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A me i derby laici contro cattolici non entusiasmano troppo. Però è un fatto che sulle questioni etiche, a scavare per bene, ci si accorge che le "ragioni laiche" hanno i piedi d'argilla. Lo diceva un laico come Norberto Bobbio in na serie di riflessioni che hanno ancora straordinaria attualità. E questo è un problema, perché lasciare al monopolio della fede l'indagine razionale su cosa sia l'uomo è una sconfitta per tutti. L'eutanasia è cattiva morale, cattiva medicina, ma anche cattiva logica. La difesa della vita di una persona vale quando devi salvare un africano in mare, vale quando devi ti trovi davanti a una persona malata. C'è differenza tra il morire e l'essere uccisi? Il diritto a morire semplicemente non esiste. Il principio su cui si basa l'eutanasia non è basato sul "diritto individuale" a morire ma su una mal posta responsabilità del sano a decidere sulle sorti del malato, ivi incluso quello di dichiarare come autentica la sua volontà di morire.

Non c'è nessuna autodeterminazione della persona malata ma solo la protervia di decidere quale debba essere lo standard entro il quale la "qualità della vita" di una persona non può scendere. E ancora, quando si parla di morte può bastare il certificato di uno psicologo che affermi la capacità di giudizio di una persona? Quanto la maturità della persona minorenne può corroborare la sua volontà sull'argomento morte? Quanto la sua conoscenza della vita può rendere autorevole, solenne e irrevocabile quella richiesta? Valgono così poco la vita come la morte, il crocevia tra le due cose è un timbro e due righe scritte in brutta grafia? Non c'è nulla di scientifico nella eutanasia. Anzi, è in aperto contrasto con la scienza, nella misura in cui chi prende questo abbrevio ideologico di fatto non confida nei progressi della scienza ed è obnubilato dalla uggia antiscientifica. E spesso, come nel caso del minorenne belga, l'eutanasia non è neanche supportata da un quadro scientifico univoco che mette in relazione le cure con l'accanimento terapeutico, e quindi con una valutazione concorde nella inutilità di un determinato protocollo terapeutico.

È solo ideologia usata dai benpensanti per sentirsi aperti e progressisti che al contempo permette più o meno inconsciamente alla stessa scienza di piegarsi su se stessa: perché affaticarsi nella ricerca se c'è questa scorciatoia culturalmente conforme ai miti di questo tempo che declinano anche la morte in un diritto? E quindi, su un piano di politiche pubbliche, perché lo Stato dovrebbe continuare a pagare cure, quando ha l'eutanasia come alternativa? Oltretutto, laddove è concessa l'eutanasia, di suicidio assistito non muoiono solo i malati terminali ma anche quelli che hanno problemi psicologi e quindi sono dissociati dalla realtà. Ergo: l'eutanasia è un suicidio assistito legato all'abbandono terapeutico. Inizialmente si connotava come desiderio di impedire che un paziente venisse tenuto in vita artificialmente per un tempo troppo lungo adesso ha preso il piano inclinato, evidentemente diverso dalla mozione originaria, di richiesta del diritto di essere uccisi o di uccidersi.

È una libertà contraddittoria ma anche una sorta di vendetta: non potendo rivendicare il mio diritto alla immortalità, rivendico il diritto a uccidermi.Ma affermare che la giustificazione dell’eutanasia sia un diritto illimitato all’esercizio della libertà è incongruente, perché la richiesta di ucciderci distrugge i presupposti base dell’argomentazione uomo, ovvero il nostro stesso essere, e perciò la nostra libertà e capacità di agire nel mondo che è qualcosa di più complesso della sana e robusta costituzione. Detta meglio, l'eutanasia non esprime nessuna libertà ma il suo contrario: l'ansia da controllo del "tutto". Si è umani se e solo se si può controllare tutto. Un'illusione. Come tutte le ideologie.

Gennaro Rossi


aktion11Quando si racconta del progetto Aktion T4 se ne mettono in mostra solo due parti: quella truculenta, che chiede meno sforzo di comprensione tanto è evidente, e la forza dell'opinione pubblica che fermò (almeno ufficialmente) il massacro. Ciò che si lascia nell'ombra è il perché quella vittoria non sia stata sfruttata fino in fondo dalle parti che risultarono vincenti nello scontro. Nell'ombra, ben acquattato sta l'egoismo. Ma di questo non si parla mai, dando così un alibi a chi nulla fece per impedire la barbarie del complessivo disegno nazista. Il fallimento del progetto AktionT4 dimostrò che la più sanguinaria delle dittature e la più imponente delle campagne di comunicazione nulla possono quando si scontrano il profondo sentire dell'uomo.

Il programma Aktion T4: Tiergartenstrasse significa la strada del giardino zoologico e questa strada è situata al centro di Charlottenburg uno dei più eleganti quartieri di Berlino. Il numero 4 di Tiergartenstrasse corrispondeva ad un villino di proprietà di un ebreo. I nuovi inquilini di Tiergartenstrasse si chiamavano Karl Brant, medico, e Viktor Brack, il suo assistente. I signori Brant e Brack avevano avuto un incarico importante dal capo del loro governo: costruire un’organizzazione capace di eliminare tutti i malati di mente, tutti i portatori di malattie inguaribili e tutti i bambini nati con malformazioni e tare ereditarie. Il capo del governo, Adolf Hitler, fece emettere l'ordine il 1° settembre del 1939. L’obiettivo era di rendere sempre più pura la razza ariana e di impedire contaminazioni derivate tra l’altro da malattie mentali gravi. I signori Brant e Brack si misero subito all’opera con grande alacrità, come sempre, l’operazione fu chiamata Aktion T4, dove T4 stava per Tiergartenstrasse 4. Naturalmente il villino fu espropriato perché gli ebrei, come tutti sapevano in Germania, a quel tempo, non potevano possedere case. E tanto meno villini. Quindi Tiergartenstrasse 4 divenne il quartier generale dell’operazione T4. L’operazione in sintesi consisteva di sole tre semplici fasi: inviare un formulario ai direttori degli ospedali psichiatrici e chiedere loro chi fossero gli ammalati con minori capacità di lavoro, avuto l’elenco, procedere con il trasferimento dei malati in centri intermedi di smistamento e quindi dopo un paio di giorni inviarli ai centri di eliminazione dove in breve tempo dall’arrivo i malati erano portati nelle camere a gas e quindi cremati. Il tutto doveva avvenire nel più stretto riserbo, anzi nella massima segretezza. Era cura dell’organizzazione far sì che i malati fossero inviati nei centri più lontani dalle loro abitazioni per rendere difficile il contatto con i parenti. A cose fatte i parenti venivano informati che il loro caro era deceduto e che per motivi igienici era stato cremato. Volendo, potevano andare a ritirare la scatoletta con le ceneri e gli effetti personali ma avevano solo 14 giorni di tempo per farlo. Naturalmente nessuno riuscì mai a raggiungere i centri, le lettere venivano spedite in ritardo e arrivavano a destinazione quando i 14 giorni stavano oramai scadendo.

La propaganda del regime nazista: Come sempre in quel regime la macchina della propaganda si mise subito in moto e anche questo programma fu supportato da una grandissima campagna di promozione, oggi diremmo pubblicitaria. Vennero attivati tutti i mezzi di comunicazione dell’epoca: il cinema, la radio, il teatro la stampa e programmi nelle scuole. Furono realizzati film, con i divi del momento, e spettacoli teatrali il cui canovaccio era sempre lo stesso: una famiglia scopriva di avere al proprio interno un componente malato di mente e dopo aver patito entrambi (la famiglia ed il malato) tante sofferenze si decideva di affidarlo ad un ente che, per opera di carità, procedeva alla sua eliminazione. Oltre alla parte più divulgativa e di massa vennero allestite conferenze e dibattiti tenuti da luminari della psichiatria e della scienza, alcuni di questi furono trasmessi via radio, e furono distribuiti fascicoli e dispense e tenute lezioni nelle scuole. Tutto con lo stesso obiettivo convincere che l’eliminazione del malato mentale era cosa buona e giusta. Anche per lui. Questo, a ben pensarci, non era né strano né folle, dati i tempi. Visto il contesto lo si potrebbe anzi definire naturale. Le discriminazioni razziali erano ben avviate, anzi oramai erano diventate un fatto assodato, i campi di concentramento erano già in azione e le ciminiere sputavano quotidianamente nel cielo uomini, donne, vecchi e bambini sotto forma di fumo. E questo nella più completa indifferenza di tutti perché tutti, proprio tutti in Germania, anche i giornalisti, anche gli scienziati, anche gli intellettuali, anche la chiesa cattolica e anche quella protestante, anche i comuni cittadini sapevano che i non ariani, gli ebrei, gli zingari, gli omosessuali facevano vita grama e per loro la fine era sempre più vicina. Ma tutto questo non turbava la coscienza di alcuno.

L'eliminazione fisica di malati di mente e disabili: La macchina T4 fu operativa nel gennaio 1940, all’inizio con pochi casi: 350 in un centro, 400 o giù di lì in un altro, poi lentamente i numeri cominciarono a diventare un po’ più consistenti: prima 700 poi 900 poi 1000 e infine 1300 al mese per casa di cura. E qui iniziarono i problemi. Il primo sintomo fu l’incremento dei necrologi sui giornali e poi i cittadini di Hadamar, località dove si trovava un centro di eliminazione, all' inizio sospettarono poi si resero conto con certezza che la puzza nauseante che invadeva la città era il frutto della cremazione dei malati e quindi accadde un fatto incredibile le famiglie rifiutarono di consegnare i congiunti malati e alla fine anche le due chiese quella cattolica e quella protestante cominciarono a far sentire la loro voce. Fino a quel momento entrambe erano state silenti. Già, perché fino a quando si fa passare per il camino l’ebreo, l’omosessuale o lo zingaro e magari gli si piglia la casa, i soldi e i denti d’oro va tutto bene, ma se si tocca il matto di casa, il mio matto, quello che è carne della mia carne sangue del mio sangue beh allora la cosa non va più tanto bene. Allora ci si ribella. La Gestapo, così come deve avvenire in ogni buona operazione di marketing fece una ricerca, ovviamente assai riservata e scoprì che nella popolazione l’avversione al programma T4 era elevatissima e quindi, incredibile a dirsi, il programma fu sospeso. Questa volta la dittatura era battuta. Trionfava il volere della gente sulla dittatura e sulla violenza e sulla paura. Ma questo solo per il matto di casa. Quello ariano.

Fonte: Aktion T4: storia del programma nazista di eutanasia


Video: Aktion T4. Vite non degne di essere vissute

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