Cristianesimo

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Rafael Freitas è un bambino brasiliano di tre anni che ama “celebrare” quotidianamente la Santa Messa e che un giorno vorrebbe diventare, perché no, Papa. Purtroppo questa sua particolare devozione non è l’unica cosa che lo sottrae alla normalità di un bambino della sua età. Al piccolo Rafael è stata infatti diagnosticata una forma aggressiva di tumore. La storia di devozione alla Messa di Rafael inizia quando, ad appena un anno, a malapena in grado di camminare, il bambino incominciò ad identificarsi ed imitare il sacerdote nelle varie occasioni in cui la famiglia Freitas partecipava alla celebrazione della Messa. «Quando il sacerdote alzava il calice, Rafael alzava la sua piccola ciotola», ha dichiarato il padre, Randersson Freitas alla CNA/EWTN News. Nel 2014, la terribile scoperta: i dottori diagnosticano al piccolo un tumore in fase avanzata che attacca le ossa e il sistema nervoso.

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Satana oltrepassò tutti i limiti della provocazione presentandosi a Padre Pio sotto la veste di un penitente. Questa la testimonianza diretta di Padre Pio: "Una mattina, mentre stavo confessando gli uomini, mi si presenta un signore, alto, snello, vestito con una certa raffinatezza e dai modi garbati, gentili. Comincia a confessare i suoi peccati che erano di ogni genere: contro Dio, contro il prossimo, contro la morale. Tutti aberranti! Mi colpì una cosa. Per tutte le accuse, dopo la mia riprensione, fatta adducendo come prova la Parola di Dio, il Magistero della Chiesa, la morale dei Santi, l'enigmatico penitente controbatteva le mie parole giustificando, con estrema abilità e ricercatissimo garbo, ogni genere di peccato svuotandolo di qualsiasi malizia e cercando allo stesso tempo di rendere normali, naturali, umanamente comprensibili tutti gli atti peccaminosi.

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Nel giorno di San Marcellino, in Spagna, un frate francescano si reca in paese per andare a visitare una bambina gravemente malata, mentre tutto il paese sta salendo la collina per andare al convento sulla tomba di San Marcellino; il frate inizia a raccontare la storia del convento e di Marcellino. Finita la sanguinosa guerra combattuta tra francesi e spagnoli, tre frati francescani chiedono al sindaco, Don Emilio, di poter riassestare il vecchio castello per riadattarlo a convento; il sindaco dà il consenso e tutta la popolazione aiuta i tre frati nell’intento. Dopo poco tempo il convento è costruito ed inaugurato. Una mattina però, il frate portinaio trova all'ingresso un cestino con dentro un neonato che piange, poiché ha fame e sete; i frati lo battezzano e gli danno il nome di Marcellino, poiché era il giorno di San Marcellino. I frati vorrebbero affidarlo a qualche famiglia, ma nessuno è in grado di mantenere un altro figlio, viste le condizioni di miseria in cui viveva la popolazione spagnola. Marcellino diventa un bambino di cinque anni robusto e forte e tratta tutti e dodici i frati come dodici padri, ma sente molto la mancanza di una figura materna, infatti fa ai frati molte domande sulle mamme.

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Papa Francesco, Domenica scorsa, sul sagrato di Piazza san Pietro ha canonizzato 7 nuovi Santi. Tra di essi, vogliamo ricordare Guillaume-Nicolas-Louis Leclercq. Entrò tra i Fratelli delle Scuole Cristiane, fondati da san Giovanni Battista de La Salle. Nacque a Boulogne-sur-Mer il 14 novembre 1745. Suo padre era un ricco commerciante. Nicola frequentò la scuola a indirizzo commerciale che i Fratelli delle Scuole Cristiane dirigevano in quella città.Il padre gli trovò un lavoro nelle vicinanze di Boulogne e poi lo inviò a Parigi alle dipendenze di un suo amico commerciante. L’ambiente che frequentava a Parigi non piaceva a Nicola. Così, ritornato a Boulogne, manifestò al padre il desiderio di seguire l’esempio dei suoi maestri. Il 25 marzo del 1767 entrò al noviziato di Saint-Yon a Rouen. Pronunciò i voti nel 1769 e nel settembre del 1770 fu inviato ad insegnare a Maréville. Emise la professione perpetua nel 1772. Nel 1777 fu nominato “procuratore” di quella grande casa che, tra scuola, alunni interni, soggetti in formazione e un settore per soggetti difficili inviati dal tribunale, contava circa 1000 presenze. Nel 1787 partecipò al capitolo generale, del quale fu nominato segretario. Al termine dei lavori capitolari fu chiamato a svolgere la stessa funzione alle dirette dipendenze del superiore generale. Nel 1791, nel pieno degli anni turbinosi e violenti della rivoluzione, i Fratelli furono obbligati ad abbandonare le loro sedi.

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Il piccolo cristeros José, nacque a Suhuayo (Michoacan, Messico) il 28 Marzo 1913. Conobbe la povertà e il lavoro sin da piccolo, ma soprattutto crebbe circondato dall’unità famigliare e dai valori cristiani, che danno senso alla vita: la fede, la carità verso i propri cari e verso gli estranei, una pietà solida trasmessa dai suoi genitori. Da quando aveva ricevuto la Prima Comunione José aveva preso la decisione di coltivare un’amicizia sincera e fedele con Gesù. Quando José aveva 12 anni scoppiò la cosiddetta guerra dei Cristeros, ossia la ribellione di quei contadini credenti e giovani dell’Azione Cattolica che lottavano in difesa della fede contro le leggi ingiuste del governo federale. La regione in cui viveva il ragazzo era completamente cristera e, sin dall’inizio della ribellione, gli uomini e le donne di quei luoghi si distinsero per la loro coraggiosa difesa della fede, nel nome di Cristo Re. Il ragazzo vedeva i coraggiosi cristeros che passavano veloci sui loro cavalli per le strade del paese, li sentiva gridare con orgoglio: “Viva Cristo Re! Viva la santissima Vergine di Guadalupe!”. Anche lui sognava di andare con loro per difendere il nome di Cristo Re nella sua patria, ma i suoi genitori non glielo permettevano per la sua giovane età. José non si perdette d’animo e tanto insistette che, ad appena 13 anni, riuscì ad ottenere il permesso di arruolarsi fra i cristeros. Alla mamma, che si opponeva, giustamente, al suo desiderio di andare in guerra, per la sua giovane età, José rispondeva: “Mamma, non è mai stato così facile acquistare il Cielo come ora”. Come era prevedibile, José fu fatto prigioniero, come gli altri cristeros, e condotto in manette a Cotija. Con lui fu fatto prigioniero anche un altro giovane di nome Lazaro, originario di Jiquilpan. Da Cotija, José scrisse a sua mamma questa bella lettera: “Cotija, Mich., lunedì 6 Febbraio 1928. Mia amata mamma: Sono stato fatto prigioniero nella battaglia di oggi. Credo che mi uccideranno, ma non fa niente, mamma. Rassegnati alla volontà di Dio; io muoio contento, perché muoio accanto al nostro Dio. Non ti addolorare per la mia morte, perché questo mi dispiacerebbe tanto: di’ ai miei due fratelli che seguano l’esempio del loro fratello, il più piccolo, e tu fa’ la volontà di Dio. Sii coraggiosa e mandami la benedizione insieme a mio padre. Salutami tutti per l’ultima volta e tu ricevi, per ultimo, il cuore di tuo figlio, che tanto ti ama e desideva vederti prima di morire. José Sánchez del Río”.

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