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In Francia e precisamente a Parigi, (come potete vedere nel video qui sotto), Domenica 6 Marzo, si è svolta la Maratona #SemiParis2016 per ricordare i cristiani d’oriente perseguitati. Hanno partecipati all’evento 600 volontari, 1300 corridori, 1.000 aziende.

Sempre più frequenti gli attacchi contro il cristianesimo mediorientale.  Alla luce di fatti avvenuti di recente nello Yemen, dove quattro suore missionarie della carità, la Congregazione fondata da madre Teresa di Calcutta, sono state trucidate da un commando di uomini armati che ha attaccato questa mattina il loro convento, nella città yemenita di Aden, non possiamo tacere. Oltre alle suore, sono rimasti uccisi durante l’attacco terrorista anche l’autista e almeno due altri collaboratori etiopi della comunità, mentre è scampata alla morte la superiora del convento. Tra le vittime, anche anziani e disabili assistiti dalla comunità. Il bilancio complessivo, secondo fonti locali, è di almeno 16 vittime, mentre per ora non si hanno notizie del sacerdote salesiano indiano Tom Uzhunnalil, che risiedeva presso il convento delle suore, dopo che la chiesa della Sacra Famiglia ad Aden era stata saccheggiata e data alle fiamme da uomini armati non identificati, lo scorso settembre. Due delle suore uccise erano ruandesi, una era indiana e la quarta veniva del Kenya. 

Possiamo rimanere indifferenti dinanzi alle persecuzione dei fratelli cristiani d’oriente?  Risponde, alla domanda un cristiano iracheno Nabil Abdel Hussein Jabuk: “Anche se testimoniare Cristo è un compito difficile, godere della libertà della nostra fede, andare contro corrente, rimanere saldi agli insegnamenti del Maestro, è una sfida che ci interpella ogni giorno. Gli attacchi mediatici puntano allo sgretolamento della nostra fede ed all’incatenamento a dei falsi ideali di libertà, che invece di renderci liberi rallentano ed ostacolano il nostro incontro con Gesù”. Mentre A.G. 68 anni, afferma: “Dal momento che sono catechista da otto anni, ho intrattenuto con i miei rapitori delle discussioni sulla fede cristiana, quasi ogni giorno per un mese. Mi ascoltavano parlare del Vangelo, dell'amore del prossimo, del perdono e alcuni prendevano appunti. Mi hanno parlato a loro volta dell'islam. Questo dialogo fraterno ha finito per avvicinarci. Quando mi hanno rilasciato si sono augurati di rivedermi per continuare queste discussioni”. Un altro che ha visto torturare suo figlio invece dice: “Ho capito la sofferenza della Vergine Maria davanti alla sofferenza di suo Figlio. Nonostante la mia timidezza cronica, ho trovato le parole per difendere la croce e la mia fede, Maria mi ha sostenuto”.

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Don Salvatore Lazzara

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