Papa Francesco

Tanta attesa a Cuba per il viaggio di Francesco, primo Papa Latino-americano che varca la soglia di Cuba. Già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano visitato l’isola dai mille colori e sapori, per proclamare “la libertà ai prigionieri e l’anno della misericordia del Signore”. Molto è cambiato. La storia segna le lancette del tempo, aprendo prospettive inimmaginabili. Per quanti credono è lo Spirito del Signore che feconda l’umanità con il soffio divino. Per quelli che non credono, è il sacrificio degli uomini di buona volontà che con fatica costruisce un mondo migliore. In ogni caso “il vento del rinnovamento” soffia forte a Cuba. Lo ricorda una donna sconosciuta delle periferie cubane, Solina: “molto è cambiato, rispetto a prima delle visite dei papi, e dal conseguente dialogo politico. Ora c’è più apertura. La fede era vissuta nel segreto, era quasi proibito parlare di Dio, e se lo facevi rischiavi il carcere o la persecuzione. Tanto che si era “costretti”, per paura di essere scoperti, a celebrare il matrimonio con le porte della Chiesa chiuse, senza nemmeno poterlo dire ai genitori”. Dopo il matrimonio, continua la donna, “abbiamo vissuto per anni nella casa dei nostri genitori. Siamo andati via quando nostra figlia aveva compiuto nove anni. Perché a Cuba è difficile “avere” casa”.

La fede ha sostenuto il popolo nel difficile cammino verso la libertà. La comunità ecclesiale è viva, con le caratteristiche di chi ha vissuto la repressione. Tanti credenti sono impegnati nell’opera di evangelizzazione. Dopo le visite dei Pontefici del 1998 e del 2012, il governo ha lanciato dei segnali di distensione, proclamando festività il Venerdì Santo (giorno particolarmente sentito dalla pietà popolare) e la solennità del Natale. La vigilia della nascita di Gesù, tradizionalmente, si celebrava nel tardo pomeriggio del 24, con la tradizionale “messa del gallo”, e poi tutti a casa per stare insieme e cenare con i propri cari. Non era possibile celebrare la Messa di notte, come avviene in gran parte del mondo, per motivi di sicurezza. Uscire di notte poteva essere molto pericoloso.

Oggi la Chiesa Cattolica e il governo collaborano insieme per il bene della gente, anche se i nodi da sciogliere sono numerosi. Non sono mancati negli ultimi tempi segnali importanti, come la scarcerazione di diversi detenuti, in ossequio alla sensibilità di Papa Francesco che, fin dall’inizio del suo pontificato, ha riservato ai carcerati numerose attenzioni. Certo la strada è lunga per arrivare ad attuare la piena libertà sui diritti umani e religiosa. I segnali positivi non mancano e lasciano ben sperare per le future generazioni. Solina, timidamente, tira fuori dalla borsa il suo libro di preghiere, consumato dall’uso, orgogliosa di trovare in esso la fonte a cui attingere per alimentare la sua spiritualità. Racconta di aver insegnato a tanti giovani a pregare. A Cuba - riferisce - è molto sentita la pratica pia dell’adorazione Eucaristica, a cui partecipano entusiasticamente moltissimi fedeli. Per quanto riguarda il Papa, “Lui è, per noi, sull’esempio di Cristo, un modello da seguire nell’amore agli ultimi e ai poveri”, che costituiscono una parte importante del popolo cubano. “Francesco saprà dare speranza a cominciare dai gesti che compirà, incontrando le famiglie, i giovani e recandosi pellegrino ad Holgìn, una delle provincie più disagiate dell’isola. La testimonianza del Santo Padre è un monito importante per i governanti: basta alle vistose disuguaglianze tra ricchi e poveri. Basta allo sfruttamento dei più deboli ed indifesi. Ogni uomo ha diritto di vivere degnamente la vita”.

Il mondo dei giovani rappresenta una fetta fondamentale dell’anima cubana. E’ necessario dialogare con loro per mettere le fondamenta solide a qualsiasi progetto futuro. Sono le “sentinelle del mattino”, a cui sono consegnate le chiavi del futuro. Chiedono lavoro, certezze per le famiglie, istruzione, solidità negli ideali, coinvolgimento maggiore nelle scelte politiche, ma soprattutto invocano dalle autorità maggiore attenzione alle loro proposte. Con la fedeltà ai valori, la corruzione - come più volte ha denunciato Francesco - può essere debellata. Essa rappresenta uno dei mali più pericolosi per la sopravvivenza della società. Le nuove generazioni cubane posseggono innumerevoli risorse, accompagnate da uno spirito di adattamento non comune: attendono, da parte delle autorità religiose e politiche, risposte serie e concrete alle loro aspettative. Il Papa, incontrandoli, vuole aiutarli a rafforzare la fede e gli ideali in cui credono e sperano.

Certo, Cuba porta tante ferite, cicatrici, causate dall’odio e dalla violenza che ancora stentano a scomparire. Francesco verserà su di esse il balsamo della misericordia e del perdono. Molte famiglie si separano; i bambini sono abbandonati al loro incerto destino; la pratica cristiana sembra stanca e ripiegata in se stessa; il lavoro scarseggia; la scandalosa differenza sociale che favorisce i ricchi a scapito dei poveri è un altro tema da affrontare con decisione. Non possiamo dimenticare le luci che si accendono sopra “il moggio”, perché possano illuminare quanti sono nell’oscurità. Cuba ha speranza. Papa Francesco, recandosi nelle periferie esistenziali dell’uomo, piagate dalle ingiustizie e lontane da Dio, farà risuonare la speranza cristiana del riscatto e della pace, proponendo, secondo il suo stile, quel “cristianesimo del contagio” come medicina alla globalizzazione dell’indifferenza. La fede, secondo il Santo Padre, non può essere trasmessa soltanto con la “ripetizione” giusta di norme e precetti, ma anche sulla capacità creativa e carismatica di mostrare Cristo, facendo esperienza di Lui nell’umanità sofferente immersa nel peccato. Il “modo” attraente con cui propone il Vangelo, affascina tanti credenti, ma soprattutto i dubbiosi. Sembra quasi la “rete” descritta dal Vangelo di Giovanni, dove vengono “raccolti” i pesci, frutto del totale abbandono nella Parola del Signore, dopo aver passato una notte senza prendere nulla.

Se vogliamo rendere la Chiesa profetica, dobbiamo saper uscire al largo, verso i luoghi dove nessuno vuole andare, perché ritenuti infruttuosi per la causa del regno. La prova più evidente dello stile pastorale del Papa, sono le dichiarazioni pronunciate da Raul Castro dopo l’incontro in Vaticano con Francesco: “se continua così, divento cattolico”…

In linea con le indicazioni del Pontefice, continuiamo il nostro dialogo con la gente semplice, quella che costruisce nel silenzio un mondo migliore e che non sale mai agli onori della cronaca. Jaun, autista di turisti, mi conduce a Plaza de la Revolucion a La Habana, dove tanti anni addietro ha preso vita il corso politico di Castro. Oggi non vedo bandiere che inneggiano ad un passato forse perduto, ma tanti operatori a lavoro per sistemare la piazza per la solenne celebrazione della Messa di Papa Francesco. Finita la visita, Juan mi chiede se desidero andare nella sua casa. Acconsento. Entriamo in un palazzo abitato da gente del popolo, deteriorato dal tempo e dagli scarsi interventi di manutenzione. All’ingresso scorgo un bellissimo mosaico in maioliche, abbellito con mazzi di rose, raffigurante la Madonna. Prendendomi per il braccio, in italiano stentato misto allo spagnolo, mi dice: “Lei è qui che ci guarda e ci protegge, e per questo siamo felici. Il Papa viene a Cuba per proteggere, come la Madre di Dio, la fede di noi piccoli”. Cuba è così. Colorata e mai rassegnata. A settembre, nell’isola confluiscono tanti italiani per le vacanze, incontrandoli, mi hanno assicurato la loro presenza alla Messa di Domenica, perché, quando c’è Papa Francesco, l’invito ad incontrare il Signore non può essere rifiutato.

Dal fronte diplomatico, il Sostituto della Segreteria di Stato Angelo Becciu, che è stato Nunzio Apostolico nel paese caraibico, ha confermato che “il Papa spenderà alcune parole in favore della revoca dell'embargo e continuerà a incoraggiarli. Non si può continuare così. Per cinquant’anni hanno sofferto a causa dell’embargo”. La Santa Sede - ha aggiunto - “si è sempre espressa contro l’embargo sia a Cuba come in altri Paesi. Perché chi soffre sono i poveri e il popolo, non tanto gli altri. Per cui sarebbe veramente ora che si sollevasse questo divieto e difficoltà per il popolo cubano che ha sofferto troppo a causa di queste limitazioni”.

Con Papa Francesco la Chiesa cammina nella storia, per purificarla e renderla sempre più somigliante al Signore. Tutti siamo chiamati a costruire ponti e non muri, affinché questa umanità sofferente possa trovare pace, speranza e misericordia.

Don Salvatore Lazzara
farodiroma.it

La foto del papa è di Jeffrey Bruno (rilasciata sotto licenza Creative Commons Attribution-Share Alike 2.0 Generic)

Breve intervista a Michael Iglesias, Responsabile del Coro che canterà alla messa celebrata da papa Francesco il 20/09/2015 a Cuba

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