Cristianesimo e Islam

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Giovanni nacque il 24 giugno 1386 a Capestrano non lontano da L’Aquila, nell’Abruzzo. I suoi genitori erano di nobili origini. La prima istruzione l’ebbe in famiglia da uno speciale pedagogo. E ancora adolescente conobbe il dolore: subì infatti, per rappresaglia, l’uccisione di ben dodici persone del parentado e la distruzione della stessa casa. Giovanni studiò diritto canonico e diritto civile a Perugia. Diventò anche giudice di questa città facendosi notare e ricordare per la sua integrità morale e imparzialità. Stava per far rientro in paese per guadagnare un po’ di denaro e così autofinanziarsi gli studi per la promozione al dottorato, quando, nel 1415 in seguito ad un conflitto tra Perugia e Rimini, cadde prigioniero. Ma da Perugia si vedeva, sul fianco del Subasio, la rosea nuvola di Assisi, e caduto prigioniero, meditò in carcere sulla vanità del mondo, come aveva già fatto il giovane San Francesco. Non volle perciò tornare alla vita mondana e uscito di carcere si fece legare dalla corda francescana, entrando nell'Ordine, dove San Bernardino propugnava, nel nome di Gesù, la riforma della cosiddetta “osservanza”. Giovanni, entrò in intimità col Santo riformatore. Lo difese apertamente e valorosamente quando, a causa della devozione del Nome di Gesù, il Santo senese venne accusato d'eresia. Anch'egli così prese come emblema il monogramma bernardiniano di Cristo Re e lo portò nelle sue dure battaglie contro gli eretici e contro gl'infedeli. Il Papa lo nominò Inquisitore dei Fraticelli; lo inviò suo legato in Austria, in Baviera, in Polonia, dove si allargava sempre di più la piaga degli Ussiti. In Terra Santa promosse l'unione degli Armeni con Roma. Ovunque c'era da incitare, da guidare e da combattere, alzava la sua bandiera fregiata dal raggiante stemma di Gesù o addirittura una pesante croce di legno, che ancora si conserva all'Aquila, e si gettava nella mischia, con teutonica fermezza e con italico ardore.

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Il 2 aprile del 2015 147 persone, per lo più studenti, furono uccise in un attacco armato del gruppo estremista islamico somalo al Shabaab presso il Garissa University College, un campus universitario di Garissa, nel nord-est del Kenya vicino al confine con la Somalia. Stando alle ricostruzioni fornite allora dalle autorità locali, quattro miliziani entrarono in uno degli edifici del college, uccisero le due guardie all’ingresso e poi si misero a sparare indiscriminatamente uccidendo decine di studenti in pochi minuti. Circa 500 studenti riuscirono a scappare, 79 dei quali feriti nella sparatoria. Alle ore 5.30 locali un gruppo di guerriglieri fece irruzione nel campus di Garissa, utilizzando delle bombe e uccidendo le due persone adibite alla sorveglianza dell'ingresso. Una volta penetrati nella struttura, si sono recati nel dormitorio dell'università, dove hanno svegliato gli studenti e chiesto loro che religione professassero: i cristiani venivano uccisi immediatamente. Le forze di polizia keniote, dopo uno scontro a fuoco prolungatosi sino alle 21.30 circa, sono riusciti a impossessarsi del campus.

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Nell’anno 2000, un anno prima dell’11 settembre, circa 800 cristiani furono massacrati nell’isola di Sulawesi. Nella cittadina cristiana di Poso, il giorno di Pasqua circa 180 case e negozi appartenenti a cristiani furono distrutti in un solo giorno. Nei giorni successivi vi fu un’ondata di stupri e violenze alle quali la polizia assiste senza intervenire, altre 800 case e negozi di cristiani furono bruciati. L’apogeo della violenza è stata raggiunta il 23 maggio 2000:  i cristiani sono di nuovo assaliti dalla solita folla (estremista, ndr) islamica e questa volta muoiono 700 persone linciate, bastonate a morte o lapidate. Per chi non sapesse dove è Sulawesi, si trova in Indonesia, e per chi non ricordi se l’Indonesia faccia parte dell’islam moderato o di quello smoderato (è facile fare confusione) informo che fa parte di quello moderato. Il presidente Obama ha citato più volte l’Indonesia come esempio di moderazione, tolleranza, convivenza tra popoli e religioni diverse, un posto dove non si bruciano le chiese. L’ultima affermazione è corretta. Le hanno bruciate tutte per un totale di circa 2000 tra il 1998 e il 2000.

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Gli estremisti hanno ‘rastrellato’ nelle scuole e nelle chiese centinaia di testi e hanno fatto un falò nel centro della piazza. Libri degli infedeli: con questa motivazione gli estremisti dell’Isis hanno dato fuoco, giovedì 10, a centinaia e centinaia di testi d’istruzione cristiana. L’Isis ha scelto di dare fuoco a questi volumi dopo una settimana di “rastrellamenti” nelle scuole e nelle chiese (o in quello che resta delle chiese). In particolare è stato preso di mira il quartiere Dawassa vicino al parco dei Martiri. Alcuni attivisti hanno ripreso la scena del falò in un breve video fatto circolare in rete (che potete vedere qui sotto, ndr). Formalmente l’Isis sostiene che i cristiani che vivono nel territorio dello Stato islamico possano continuare a vivere liberamente dietro il pagamento della jizya, ossia la cosiddetta compensazione che storicamente ogni persona non musulmana che abitava nei territori islamizzati doveva pagare alle autorità. Ma evidentemente questa impostazione (che anticamente rappresentò una forma di tolleranza religiosa) si scontra con le altre interpretazioni fanatiche dell’Isis che hanno portato alla distruzione di tombe, chiesa e quant’altro e adesso al pubblico falò dei libri cristiani. 

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Papa Francesco è entrato nella moschea centrale di Koudoukou, a Bangui, nel famigerato «Km 5», dove c’è una linea che divide il quartiere dei musulmani, la maggioranza, dalla parte in cui vivono i cristiani. È una zona pericolosa, simbolo delle tensioni provocate dalla guerra civile della Repubblica Centrafricana. Il Santo Padre, ha chiamato i musulmani «cari fratelli», ai quali ha detto che per lui «è una grande gioia incontrarvi ed esprimervi la mia gratitudine per la vostra calorosa accoglienza. La mia visita pastorale nella Repubblica Centrafricana non sarebbe completa se non comprendesse anche questo incontro con la comunità musulmana».

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