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Nel percorso sinodale sul tema della famiglia, la Chiesa ha indicato al mondo che non può esserci confusione tra la famiglia voluta da Dio e ogni altro tipo di unione”. Lo ha detto Papa Francesco ricevendo nella Sala Clementina giudici, officiali e avvocati della Rota romana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario. Il Santo Padre ha ricordato che la Rota “è il tribunale della famiglia” ma anche “il tribunale della verità del vincolo sacro”, due aspetti “complementari” perché la Chiesa mostra l’”amore misericordioso di Dio” verso le famiglie, “in particolare quelle ferite dal peccato e dalle prove della vita”, e allo stesso tempo proclama “l’irrinunciabile verità del matrimonio secondo il disegno di Dio”. 

Il pronunciamento papale arriva in un momento storico abbastanza preciso. Il 30 Gennaio 2016, tanti cittadini di ogni schieramento politico, sociale, e religioso si raduneranno a Roma presso Circo Massimo per sostenere la famiglia formata da uomo-donna-bambini. Gli organizzatori hanno dovuto cambiare “location”, a causa delle numerosissime adesioni pervenute da parte delle associazioni e semplici cittadini al comitato "Difendiamo i nostri figli", che verranno nella Capitale, non per alzare muri, o togliere diritti ai singoli, ma per affermare la verità irrinunciabile dell’Amore fecondo del matrimonio.  Ogni scelta personale deve essere rispettata. Ma non è possibile elevare a “diritti” i capricci di alcuni, a partire dalla pretesa di avere figli acquistati con l’utero in affitto, disumanizzando in questo modo la “madre incubatrice”, che diventa semplicemente un “forno” per le esigenze egoistiche di una piccola minoranza.  Il ddl Cirinnà, è un lupo travestito dal agnello. La propaganda di regime, non ha fatto altro che nascondere al popolo le vere intenzioni della legge. E’ stato detto che l’Italia è indietro rispetto a tutte le altre nazioni dell’Europa in materia di matrimoni tra persone dello stesso sesso. La denuncia, non risponde al vero.  “A “Porta a porta”, alle domande sull’adozione da parte del partner, il Presidente del Consiglio, ha dato risposte ambigue, un colpo al cerchio e uno alla botte, a parte il fatto che è evidente che non conosce bene la materia. Ma non è importante, in questo momento, spiegargli che non è in gioco l’interesse del minore, ampiamente tutelato dall’art.44 della legge sulle adozioni, che già consente l’adozione di un bimbo orfano da parte di chi ha con lui un rapporto affettivo, anche se non è legato da rapporti di parentela. Non è importante spiegare per l’ennesima volta che la stepchild adoption è fatta solo per chi ricorre alla fecondazione eterologa, e in particolare all’utero in affitto.

La legge italiana già tutela i “diritti dei singoli”: Coloro che per varie ragioni non intendano o non possano (ad esempio i separati in attesa di divorzio dal precedente partner, le coppie dello stesso sesso etc.) accedere all’istituto del matrimonio, hanno la possibilità di tutelare i propri interessi tramite il contratto di convivenza, un negozio giuridico (stipulato per atto pubblico o per scrittura privata autenticata, cioè sottoscritta dinanzi un notaio o altro pubblico ufficiale, che, previo accertamento, attesti l'identità delle persone che sottoscrivono), con cui entrambi i conviventi assumono diritti e doveri reciproci, di natura personale e patrimoniale.

I conviventi con il contratto di convivenza si assumono dei veri e propri obblighi giuridici e si riconoscono anche dei reciproci diritti. Pertanto ciascun convivente non è libero di mutare il proprio comportamento, altrimenti l’altra parte potrà rivolgersi al giudice per ottenere quanto le spetta. Pertanto, i conviventi possono, attraverso il contratto di convivenza, disciplinare: le modalità di partecipazione alle spese comuni; l’assunzione da parte di un convivente dell’obbligo di mantenimento dell’altro; i criteri di imputazione dei beni acquistati durante la convivenza (ad esempio stabilendo che essi debbano essere cointestati); le modalità d’uso della casa adibita a residenza comune; le modalità per la definizione dei reciproci rapporti patrimoniali, in caso di cessazione della convivenza. Inoltre, è possibile prevedere la designazione reciproca, quale amministratore di sostegno, nel caso eventuale della propria futura incapacità di provvedere ai propri interessi, per effetto di infermità o di menomazione, benché il giudice, in mancanza di designazione, nella nomina dell'amministratore di sostegno per persone non coniugate, debba preferire "la persona stabilmente convivente".

Per il caso di malattia, è opportuno rilasciarsi delega reciproca all'assistenza sanitaria e alla possibilità di conoscere ogni dato o informazione, anche sensibile, riguardante lo stato di salute, le cure e le terapie a cui il proprio partner viene sottoposto.  Il contratto di convivenza può essere sciolto per mutuo consenso (e cioè grazie a un nuovo accordo tra le medesime parti) o per le cause previste dalla legge per i contratti in generale. Inoltre, le parti potranno riservarsi, con apposite clausole inserite nel contratto di convivenza, la facoltà di recesso.

La Corte Costituzionale ha, inoltre, riconosciuto al convivente il diritto di subentrare nel contratto di locazione, in caso di morte del conduttore; il diritto di subentrare, in caso abbia in affidamento i figli, nel contratto di locazione in essere, qualora cessi la convivenza. Inoltre, è possibile riconoscere diritti sulla casa di proprietà di un convivente, trasferendo all'altro, ad esempio, un diritto di comproprietà sulla casa ovvero un diritto reale di godimento (usufrutto o abitazione) sulla casa stessa. I conviventi possono, infine, disciplinare, solo attraverso un testamento, i rapporti successori, riservando al partner la sola quota disponibile, ossia quella porzione del patrimonio che la legge non riserva ai famigliari più stretti.  Con la L.154/2001, è stata estesa ai conviventi l'applicazione delle misure contro la violenza nelle relazioni familiari. (Avv. A. Curti).

In merito all’evento è stato scritto e detto di tutto. I rumors circa i rimproveri e prese di distanza nei confronti del Family Day e l’udienza mancata al Cardinale Bagnasco, hanno innescato ombre sospettose sulle posizioni assunte dall’Arcivescovo di Genova in merito alla manifestazione definendola: "condivisibile e dalle finalità assolutamente necessarie". Un altro segnale importante della linea intrapresa arriva durante l’incontro tenutosi nella Cattedrale di San Lorenzo in occasione del ciclo di conferenze dal titolo “Educare i figli con mamma e papà”: "I vescovi italiani, tutti, insieme al loro presidente ed al segretario generale, sono uniti e compatti nel difendere, promuovere e sostenere il patrimonio universale irripetibile che è la famiglia, grembo della vita, prima scuola di umanità, di relazioni, di dialogo". Bagnasco ha così chiuso sulla possibile contrapposizione con mons. Galantino. All'incontro, sono intervenuti Massimo Gandolfini, direttore del Dipartimento di neuroscienze della Fondazione Poliambulanza e organizzatore del Family Day del 30 gennaio a Roma, e Assuntina Morresi, componente del Comitato Nazionale di Bioetica. "Sì - ha aggiunto Bagnasco - siamo profondamente uniti, insieme a tutto il popolo di Dio, per prenderci cura sempre più e sempre meglio della famiglia", la quale non è solo “valore religioso”, ma anzitutto naturale, laico e fondamentale per qualsiasi ordinamento sociale.  

Il Papa ha parlato più volte delle minacce alla famiglia, ma non desidera essere coinvolto nelle decisioni che spettano alle Conferenze Episcopali, o nelle manifestazioni di piazza nei confronti di un disegno di legge, che competono ai laici. Il Presidente della CEI, non ha fatto altro che mettere in pratica le indicazioni del Pontefice. Quanti, hanno visto divisioni, all’interno della Chiesa, non hanno  fatto altro che semimare zizzania e sospetti, per indebolire la struttura organizzativa dell’evento.  No ai profeti di sventura che annunciano catastrofi e intrighi. Sì ai messaggeri del bene, perché alla fine la verità viene sempre a galla!

Don Salvatore Lazzara

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