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Il Tribunale dei minori di Roma –commenta Giancarlo Cerrelli, Vice Presidente Nazionale dell’Unione Giuristi Cattolici Italiani-, ha emesso oggi per la seconda volta in un anno una sentenza eversiva volta a sovvertire il concetto di genitorialità. Il Tribunale ha, infatti, dato in adozione a una donna la figlia della partner omosessuale, che aveva avuto all'estero grazie alla donazione del seme maschile. I giudici con questa sentenza entrano a gamba tesa nel dibattito parlamentare sulle unioni civili ed in specie sull'adozione da parte delle coppie gay. Non basta però una sentenza ideologica e simbolica come quella odierna a cancellare il dato naturale. Un bambino ha diritto ad avere un papà e una mamma e nessun giudice potrà mai cambiare questa verità inconfutabile per soddisfare il desiderio degli adulti. I giudici con questa sentenza hanno tradito il diritto e la giustizia. Non si può rimanere in silenzio davanti a un tale abominio, occorre far sentire forte la nostra voce!

Secondo Riccardo Cascioli, “vale  la pena chiarire ancora alcuni punti, fondamenti che neanche la logica del compromesso politico può mettere in discussione, sulla questione della childstep adoption di cui tanto si sta parlando in questi giorni, ovvero la possibilità per un omosessuale di adottare il figlio del partner. È una questione sicuramente importante perché oltretutto spalancherebbe la porta alla fecondazione artificiale e all’utero in affitto, come detto tante volte. Ma purtroppo si sta facendo strada l’idea che, in un’ottica di realismo politico, basterebbe cancellare l’articolo 5 (dedicato appunto alla stepchild adoption) per rendere se non proprio accettabile almeno digeribile una legge sulle unioni civili. Bisogna invece ribadire con fermezza che il problema non sta nell’adozione, ma nel principio che ispira questa proposta di legge. Il primo motivo è una questione molto pratica: come più volte spiegato su queste colonne, una volta approvate le unioni civili sarebbe più che certo l’immediato intervento di qualche giudice nostrano o europeo che in base al principio di non discriminazione introdurrebbe l’adozione.

Ma anche se così non avvenisse, deve essere chiaro che il male sta alla radice, ovvero nell’introduzione di un istituto giuridico chiamato unione civile, che necessariamente entrerebbe in conflitto con la famiglia. Questo non c’entra nulla con il dovuto rispetto per le persone con tendenze omosessuali e per le loro scelte di vita, che nessuno mette in discussione dal punto di vista legislativo. Ciò che non può essere lontanamente accettato è che queste scelte si trasformino in obblighi giuridici ed economici per lo Stato. Neanche se nella legge venisse chiarito che l’unione civile è cosa diversa dal matrimonio. Checché ne dica la Corte Costituzionale, l’articolo 2 della Costituzione - che riguarda lo sviluppo della persona nelle formazioni sociali di cui fa parte e che viene usato da tanti cattolici per far passare l’istituto delle unioni civili – non c’entra nulla con questo tipo di relazioni (e anche qui lo abbiamo già chiarito più volte).

Insomma il ddl Cirinnà va respinto in blocco, non c’è alcun tipo di formulazione o emendamento che lo possa far diventare accettabile. Che poi ci siano dei parlamentari che si impegnano a combattere sull’articolo 5, questo potrebbe anche far parte di una tattica per far venire allo scoperto nelle loro vere intenzioni i fautori di questo disegno di legge ed eventualmente guadagnare tempo (poi vedremo cosa voteranno alla fine)”.

a cura dello staff allaquerciadimamre.it

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