FI Cuba papamobile

Era il 19 novembre 1996 quando Fidel Castro venne ricevuto per la prima volta in Vaticano da Papa Wojtyla. L’udienza si tenne all’interno della Biblioteca privata in forma cordiale e i due si trattennero a colloquio per circa 35 minuti. Al termine della visita Castro espresse il vivo desiderio di ricevere presto il Papa a Cuba; Wojtyla ringraziò e rivolse la sua benedizione al popolo cubano. Così, si è aperto il dialogo fra il vecchio rivoluzionario Fidel e il papa operaio venuto dalla fredda Polonia. Woityla si impegnò ad appoggiare l’isola caraibica ad alcune e precise condizioni: uno Stato non più ideologico, la possibilità per cittadini di ogni credo di occupare posizioni dirigenti senza subire discriminazioni, un avvio di pluralismo politico e sociale, libertà d’azione per la Chiesa e le sue organizzazioni, riconciliazione fra tutti i cubani. L’aver già deciso il periodo è segno speciale. “Spero di vederla presto all’Avana”, ha esclamato Castro al termine dell’incontro. “La mia benedizione al popolo cubano”, ha risposto fiducioso Giovanni Paolo II.

L’abile portavoce vaticano di allora, Joaquín Navarro Valls, riferì dell’incontro, e che il Presidente aveva invitato il Papa a visitare Cuba, proposta realizzata con il viaggio Apostolico del 1998. Il Responsabile della Sala Stampa (che poi si recò personalmente a Cuba per preparare il viaggio del Papa) ricordò in quel primo briefing sui rapporti con il regime castrista le parole di gratitudine che Fidel aveva speso per l’impegno profuso dalla Chiesa nel campo dell’educazione e dell’assistenza sull’isola. Il Presidente cubano dedicò molto tempo a visitare i luoghi santi del Vaticano, mostrando anche una profonda conoscenza storica e religiosa. Fidel, dall’attimo in cui era stato accolto nel cortile di san Damaso – luogo riservato alle cerimonie ufficiali di benvenuto ai Capi di stato – dalle guardie svizzere gli era sembrato di entrare nelle pieghe della storia. Ha attraversato meravigliato le splendide logge raffaellesche, con il viso grave ma gli occhi che curiosavano vivaci. Nella Saletta del Trono – in un gesto di cortesia – lo aspettava il Santo Padre, prima di introdurlo nella sua biblioteca privata. “E’ per me un grande onore, Santità”, ha esclamato il presidente cubano. “Benvenuto, grazie della sua visita”, ha replicato Giovanni Paolo II.

Benedetto XVI, dopo lo storico incontro con Giovanni Paolo II, ricevette a Cuba Fidel Castro: una visita che non era nel programma iniziale del Papa ma che era molto attesa e di cui molto si era parlato. L’approccio è stato “molto cordiale”, raccontò il portavoce Vaticano, padre Federico Lombardi. “Il Papa ha parlato della sua contentezza di essere a Cuba e della cordialità con la quale è stato accolto. Fidel ha raccontato di aver seguito tutto il viaggio alla tv”. Fidel Castro ha voluto ringraziare il Pontefice per due beatificazioni: quella di Madre Teresa, benefattrice di Cuba, per la quale egli aveva venerazione e gratitudine, e quella di Giovanni Paolo II che venne a Cuba nel 1998.

I due, quasi coetanei, hanno persino scherzato sulla propria eta’: quasi 85enne il Pontefice, quasi ottantaseienne il ‘lider maximo’: “Sono anziano ma posso ancora fare il mio dovere”, ha scherzato papa Ratzinger. Un incontro storico, dunque, arrivato al termine di una visita pastorale del Pontefice nell’isola caraibica in cui il Papa ha chiesto a Cuba e al mondo “un cambiamento” e “maggiore libertà religiosa perché la Chiesa possa compiere la sua missione di annunciare pubblicamente ed apertamente la sua fede”.

All’arrivo di Benedetto XVI a Cuba nel marzo del 2012 Raúl aveva ormai da tempo preso il posto del fratello Fidel, per evidenti ragioni d’età e salute. Il Santo Padre, ebbe modo di incontrare il Presidente per ben quattro volte. In occasione dell’Udienza protocollare presso il Palazzo della Rivoluzione vennero affrontate questioni relative al governo dell’isola, in particolar modo sulla condizione del popolo cubano. Il Papa infine avanzò una richiesta specifica affinché venisse onorata la festività del Venerdì Santo. Già San Giovanni Paolo II, aveva fatto una simile istanza per il giorno del Natale. Oggi a Cuba le due ricorrenze sono osservate come festività.

È del 10 maggio 2015 il primo incontro tra Francesco primo Papa latino americano della storia, e Raúl Castro, annunciato a sorpresa con pochi giorni d’anticipo e durante il rientro del Presidente a Cuba da un viaggio in Russia. La visita, molto cordiale, è stato un gesto di ringraziamento al Pontefice da parte di Raúl, per la dedizione mostrata nel far riallacciare i rapporti tra Cuba e Stati Uniti. Castro ha dichiarato di seguire con passione i discorsi del Santo Padre e di sentire il desiderio di ricominciare a pregare – lui che è comunista – grazie alla saggezza e alla modestia del Pontefice. Durante il colloquio, durato più di 50 minuti, oltre le presentazioni con vari membri della delegazione cubana, si è tenuto un significativo scambio di doni: il Presidente ha offerto al Papa una preziosa medaglia commemorativa della Cattedrale dell’Avana e un quadro d’arte contemporanea, rappresentante una grande croce composta da relitti di barconi e davanti la quale un migrante è raccolto in preghiera.

L’artista Kcho, di origini cubane, presente all’incontro, ha spiegato di aver tratto ispirazione dall’attenzione che Francesco ha avuto per l’emergenza immigrazione, confermata dal suo primo viaggio al di fuori della diocesi di Roma, a Lampedusa. Durante il pellegrinaggio alle porte dell’Europa, denunciò la cultura dell’indifferenza come uno dei principali mali del mondo odierno: “abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo “poverino”, e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro!” (dall’omelia tenuta presso il Campo sportivo “Arena” in Località Salina di Lampedusa, l’08 Luglio 2013).

Francesco, ha donato a Castro una copia dell’Esortazione Evangelii Gaudium (peraltro citata dal Presidente nel discorso di benvenuto a Cuba), e un medaglione che ritrae San Martino nell’atto di coprire un povero con il mantello. Bergoglio, il successore dell’Apostolo Pietro venuto “dalla fine del mondo” e figlio di immigrati italiani, ha specificato che questo è un dono a lui particolarmente caro, perché non solo rappresenta l’impegno per aiutare e proteggere i poveri ma deve anche promuovere la dignità come dovere e diritto universale.

Don Salvatore Lazzara
farodiroma.it

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