FI Cuba Piazza

Papa Francesco è accolto alla Plaza de la Revolucion, prima della celebrazione della Messa, tra canti e cori festosi. Una moltitudine di fedeli riempie la famosa piazza, simbolo delle vicende storiche del paese. Lo speaker invita a battere le mani al Vescovo venuto da Roma, con la bellissima frase di accoglienza: “Benvenuto a casa tua”, secondo le migliori tradizioni del luogo, a cui fa eco il famoso detto popolare: “la mia casa è la tua casa”. Nessuno è estraneo, tutti facciamo parte della grande famiglia di Dio. Non ci sono barriere, muri, o confini geografici che possono intrappolare il desiderio di vivere insieme, non da nemici, ma da fratelli. Il Santo Padre, scende dalla papa mobile per salutare i fedeli raccolti nella piazza. Francesco, primo tra i credenti, accarezza l’umanità con le sue mani, per far sentire la vicinanza “fisica” del Signore in mezzo al suo popolo. Come avveniva al tempo della predicazione di Gesù, il Santo Padre, passa attraverso l’umanità sofferente e bisognosa di riscatto, per donare la gioia della misericordia e del perdono. Come la donna emorroissa, la gente cerca di toccare la veste bianca di Bergoglio, per sentire quella forza divina di cui è testimone. Forse per essere guariti da qualche male fisico, ma soprattutto per ritrovare la strada della fede che porta alla salvezza. Alla Celebrazione Eucaristica partecipa con rispetto il Presidente Cubano Raul Castro con altri esponenti del governo.

La liturgia del giorno nella XXV Domenica del Tempo Ordinario, presenta le letture tratte dall’Antico e dal Nuovo Testamento: il libro della sapienza (Sap 2,12.17-20), parla dell’uomo giusto consegnato a una morte infame, perché non vuole scendere a compromessi con il male. Quanti uomini retti nel mondo, a Cuba, sono oggetto di persecuzioni a causa delle loro fede, ma soprattutto per la Verità di cui sono portatori. La lotta tra il bene e il male ha un solo vincitore Gesù Cristo. Quando sembra tutto finito, la speranza prende il sopravvento. Il giusto condannato, riceve il premio della fedeltà, risplendendo come luce in mezzo agli uomini. Quante storie uomini giusti, attaccati dagli empi, perché sono urtati ed infastiditi dalla sapienza che esce dalla loro bocca!

La seconda lettura tratta dalla lettera di Giacomo (Gc 3,16-4,3), ricorda “a quanti fanno opera di pace, viene seminato nella pace un frutto di giustizia”. Come superare queste difficoltà, e le ingiustizie? Facendoci vittime di espiazione per i peccati degli uomini. Gesù Cristo ce lo ha insegnato. E' molto difficile condividere questa prospettiva poiché tutti riteniamo che la via del bene sia un cammino di trionfo dove ci si spartisce i posti migliori primeggiando sugli altri.

Il Signore nel Vangelo (Mc 9,30-37), ricorda Papa Francesco nella sua omelia tenuta davanti a centinaia di migliaia di fedeli, “fa ai suoi discepoli una domanda apparentemente indiscreta: “Di che cosa stavate discutendo per la strada?” (Mc 9,33). Una domanda che anche oggi Egli può farci: Di cosa parlate quotidianamente? Quali sono le vostre aspirazioni? «Essi – afferma il Vangelo – tacevano. Per la strada infatti avevano discusso tra loro chi fosse più grande» (Mc 9,34). I discepoli avevano vergogna di dire a Gesù di cosa stavano parlando. Nei discepoli di ieri, come in noi oggi, si può riscontrare la medesima discussione: “Chi è il più importante?”. Gesù non insiste con la sua domanda, non li obbliga a dirgli di che cosa parlavano per la strada; eppure quella domanda rimane, non sono nella mente, ma nel cuore dei discepoli. “Chi è il più importante?”. Una domanda che ci accompagnerà per tutta la vita e alla quale saremo chiamati a rispondere nelle diverse fasi dell’esistenza. Non possiamo sfuggire a questa domanda, è impressa nel cuore. Ho sentito più di una volta in riunioni famigliari domandare ai figli: “A chi volete più bene, al papà o alla mamma?”. È come domandare: chi è più importante per voi? Questa domanda è davvero solo un semplice gioco per bambini? La storia dell’umanità è stata segnata dal modo di rispondere a questa domanda”.

Gesù, ci da ancora una lezione di umiltà, allorché dice loro di farsi come bambini semplici e poveri. E' questo un invito ad uscire dall'egoismo, causa di infelicità, e ad entrare nella via dell'Amore. E' bene tenersi lontani dai fanatismi, perché siamo solamente una sola comunità di peccatori, bisognosa di misericordia. Dunque, come esorta Papa Francesco, è necessario,non avere paura di rivolgersi a Gesù, “che non teme le domande degli uomini; non ha paura dell’umanità, né dei diversi interrogativi che essa pone. Al contrario, Egli conosce i “recessi” del cuore umano, e come buon pedagogo è sempre disposto ad accompagnarci. Fedele al suo stile, fa’ propri i nostri interrogativi ed aspirazioni e conferisce ad essi un nuovo orizzonte. Fedele al suo stile, riesce a dare una risposta capace di porre una nuova sfida, spiazzando le “risposte attese” o ciò che era apparentemente già stabilito. Fedele al suo stile, Gesù pone sempre in atto la logica dell’amore. Una logica capace di essere vissuta da tutti, perché è per tutti. Lontano da ogni tipo di elitarismo, l’orizzonte di Gesù non è per pochi privilegiati capaci di giungere alla “conoscenza desiderata” o a distinti livelli di spiritualità. L’orizzonte di Gesù è sempre una proposta per la vita quotidiana, anche qui, nella “nostra” isola; una proposta che fa sempre sì che la quotidianità abbia il sapore dell’eternità. Chi è il più importante? Gesù è semplice nella sua risposta: «Se uno vuole essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti» (Mc 9,35). Chi vuole essere grande, serva gli altri, e non si serva degli altri!”.

Continuando il Santo Padre, pone l’attenzione al servizio, inteso non come esercizio di potere, ma come sostegno e aiuto ai fratelli: “L’invito al servizio presenta una peculiarità alla quale dobbiamo fare attenzione. Servire significa, in gran parte, avere cura della fragilità. Avere cura di coloro che sono fragili nelle nostre famiglie, nella nostra società, nel nostro popolo. Sono i volti sofferenti, indifesi e afflitti che Gesù propone di guardare e invita concretamente ad amare. Amore che si concretizza in azioni e decisioni. Amore che si manifesta nei differenti compiti che come cittadini siamo chiamati a svolgere. Le persone in carne e ossa con la loro vita, la loro storia e specialmente la loro fragilità sono quelle che siamo invitati da Gesù a difendere, ad assistere, a servire.

Perché essere cristiano comporta servire la dignità dei fratelli, lottare per la dignità dei fratelli e vivere per la dignità dei fratelli. Per questo, il cristiano è sempre invitato a mettere da parte le sue esigenze, aspettative, i suoi desideri di onnipotenza davanti allo sguardo concreto dei più fragili. C’è un “servizio” che serve; però dobbiamo guardarci dall’altro servizio, dalla tentazione del “servizio” che “si” serve. Esiste una forma di esercizio del servizio che ha come interesse il beneficiare i “miei”, in nome del “nostro”. Questo servizio lascia sempre fuori i “tuoi”, generando una dinamica di esclusione”.

A termine dell’omelia, non poteva mancare un accenno al popolo fedele di Dio che vive a Cuba: “è un popolo che cammina, che canta e loda. È un popolo che ha delle ferite, come ogni popolo, ma che sa stare con le braccia aperte, che cammina con speranza, perché la sua vocazione è di grandezza. Oggi vi invito a prendervi cura di questa vocazione, a prendervi cura di questi doni che Dio vi ha regalato, ma specialmente voglio invitarvi a prendervi cura e a servire la fragilità dei vostri fratelli. Non trascurateli a causa di progetti che possono apparire seducenti, ma che si disinteressano del volto di chi ti sta accanto. Noi conosciamo, siamo testimoni della «forza incomparabile» della risurrezione che «produce in ogni luogo germi di questo mondo nuovo» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 276.278). Non dimentichiamoci della Buona Notizia di oggi: la grandezza di un popolo, di una nazione; la grandezza di una persona si basa sempre su come serve la fragilità dei suoi fratelli. In questo troviamo uno dei frutti di una vera umanità.“Chi non vive per servire, non serve per vivere”.

Don Salvatore Lazzara
farodiroma.it

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