Il segretario di Stato americano, John Kerry è a Cuba, ancora zoppicante per la rottura del femore, ha presenziato la storica cerimonia dell'alzabandiera per la riapertura dell'ambasciata americana all'Avana.  Gli Stati Uniti e Cuba "non sono più nemici o rivali, ma vicini": ha detto John Kerry, sottolineando come l'avvio di normali relazioni diplomatiche "non è un favore fatto da un Paese a un altro. Normali relazioni rendono più facile parlarsi. Il parlarsi fa sì che possiamo capirci meglio". Gli Stati Uniti e Cuba "non sono prigionieri della storia": Raul Castro e Barack Obama hanno preso decisioni coraggiose", ha continuato il segretario di Stato americano nel suo discorso. "Non abbiamo nulla da temere" dalla ripresa delle relazioni diplomatiche tra Stati Uniti e Cuba. "Restiamo convinti - ha aggiunto - che il popolo cubano potrà solo trarre benefici da una vera democrazia, quando il cittadini potranno praticare la loro fede, scegliere i loro leader".

"Il futuro di Cuba deve essere fatto dai cubani - ha affermato il segretario di Stato americano - non può venire da una entità esterna. Ma i leader cubani sappiano che gli Usa resteranno sempre un campione di principi democratici e riforme, continueranno a esortare il governo sul rispetto dei diritti umani". "Mi sento a casa oggi, bisogna mettere da parte le barriere ed esplorare le possibilita'" offerte dalla ripresa delle relazioni, ha affermato Kerry, che ha alternato lo spagnolo e l'inglese nel suo discorso di inaugurazione dell'ambasciata.  "Il Santo padre e il Vaticano hanno avviato un nuovo capitolo nelle relazioni tra i due Paesi, non è per caso che il pontefice verrà qui e poi negli Usa", così Kerry ha voluto ringraziare il Papa per il suo ruolo nel disgelo delle relazioni tra i due Paesi. L'embargo nei confronti di Cuba resta in vigore, ma "in questa nuova situazione di normalizzazione potrà essere rimosso dal Congresso, cosa che noi ci auguriamo" ha auspicato Kerry. Infatti questo passo spetta solo ed esclusivamente al Congresso che dal 3 gennaio è, però, a maggioranza repubblicana.

"L'amministrazione Obama - ha sottolineato il segretario di Stato - sostiene con forza la revoca  dell'embargo", ma la maggioranza repubblicana potrebbe non consentirlo. Al Presidente americano, invece, è toccato il passo preliminare per rendere possibile la cerimonia di oggi: la rimozione di Cuba dalla lista dei Paesi sponsor del terrorismo, in cui era stata inserita nel 1982. Assieme a Kerry hanno partecipato alla cerimonia una ventina di membri del Congresso e funzionari della Casa Bianca, del Dipartimento di Stato, del Tesoro, del Commercio e delle Difesa Usa.

A issare la bandiera tre ex marine che 54 anni fa, il 4 gennaio 1961, ammainarono la bandiera statunitense. Si tratta del 78enne sergente Jim Tracy, il 76enne caporale Mike East ed il 75enne soldato Larry Morris.  Kerry è il primo capo della diplomazia americana a visitare l'Avana dopo 70 anni. L'ultima visita, nel marzo 1945, fu compiuta da Edward Reilley Stettinius, segretario di Stato del presidente Franklin Roosevelt, negli ultimi giorni della Seconda guerra mondiale. Qualche giorno fa a riaprire era stata l'ambasciata cubana a Washington. Centinaia di cubani sono accorsi oggi, dalle prime ore della mattina, davanti all'ambasciata americana all'Avana, sul lungo mare del Malecon, per assistere alla cerimonia dell'alzabandiera a stelle e strisce nella sede diplomatica.

Anche se i media ufficiali - gli unici che esistono sull'isola - stanno offrendo una copertura in diretta della visita del segretario di Stato John Kerry, la prima di un capo della diplomazia Usa dal 1945, molti abitanti dell'Avana hanno voluto comunque assistere in persona all'avvenimento. Dopo la cerimonia, Kerry incontrerà, nella sede diplomatica americana, funzionari del governo cubano, il vescovo della chiesa cattolica a L'Avana e gruppi di dissidenti, oppositori del regime comunista. Solo alla residenza dell'ambasciatore, invece, è previsto più tardi un breve incontro con i dissidenti anti-castristi.  Il viaggio del segretario di Stato, John Kerry, a Cuba non è piaciuto a Jeb Bush, candidato repubblicano alla Casa Bianca, che lo ha definito un "regalo per Fidel". E' un "regalo di compleanno, simbolo del consenso dell'amministrazione Obama al suo spietato retaggio", ha detto riferendosi al compleanno di Fidel Castro, 89 anni, festeggiato nella giornata ieri.

Fonte: rainwes.it

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