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In Colombia si volta pagina: dopo anni di negoziati è stato firmato lo storico accordo di pace tra il governo e i guerriglieri delle FARC. Ieri l'Unione Europea aveva tolto l’organizzazione dalla 'lista nera' dei gruppi terroristici. Tra i presenti alla firma, il segretario dell'Onu Ban-Ki-Moon, l'Alto Rappresentante Ue, Federica Mogherini, 15 presidenti e 27 ministri degli Esteri. A rappresentare la Chiesa cattolica il segretario di Stato vaticano, card. Parolin. Ha posto fine a 52 anni di conflitto, il più lungo nella storia dell’America Latina, la firma all’accordo di pace avvenuta nella notte a Cartagena de Indias: a firmare sono stati Juan Manuel Santos, presidente della Colombia e Rodrigo Lodrono, detto Timochenko, comandante delle Farc, le Forze Armate Rivoluzionarie. Gesti simbolici hanno segnato la breve cerimonia: 2500 gli invitati. Nel Cortile delle bandiere del centro di conferenze di Cartagena, Santos, accompagnato da due bambini, ha aperto una "porta del futuro" per fare salire sul podio i negoziatori dell'accordo e i capi di Stato presenti. Poi i discorsi: da parte sua, il leader guerrigliero ha chiesto perdono a nome delle Farc a tutte le vittime, per il dolore causato con la guerra. Circa 220 mila le vittime del conflitto, 7 milioni gli sfollati. "Preferisco un accordo imperfetto che salva la vita ad una guerra perfetta", ha affermato il presidente Santos che in precedenza in un’intervista aveva sostenuto: “La pace rappresenta una vittoria per tutti".

Tutti vestiti di bianco, insieme a Capi di stato, Presidenti e Segretari di organismi internazionali, Ministri degli esteri, autorità invitate alla firma dell'accordo definitivo di pace tra governo colombiano e FARC, hanno partecipato alla liturgia guidata dal Card. Pietro Parolin, Segretario di stato vaticano, che si è svolta ieri, 26 settembre, a Cartagena. La celebrazione è stata preparata in uno spirito interreligioso, per unire tutti in una preghiera comune per la riconciliazione e per l’unità del paese. Il primo intervento è stato del Presidente Juan Manuel Santos, che ha pregato: "O Dio, Padre e Signore della Colombia, concedi a noi di essere sempre nelle tue mani e di combattere insieme per diventare una sola famiglia, in cui nessuno si senta solo ed escluso". La liturgia si è svolta nella chiesa principale di Cartagena, davanti alla tomba di San Pietro Claver (1580-1654), il missionario spagnolo che si dedicò all’assistenza degli schiavi neri deportati dall’Africa, assistendoli e battendosi per i loro diritti, a cui è stato reso omaggio con una corona di fiori, mentre tutti i presenti ripetevano lo slogan “La giustizia abbraccia la pace”.

"(...) Il metodo più sicuro per dare inizio ad un futuro migliore è ricostruire la dignità di chi soffre e per fare questo è necessario avvicinarglisi senza alcun indugio, fino al punto da identificarsi con lui. In altre parole, la pace che anela la Colombia (e vorremmo dire in tutti gli angoli del mondo, ndr), va oltre il pur necessario perfezionamento di determinate strutture o convenzioni, e trova il suo centro nella ricostruzione della persona: di fatto, le cause profonde del conflitto che negli ultimi decenni ha lacerato questo Paese si trovano nelle ferite del cuore. Solo Dio ci dà la forza per affrontare tali problemi e, soprattutto, ci dà la capacità di identificarci con tutti quelli che soffrono per causa loro. Pertanto, in questo Paese di radici cattoliche, oggi ci siamo uniti in preghiera. Non consideriamo questo incontro come uno fra i tanti, ma piuttosto come una manifestazione di fiducia delle Autorità e di tutti quelli che ci seguono nella forza della preghiera a Dio. Questa liturgia è un’invocazione al Signore, il quale può concedere quello che normalmente è impossibile alle sole forze umane: la luce per il cammino e per le decisioni che i colombiani devono liberamente prendere, il fervore del rispetto, dell’ascolto e del dialogo sereno che devono accompagnare tali decisioni.

(...) La fede si oppone all’offesa alla dignità della persona, che causa la lacerazione del tessuto civile, e non è contraria alla laicità, intesa come il rispetto delle distinte sfere di competenza della realtà civile e della spiritualità. (...) Di fatto, la laicità ha bisogno della fede, come necessario punto di riferimento per la convivenza e il rispetto. La Chiesa Cattolica in particolare, promuove la serena convivenza sociale, in accordo con le tradizioni spirituali dei colombiani, senza reclamare che tutti professino un’identica confessione religiosa e offre punti di riferimento perché le persone e la collettività possano trovare e apportare luce nella ricerca del bene comune". (Omelia del Cardinale Segretario di Stato nel corso della Liturgia della Parola in occasione della firma dell’“Accordo Finale” tra il Governo della Colombia e le FARC-EP (Cartagena delle Indie, 26 settembre 2016), 27.09.2016).

 

Don Salvatore Lazzara

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