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Molti oggi lo festeggiano ma pochi, pochissimi sanno qualcosa di lui. Ed è un peccato perché quella di san Valentino (176-273) è una figura affascinante, particolare, sorprendente. In breve, Valentino – patrono di Terni, protettore degli innamorati e degli epilettici – fu un vescovo romano e martire. Di famiglia patrizia, divenne cristiano e vescovo di Terni giovanissimo, ad appena 21 anni. Doveva essere animato da una fede convinta e dal desiderio di convertire più pagani possibili, al punto che, una volta a Roma, pare abbia rifiutato di sospendere una celebrazione religiosa persino quando l’invito a farlo gli venne nientemeno che dall’imperatore in persona, Claudio II il Gotico (213-270).

Di più: non solo disobbedì all’imperatore, ma tento di convertire anche lui al Cristianesimo. Una prova di coraggio si dirà, ed è così. Però che avrebbe potuto costargli la vita, se Claudio, forse ammirato da tanta passione evangelica da parte di Valentino, non lo avesse graziato affidandolo ad una famiglia nobile. Ciò nonostante il Nostro si guardò bene dal cambiare abitudini e, arrestato una seconda volta sotto Aureliano (214-275), venne condotto fuori città dai soldati nel timore che la sua popolarità – evidentemente alta – potesse scatenare reazioni violente da parte della gente e, benché molto anziano, il 14 febbraio del 273, fu decapitato dopo essere stato torturato.

A questo uno potrebbe chiedersi come mai costui sia divenuto patrono degli innamorati. Ebbene, su questo aspetto circolano diverse ipotesi che spesso sfumano nella leggenda. La più nota vuole che, udendo due fidanzati litigare animatamente al di là della siepe del suo giardino, Valentino sia andato loro incontro porgendo una bellissima rosa e l’invito, raccomandando attenzione per via delle spine, a stringerla assieme. Un gesto a prima vista semplice, che però pare abbia colpito nel profondo questi innamorati, che poco dopo convolarono a nozze chiedendo proprio a lui, Valentino, di benedire il loro matrimonio.

Nei Paesi anglosassoni questa leggenda circola in modo leggermente diverso e riferisce, in aggiunta a quanto già detto, che il vescovo di Terni fosse proprio solito donare ai giovani innamorati un fiore del suo giardino. Tuttavia, la versione più credibile pare la precedente e non c’è dubbio che la fama di san Valentino non sarebbe stata tale se non avesse trascorso la vita a predicare e a cercare di convertire i pagani. Questo, come si è raccontato, anche in età avanzata, al punto da finire torturato ed ucciso, pur di non rinnegare quell’amore verso Cristo che per tutta una vita aveva annunciato. Protettore degli innamorati quindi, anche perché fu lui per primo un grande innamorato.

Giuliano Guzzo

Fonte: giulianoguzzo.com

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