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Di loro si sa poco. Dei laici si sa ancora meno. D’altra parte i media occidentali si sono accorti dell’omicidio delle quattro Missionarie della Carità e dei loro collaboratori, avvenuto in Yemen, solo dopo che Papa Francesco ne ha parlato all’Angelus indicandole come «martiri del giorno d’oggi».   Prima di allora (e in parte anche dopo) il silenzio è regnato sovrano. "Insieme viviamo, insieme moriamo con Gesù, Maria e la nostra Madre". Così scrivevano le quattro suore Missionarie della Carità - la congregazione fondata da Madre Teresa di Calcutta - uccise nello Yemen da un commando di fanatici islamisti, nell'ultima lettera inviata a giugno 2015 alle consorelle di Roma. Il contenuto della lettera – spiega una nota di Avvenire-,  è stato rivelato da suor Serena, in un'intervista di Pina Cataldo per il Tg2000, il telegiornale di Tv2000. "Per quell'amore e cuore di madre che avevano non potevano abbandonare i loro ospiti che amavano e nei quali si identificavano. Volevano condividere le loro gioie e sofferenze e rimanere con loro fino alla fine".

"Abbiamo ritrovato in questi giorni - ha proseguito suor Serena - una loro lettera e rileggendola abbiamo compreso ora un significato molto più profondo e diverso alla luce di questi ultimi fatti". Nella missiva, riferisce la religiosa "le suore ci hanno scritto così: 'Ogni volta che i bombardamenti si fanno pesanti noi ci inginocchiamo davanti al Santissimo esposto, implorando Gesù misericordioso di proteggere noi e i nostri poveri e di concedere pace a questa nazione. Non ci stanchiamo di bussare al cuore di Dio confidando che ci sarà una fine a tutto questo. Mentre la guerra continua ci troviamo a calcolare quanto cibo potrà essere sufficiente. I bombardamenti continuano, le sparatorie sono da ogni parte e abbiamo farina solo per oggi'".

"Come faremo a sfamare domani i nostri poveri? Con fiducia amorevole - scrivevano le suore - e abbandono totale, noi cinque corriamo verso la nostra casa d'accoglienza, anche quando il bombardamento è pesante. Ci rifugiamo a volte sotto gli alberi pensando che questa è la mano di Dio che ci protegge. E poi corriamo di nuovo velocemente per raggiungere i nostri poveri che ci attendono sereni. Sono molto anziani, alcuni non vedenti, altri con disabilità fisiche o mentali. Subito iniziamo il nostro lavoro pulendo, lavando, cucinando utilizzando gli ultimi sacchi di farina e le ultime bottiglie d'olio proprio come la storia del Profeta Elia e della vedova. Dio non può mai essere da meno in generosità fino a quando rimaniamo con lui e i suoi poveri. Quando i bombardamenti sono pesanti ci nascondiamo sotto le scale, tutte e cinque sempre unite. Insieme viviamo, insieme moriamo con Gesù, Maria e la nostra Madre".

Di seguito il video dell’intervista a Suor Serena:

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La storia. Le quattro suore Missionarie della Carità, Congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta, sono state trucidate in Yemen da un commando di uomini armati che ha attaccato la casa di riposo da loro gestita, nella città portuale di Aden. Oltre alle suore, sono rimaste uccise altre 12 persone, tra cui l'autista e almeno due altri collaboratori etiopi della comunità, mentre è scampata alla morte la superiora del convento.  Suor Annselna, indiana, suor Marguerite, ruandese, suor Reginette, ruandese, e suor Judith, keniana, lavoravano in una casa che accoglieva vecchi e disabili.  Quel terribile venerdì, come ogni giorno, avevano indossato il grembiule blu e stavano servendo la colazione ai loro ospiti con quello spirito di umiltà che caratterizza la congregazione religiosa fondata da Madre Teresa di Calcutta. Intorno alle 8,30, un gruppo di persone hanno fatto irruzione nel loro compound e, dopo aver ucciso il guardiano e tutti gli impiegati, hanno raggiunto le suore le hanno sfigurate e poi le hanno uccise. Le religiose sapevano che la situazione in Yemen era difficile. Il Paese è in preda a una feroce guerra che oppone una coalizione guidata dall’Arabia Saudita alla minoranza houti di fede islamica, ma sciita (e sostenuta dall’Iran). Un conflitto che ha fatto più di seimila morti e migliaia di profughi. Ad Aden, la città in cui sono state uccise le suore, interi quartieri sono sotto il controllo di Isis e al Qaeda (che ha però negato la propria responsabilità nell’attentato). Le missionarie sapevano quindi che rimanere lì era un rischio. Ma sia le suore uccise sia il sacerdote salesiano rapito avevano deciso di restare. Avevano detto: «Noi vogliamo stare vicini ai poveri e agli ultimi e restiamo qui. È la nostra vocazione». Hanno pagato con la vita questo coraggio, fondato unicamente sulla fede e sullo spirito di servizio.

a cura dello staff allaquerciadimamre.it

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