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Papa Francesco tra qualche settimana visiterà il Messico, per portare in quel grande continente l’annuncio della misericordia di Dio. Il paese, di antica tradizione cattolica, più volte nel corso della storia ha subito ondate di persecuzioni contro i cristiani. Nel ricordare la gigante figura del Cardinale Ocampo, non è possibile trascurare e collegare alla sua figura,  le innumerevoli tribolazioni che hanno subito migliaia di fedeli, per rimanere fedeli a Cristo, al Vangelo e alla Chiesa. Nel 1926 venne promulgata dal regime del Presidente Plutarco Elias Calles la Legge Calles, che proibiva la pratica pubblica della fede Cattolica. Vennero confiscate chiese e parrocchie, membri del clero vennero arrestati e molti di loro giustiziati nel tentativo di eliminare l'espandersi di una fede religiosa che in quel momento veniva sentita come minaccia al regime. I cattolici messicani furono costretti alla clandestinità; celebravano le messe all'interno di caverne, nell'oscurità, terrorizzati dalla repressione di Stato. I cattolici, ribellandosi alla dittatura, diedero vita al movimento di rivolta chiamato “Cristeros”. Miseramente armati e in inferiorità numerica, inflissero ripetute sconfitte all'esercito di Calles. Il quale ricorse all'inganno diplomatico, promettendo la restaurazione delle libertà religiose. Centinaia di Cristeros accettarono l'amnistia e deposero le armi: vennero presi, torturati e uccisi. Sebbene il Messico sia cattolico nella stragrande maggioranza, l'articolo 24 della Costituzione messicana, in vigore dal tempo di Calles, è tuttora parzialmente in vigore: è ancora oggi vietato pregare e insegnare religione nelle scuole pubbliche. È tuttora un argomento di appassionata discussione che divide l’opinione pubblica messicana.

Il Cardinale Ocampo, nato il 10 novembre 1926, pochi mesi dopo l'inizio della persecuzione anticattolica, ed ordinato sacerdote il 23 settembre 1950, si era formato in anni duri per la Chiesa messicana: conosceva il cammino di sofferenza dei cristiani del suo paese e proprio per questi motivi, divenuto prima Vescovo nel 1970 e poi Cardinale nel 1991, si era fatto promotore della causa di beatificazione dei martiri messicani. Il porporato, venne ucciso da un gruppo di uomini armati il 24 maggio 1993, mentre era in attesa di accogliere il Nunzio apostolico che giungeva a Guadalajara per assistere alla celebrazione della memoria dei martiri messicani di Jalisco: il presule venne colpito 14 volte al petto con armi da fuoco. La sua testimonianza, rappresenta quei cristiani che si sono opposti alla cultura della morte e della sopraffazione. Significativamente cade ucciso proprio dalla violenza dei narcotrafficanti, ai quali sicuramente Papa Francesco, anch’egli cresciuto sotto il dominio della dittatura militare in Argentina -che ha ucciso diversi sacerdoti in odio alla fede-, chiederà loro la conversione del cuore, come già a fatto nei confronti dei mafiosi in occasione dell’apertura dell’Anno Santo della Misericordia. La stampa internazionale, nel 1993, ha prestato grande attenzione all’assassinio del Card. Juan Jesús Posadas Ocampo. Il conflitto, che si inscrive nella situazione di violenza dello Stato di Jalisco, è avvenuto tra due bande di narcotrafficanti (e non è chiaro se partecipasse a esso anche la polizia). Le autorità hanno a lungo accreditato la tesi di un errore da parte di una delle bande, che avrebbe sparato sull’automobile del porporato scambiandola per quella del capo della banda avversaria.

L’altra tesi, sostenuta da altri cardinali, numerosi vescovi, amici della vittima e buona parte della stampa locale e internazionale nonché dalle autorità dello Stato di Jalisco, propendeva apertamente per il crimine mirato, organizzato per eliminare un pastore che spesso aveva condannato l’industria della droga e i cartelli della cocca. Per molti, il cardinale Posadas Ocampo, che è stato inserito da Giovanni Paolo II nella lunga lista dei martiri del XX secolo, fu vittima di due mandanti del crimine organizzato messicano: Juan Francisco Murillo Díaz detto “El Güero Jaibo” e Édgar Nicolás Villegas detto “El Negro”, membri del Cartello di Tijuana che volevano “regolare i conti” con “un prete che non sapeva chiudere la bocca”. In questi anni sono accaduti alcuni fatti nuovi molto rilevanti. D’altra parte il 24 maggio 1999 la Procura general e il nuovo Procuratore, insieme con lo Stato di Jalisco e i vescovi messicani, confermarono quanto avevano detto sempre: il cardinale non fu vittima di nessuna confusione concitata o nemmeno di uno scambio di persona. Posadas Ocampo fu crivellato quando già era in piedi accanto alla sua auto ed era ben visibile e riconoscibile.

La Chiesa cattolica ha sostenuto l’esistenza di un crimine premeditato di cui i narcotrafficanti sono stati gli autori materiali. Il suo assassinio appare l’espressione dell’arroganza dei narcotrafficanti e della situazione di violenza nella città e nello Stato. L’arcivescovo di Città del Messico, cardinale Norberto Rivera, dichiarò nel 2002: “Posso confermare che tutto l’Episcopato ha votato all’unanimità una petizione al governo per riaprire il caso, perché ci sono ancora tanti dubbi seri sulla morte del cardinale. Personalmente credo che ci sia stato un complotto, che si sia trattato di un omicidio intenzionale e che ci siano tanti aspetti che non sono stati mai chiariti”.

Posadas Ocampo è il terzo Cardinale ad essere ucciso negli ultimi 90 anni. Il primo, nel 1923, fu lo spagnolo Juan Soldevilla y Romer (Fuentelapeña, 20 ottobre 1843 – Saragozza, 4 giugno 1923), assassinato dal gruppo anarchico “Los Solidarios di Francisco Ascaso e Buenaventura Durruti”. Il secondo fu Emile Biayenda (Mpangala, 1927 – Brazzaville, 23 marzo 1977), cardinale della Repubblica del Congo, arcivescovo di Brazzaville. Morì assassinato la notte tra il 22 e il 23 marzo 1977 all’età di 50 anni durante i disordini verificatisi in Congo dopo l’uccisione del presidente Ngouabi.

Don Salvatore Lazzara

 

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