lorefice

Il ministero episcopale del Vescovo Lorefice, inizia nel segno della preghiera. Senza il rapporto personale con Dio, tutto si trasforma in attivismo sterile. A tal proposito, la rivista “Panorama”, alla domanda sulla preghiera, il nuovo Arcivescovo, ha risposto: “È un rapporto di seduzione del cuore con il Signore. La mattina presto, quando recito le lodi e celebro la messa nel Duomo, guardo la luce che penetra dalle fessure del portone. Sono le gioie ei dolori della mia città, della mia gente. Allora so che devo uscire per incontrare Cristo in quelle persone. E sento che lui mi darà la forza”.

Le sfide che attendono il successore del cardinale Paolo Romeo saranno numerose e delicate: accoglienza degli immigrati, antimafia, povertà, disoccupazione, riscatto delle periferie, emergenza abitativa, attenzione alle famiglie, ai giovani, e agli ultimi della società. Don Corrado, dedicherà una specifica attenzione ai detenuti, che andrà a visitare il giorno dopo l'insediamento. Come ha sottolineato nel messaggio di saluto il giorno della nomina, avrà una particolare cura nei confronti dei sacerdoti, con i quali condividerà l’annuncio del Vangelo: “in questo mio delicato ruolo,  –sottolinea in una intervista rilasciata a Famiglia Cristiana-, mi sentirò particolarmente legato a tutti i presbiteri, a me carissimi, ai quali intendo dedicare, nel dialogo franco e leale, un ascolto attento, alimentato dalla comune obbedienza al Vangelo e dalla condivisione dell’unico pane eucaristico, sacramento di carità e di unità che Gesù ha lasciato come eredità preziosa ai suoi discepoli. Ai diaconi, che saluto nel nome di Cristo servo, desidero, invece, porgere l’invito a mantenere vigile l’attenzione ai più piccoli, ai più poveri, agli ammalati, così da aiutare tutta la Chiesa ad abitare con verità le vie delle periferie umane”.

Non poteva mancare un riferimento significativo al “chicco di grano” del presbiterio Palermitano, il Beato Giuseppe Puglisi, testimone del Vangelo, barbaramente ucciso dalla mafia in odio alla fede e a Gesù Cristo: “Ringrazio la provvidenza del Signore che mi ha fatto incontrare il Beato Pino Puglisi, con il quale ho collaborato al Centro Regionale Vocazioni di Sicilia. Don Pino rappresentava una Chiesa di frontiera, lontana dai riflettori; una Chiesa che agiva sul territorio, per il riscatto sociale delle coscienze e delle periferie. Una Chiesa ministeriale attenta a promuovere e valorizzare tutte le vocazioni nello stile e nella prassi della diaconia, ovvero del servizio di chi sa di dover sempre scegliere di essere il più piccolo e il servo di tutti”.

Oggi pomeriggio alle 17, prenderà possesso della Diocesi  il nuovo Arcivescovo di Palermo  monsignor Corrado Lorefice, il quale ha già scelto il suo simbolo episcopale, lo stemma ed il sigillo che loorefice accompagnerà durante il suo ministero nella Chiesa Palermitana. Chiara e definita anche la celebrazione con un significativo e articolato programma dell’ordinazione Episcopale. Alle ore 16.45 i vescovi si prepareranno nella sala attigua l’Ufficio dell’Arcivescovo in Episcopio e contemporaneamente, i presbiteri e i diaconi indosseranno le vesti liturgiche nella sala Filangeri e in quella attigua il piano nobile del Palazzo Arcivescovile da dove partirà la processione introitale che si snoderà dall’esterno attraversando via Bonello, per entrare solennemente in Cattedrale. Il Rito dell’Ordinazione Episcopale prevede che giunti in presbiterio, il Card. Paolo Romeo, ordinante principale, siederà sulla Cattedra e accanto a lui i due vescovi Staglianò e De Nicolò. L’ordinando si siederà invece di rimpetto alla cattedra, assistito dai due presbiteri assistenti.

Dopo i riti introduttivi e l’atto penitenziale, seguirà la liturgia della Parola con le letture della Messa domenicale della II di Avvento. Al termine della proclamazione del Vangelo, avrà inizio la liturgia di ordinazione con il canto del “Veni Creator” per invocare lo Spirito Santo sull’ordinando. Subito dopo la presentazione dell’eletto, che si avvicinerà al cardinale con i due presbiteri assistenti, uno dei quali chiederà di procedere all’ordinazione: a quel punto, il presidente chiederà di dare lettura del mandato del Papa, e mons. Giurdanella, leggerà la bolla di nomina con cui mons. Lorefice viene designato dal Santo Padre Francesco alla guida della diocesi palermitana. (Qui puoi leggere qui il testo della Bolla papale di nomina).

Dopo la lettura della Bolla seguirà l’omelia che sarà pronunciata dal card. Romeo, quindi il rito prosegue con le domande rivolte all’eletto, che manifesterà la propria volontà di assumere gli impegni dell’episcopato. Si passa quindi all’invocazione della Chiesa celeste, con il canto delle Litanie dei santi, durante le quali mons. Lorefice si prostrerà a terra. Subito dopo, il momento culminante dell’azione sacramentale: l’imposizione delle mani sul capo dell’eletto da parte dell’ordinante principale e dei due conconsacranti e tutti gli altri vescovi presenti, che sfileranno a imporre le mani sul capo del nuovo Vescovo, sul quale poi il cardinale Romeo pronuncerà la preghiera consacratoria. Quindi imporrà sopra il capo dell’eletto il libro dei Vangeli tenuto in posizione da due diaconi, fino a che non è terminata la preghiera di ordinazione. A quel punto l’ordinazione sarà avvenuta, e sarà suggellata con i riti esplicativi, a partire dall’unzione col sacro crisma sul capo. Saranno poi consegnate le insegne episcopali: l’anello al dito (dono dell’Arcidiocesi di Palermo), la mitria sul capo e soprattutto il pastorale (dono del card. Romeo). Al termine della celebrazione, sarà presentato oltre all’anello che già indossa, il pastorale offerto dall’Arcidiocesi di Palermo.

A questo punto, avverrà l’insediamento sulla Cattedra di san Mamiliano, che il card. Romeo “cederà” al nuovo vescovo, il pastorale, che da questo momento prende possesso a tutti gli effetti della diocesi palermitana. Quindi, l’abbraccio di pace con tutti i confratelli vescovi, a simboleggiare l’accoglienza di mons. Lorefice nel collegio episcopale. Sarà il neo ordinato ad assumere quindi la presidenza della liturgia eucaristica, dall’offertorio in poi. Dopo la comunione e l’orazione conclusiva, il canto solenne del “Te Deum”, mentre il nuovo vescovo percorrerà la navata della basilica impartendo a tutti la benedizione. Quindi, mons. Lorefice rivolgerà la sua parola al popolo e concluderà la liturgia con la benedizione solenne. Al termine la processione dei concelebranti raggiungerà l’Episcopio, dove saranno dismessi i paramenti liturgici.

stemmaIntanto, è stato scoperto e ufficializzato lo stemma Episcopale di Lorefice (nella foto) Cappello e Croce arcivescovili. Nel campo rosso le tre stelle d’oro indicano: la SS.ma Trinità; Maria SS.ma, Vergine, Madre e Discepola; l’Eucaristia, la Parola di Dio e i Poveri. Il tempietto rappresenta la Chiesa formata da pietre vive espresse dalle colonne con le foglie verdi attorcigliate. Il catino con l’asciugatoio indica il Servizio pastorale. Nel campo azzurro il simbolo certosino della croce piantata sul globo terrestre, con la scritta ad indicare il supremo punto di riferimento e di salvezza nelle cangianti vicissitudini del mondo.

Tre stelle a indicare la comunione trinitaria, fonte della testimonianza cristiana; la Vergine Madre custode della comunione ecclesiale; le tre P, ricchezza della Chiesa eucaristica, serva e povera che condivide la gioia dell’Evangelo con gli uomini e le donne di questo nostro tempo, con un amore preferenziale per i poveri e i piccoli (cfr LG 8,3): Parola – Pane eucaristico – Poveri/Piccoli. Una costruzione di pietre vivificate da foglie verdi: la Chiesa fatta di pietre vive compaginate dallo Spirito (1 Pt 2, 4-5). Un catino e un asciugatoio (Gv 13, 1-17; Fil 2, 5-11; 2Cor 8, 9): il gesto di Gesù che lava i piedi agli Apostoli come richiamo ai discepoli perché non si stanchino di conformarsi nel dono estremo di sé al loro Signore. Una croce (quella dei Certosini di S. Bruno), punto fermo in mezzo ai mutamenti del mondo e segno supremo di amore per gli uomini (Gv 13, 16). Rimanendo saldamente uniti a Cristo, si vive associati al suo mistero di salvezza, come Maria rimasta presso la Croce, unita al Figlio nella stessa offerta d’amore.

Motto: “EXEMPLUM DEDI VOBIS” (Gv 13, 15); la via della Chiesa è la via del suo Signore e Maestro che ha detto: “Vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io, facciate anche voi”.

Don Salvatore Lazzara

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