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Il 2 aprile del 2015 147 persone, per lo più studenti, furono uccise in un attacco armato del gruppo estremista islamico somalo al Shabaab presso il Garissa University College, un campus universitario di Garissa, nel nord-est del Kenya vicino al confine con la Somalia. Stando alle ricostruzioni fornite allora dalle autorità locali, quattro miliziani entrarono in uno degli edifici del college, uccisero le due guardie all’ingresso e poi si misero a sparare indiscriminatamente uccidendo decine di studenti in pochi minuti. Circa 500 studenti riuscirono a scappare, 79 dei quali feriti nella sparatoria. Alle ore 5.30 locali un gruppo di guerriglieri fece irruzione nel campus di Garissa, utilizzando delle bombe e uccidendo le due persone adibite alla sorveglianza dell'ingresso. Una volta penetrati nella struttura, si sono recati nel dormitorio dell'università, dove hanno svegliato gli studenti e chiesto loro che religione professassero: i cristiani venivano uccisi immediatamente. Le forze di polizia keniote, dopo uno scontro a fuoco prolungatosi sino alle 21.30 circa, sono riusciti a impossessarsi del campus.

Da maestro in una scuola coranica a ideatore della strage più grande del Kenya. L’intelligence kenyota non ha avuto dubbi: la mente del massacro dei studenti cristiani nel campus dell’università di Garissa è lui, Mohamed Mohamud Kuno, conosciuto anche come Dulyadin e Gamadhere. Ex maestro in una scuola religiosa islamica, professione poi abbandonata per unirsi agli islamisti somali di al Shabaab, di cui è diventato un leader per quanto riguarda le operazioni in Kenya. Prima dell'insegnamento lavorava per una fondazione che si occupava di aiutare i musulmani più poveri nel mondo. Poi, dal 1997 al 2000, ha diretto l'istituto Madrasa Najah a Garissa e successivamente si è unito alle Corti Islamiche in Somalia. Secondo la polizia, è indubbiamente lui ad aver ideato l’attacco al campus, anche perché tra gli istituti scolastici di Garissa Kuno era di casa. L'intelligence sapeva che stava pianificando attentati per il periodo di Pasqua, ma non è riuscita a fermarlo. Kuno è stato più veloce, cinico e spietato. Le sue posizioni si sono radicalizzate col passare degli anni fino a quando ha deciso di dedicarsi anima e corpo al terrorismo unendosi agli al Shabaab.

“Di quel triste giorno ricordo i ragazzi suddivisi in file, sulla base della propria religione. Ricordo che quasi tutti i cristiani sono stati uccisi. E ricordo il numero delle vittime, 148: ragazzi innocenti, indifesi e disarmati”. In un’intervista esclusiva ad Aiuto alla Chiesa che Soffre, l’arcivescovo di Mombasa, monsignor Martin Musonde Kivuva, torna con la mente al  giorno in cui un commando di uomini armati appartenenti al gruppo terroristico al-Shabab, hanno fatto irruzione al Garissa University College. I fondamentalisti hanno preso in ostaggio oltre 700 studenti, dividendoli tra musulmani e cristiani sulla base della loro capacità di rispondere ad alcune domante relative alla religione islamica. Secondo quanto riportato da testimoni, i musulmani sono stati liberati mentre i cristiani uccisi. In questo primo tragico anniversario molte in Kenya le iniziative a memoria dei giovani assassinati. Nell’arcidiocesi di Mombasa, di cui la diocesi di Garissa è suffraganea, oggi si terrà un momento di preghiera. “Dal momento che lo scorso anno la strage è avvenuta nel Giovedì Santo abbiamo tuttavia voluto ricordarli già durante la Settimana Santa e soprattutto nel corso della Via Crucis, assieme ad altre vittime del terrorismo, tra cui le quattro religiose uccise in Yemen il mese scorso”. I leader di tutte le religioni si sono inoltre recentemente incontrati “per ribadire insieme il nostro no al terrorismo e affermare a voce alta che fatti come quello avvenuto all’University College non devono accadere”.

Monsignor Kivuva riferisce come dall’attacco ad oggi siano state rafforzate le misure di sicurezza delle chiese ma anche di scuole ed università. “Al momento la situazione sembra tranquilla, ma non si possono escludere nuovi attacchi. Una nota sicuramente positiva è però la maggiore consapevolezza dei kenioti in merito al pericolo del terrorismo. Molte famiglie oggi sono attente a che i propri figli non frequentino le aree a forte presenza di estremisti”. Il presule sottolinea infatti come a causa della mancanza di lavoro, educazione e prospettive, i giovani kenioti siano facilmente reclutati previo compenso da al-Shabab. “Una delle migliori strade per permettere ai ragazzi di rimanere sulla retta via è quella di offrire loro formazione ed opportunità lavorative. E poi educazione, educazione, educazione. È la prima cosa di cui il nostro paese ha bisogno per andare avanti”.

 

Don Salvatore Lazzara

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