con il più alto numero di donne di età compresa tra i 20 e i 24 anni che si sono sposate da bambine. L’Unione africana, l’anno scorso, ha lanciato in tutto il continente una campagna per porre fine al matrimonio infantile. A questo ha fatto seguito un piano di azione per i governi per ridurne il tasso, aumentando l’accesso delle bambine alla registrazione alla nascita, a un’istruzione di qualità; così come il rafforzamento e la messa in pratica di leggi e politiche che proteggano i diritti delle bambine e delle adolescenti e proibiscano il matrimonio prima dei 18 anni.

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Le donne nel mondo arabo e musulmano. Tutte le Costituzioni nel mondo arabo, la' dove ci sono perché alcuni paesi del Golfo non hanno una vera e propria Costituzione, evitano di affrontare in modo chiaro questo tema. Nessun accenno all'uguaglianza e alla parità tra i sessi, ma solo un'uguaglianza generica, non traducibile in leggi e chiari diritti. Esiste un'emarginazione sistematica della donna, alla quale viene negata qualsiasi partecipazione e rappresentanza nella vita politica e sociale del proprio paese. In tanti paesi del Golfo, le donne non solo non possono entrare in politica e candidarsi ma non hanno nemmeno il diritto di voto. In Arabia Saudita, ad esempio, una donna non può viaggiare, studiare, sposarsi e neanche sottoporsi ad un intervento chirurgico senza il permesso del suo tutore. L'accesso femminile allo studio in tutti i paesi complessivamente non supera il 20%, mentre in media solo il 30% delle donne lavora: un danno economico enorme per società ricche in teoria ma povere in pratica. Il fenomeno del femminicidio, nei paesi arabi è chiamato crimine d'onore. Delitti quotidiani, a volte giustificati e a volte tollerati, per cui la pena è minima.  Nei paesi del Golfo, viene condannata anche la vittima che denuncia una violenza subita per aver commesso fornicazione.

La Chiesa e le donne. Molto spesso, la comunità ecclesiale è stata accusata di non tenere nella giusta considerazione la figura femminile. Questa affermazione, non risponde alla verità. Gesù nel Vangelo, ha riservato alle donne posti importanti; e i suoi colloqui più intensi, hanno avuto come attori principali la madre Maria (che tra le altre cose ha portato in grembo il Salvatore della vita), la samaritana, l’adultera, ed infine le amiche a cui affida il compito di portare l’annuncio della Resurrezione. Il Signore, le difendeva vigorosamente e radicalmente promuovendo la loro pari dignità e uguaglianza in una società maschilista come era quella del suo tempo. Dunque, il ruolo della donna, secondo la rivelazione cristiana, è quello di generare la salvezza, come Maria generò Gesù. Non si tratta, però, di una maternità fisica, già affidata dalla natura ad ogni donna, ma di una missione essenziale perchè gli insegnamenti del vangelo vengano generati nel mondo. Gesù non scelse nessuna donna fra i dodici, ma non fu per discriminazione, tutt'altro; gli uomini e le donne nella Chiesa, hanno un ruolo di complementarietà. Gesù, con il Battesimo, ha reso tutti figli di Dio.  Attenzione rispettosa e simpatia autentica sono dimostrate da San Giovanni Paolo II, nella lettera apostolica Mulieris dignitatem del 1987, con la quale ha riconosciuto solennemente l’importanza e il ruolo specifico delle donne nella storia della salvezza, e nella quale si è addirittura inchinato davanti a quello che ha chiamato il “genio femminile”. Il Papa polacco, poi allargò anche il numero delle donne dichiarate “dottori della Chiesa” inserendovi Teresa di Lisieux, e contribuì in modo decisivo alla canonizzazione di Edith Stein, filosofa ebrea da lui studiata e molto amata che, divenuta monaca carmelitana, fu uccisa in un campo di sterminio. E proprio Edith Stein, in seguito fu proclamata compatrona d’Europa insieme ad altre due sante: Caterina da Siena e Brigida di Svezia. Con questa decisione Woityla, aggiunse così tre donne ai tre patroni del vecchio continente: san Benedetto e i santi fratelli Cirillo e Metodio, gli “apostoli degli slavi”. Per non parlare della sua devozione nei confronti della Madonna a cui dedicò il motto totus tuus (“tutto tuo”) nel suo stemma episcopale e papale. Ma Giovanni Paolo II, fu anche il primo papa ad affidare una rappresentanza ufficiale della Santa Sede alla guida di una donna: a Pechino, nel 1995, alla conferenza delle Nazioni Unite dedicata alle donne, la delegazione della Santa Sede venne infatti presieduta da Mary Ann Glendon, una giurista statunitense.  Ci piace concludere con una riflessione del Talmud sulla creazione: “la donna è uscita della costola dell’uomo, non dai piedi, perché dovesse essere calpestata, non dalla testa per essere superiore, ma dal fianco per essere uguale. Un po’ più in basso per essere protetta, e dal lato del cuore, per essere amata”.

Don Salvatore Lazzara

 

L'articolo potete trovarlo anche su: farodiroma.it

 

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