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Continuano all’insegna del dialogo e del confronto i lavori del Sinodo. Nonostante i veleni lanciati contro l’assemblea, per condizionarne i lavori e l’esito finale, la riflessione procede all’insegna della serenità. Le accuse al Papa di aver “confezionato e condizionato” i risultati del Sinodo, non trovano riscontro nella realtà. I Padri, secondo quanto riferito al briefing, parlano liberamente. Ognuno esprime le sue posizioni con rispetto, cercando, alla luce della Parola di Dio, di dare risposte concrete per migliorare la comprensione della Famiglia nella vita della Chiesa. Pertanto sembrano incomprensibili gli attacchi da una certa parte che si identifica con i cosiddetti “conservatori” o “tradizionalisti”. Tanto per placare le polemiche, nel coro dei benpensanti si aggiungono i “progressisti”, che sono altrettanto critici quando le loro idee non vengono prese in considerazione. Le distinzioni a cui fanno riferimento alcuni ambienti ecclesiali e non, creano divisione. San Paolo chiedeva di identificarsi a Cristo, piuttosto che in gruppi o sigle di potere.

Certamente nel dialogo possono emergere posizioni diverse, -anche San Pietro e San Paolo avevano visioni divergenti sulla vita della Chiesa. Ma non per questo l’annuncio del Vangelo è stato sminuito o alterato-, a volte distanti tra loro a cui non è possibile giungere ad una intesa, se non sacrificando le proprie prospettive per far emergere solo ed esclusivamente la Verità. La notizia diffusa nel web sulle presunte dimissioni del Papa, priva di qualsiasi fondamento, non fa altro che alimentare sospetti, sviando così l’attenzione dell’opinione pubblica e dei fedeli, sulle questioni cruciali che in questi giorni stanno occupando la riflessione sinodale. Non meno casuali sono le notizie riguardanti il coinvolgimento di alcuni sacerdoti e religiosi in casi di pedofilia e di omosessualità. L’informazione ad orologeria funziona, ed è alimentata da quanti vogliono ostacolare il cammino della Chiesa.

L’Omelia all’ora terza tenuta dall’Arcivescovo Ioannis Spiteris, O.F.M. Cap., ha sottolineato con vigore la tentazione presente nella vita della Chiesa, che bisogna evitare per non cadere nella trappola del maligno: “Il fariseismo (quello imperante ai tempi di Gesù) è sempre pronto a riaffiorare là dove non c'è sufficiente ascolto della Parola da accogliere con gioia e mettere in pratica. Che ognuno di noi - sacrificando dentro di sé il dare ascolto alle tante voci che ci spingono a trovare la salvezza nelle nostre buone opere, facendo tacere la voce del Signore che ci invita all’amorosa comunione con lui - possa affidarsi a Lui che tutto può e che tiene continuamente aperte le braccia per accoglierci”.

Dopo la preghiera, hanno preso avvio i lavori. Gli interventi in lingua Italiana, Francese e Spagnolo, sono stati complessivamente 75: 15 tra africani ed asiatici; 10 America Latina; pochi dall’America del Nord. Le riflessioni condivise nei circoli, secondo quanto riferito da Padre Lombardi, hanno riguardato: “la famiglia come via privilegiata della Chiesa”, “la famiglia come scuola di umanità e santificazione”. Mentre ieri sera come preludio al dibattito odierno, si è discusso del rapporto della famiglia con la preghiera, la Riconciliazione e l’Eucarestia. Durante i lavori è stato sviluppato il tema della misericordia intesa come “vicinanza e tenerezza” verso quanti hanno il cuore ferito. Non potevano mancare a scanso di equivoci le precisazioni su “misericordia e verità” e “misericordia e giustizia”. La misericordia non è questione di debolezza. Essa è il riflesso dell’Amore di Dio per gli uomini. Dunque per avere famiglie solide è opportuno guidarle all’incontro con Gesù, tramite “la formazione alla vita cristiana” e la “catechesi”. Il ragionamento sulle questioni citate, ha portato diversi interventi ad interrogarsi sulle famiglie in difficoltà alla luce “dell’indissolubilità del matrimonio”, intesa come “profezia” della Chiesa per la salvezza del mondo.

I partecipanti, si sono soffermati ad analizzare le situazioni della famiglie cosiddette “interreligiose”. Cioè quei nuclei familiari nei quali insiste una differente fede religiosa dei coniugi. Le famiglie “interconfessionali” hanno bisogno di una saggia comprensione pastorale per poter adempiere alla loro vocazione e missione di essere un segno e un mezzo visibile di unità all’interno delle loro Chiese e comunità religiose. Ciò di cui hanno innanzitutto bisogno è una comprensione pastorale che si concentri sulla crescita del matrimonio nel rispetto dell’unità e dell’uguaglianza dei coniugi. E’ stata accennata l’attenzione verso le famiglie militari, verso le quali è necessario porre una particolare attenzione in virtù del servizio che rendono per il bene della collettività.

Un vescovo, durante il dibattito ha invitato la Chiesa a riflettere sulle proprie responsabilità in ordine alla “crisi” matrimonio: “Cosa abbiamo fatto? Quali sono le emergenze a cui non abbiamo saputo dare risposta?”  E’ stata richiamata con forza a tal proposito la funzione profetica della comunità ecclesiale. Fino a quando ci sarà confusione e non chiarezza, non potrà essere superata nessuna crisi. Non sono mancate le testimonianze di alcune coppie sul valore della famiglia, che hanno aiutato a comprendere meglio il matrimonio alla luce del Vangelo. A temine della seconda sessione, sono iniziate le discussioni sull’accesso alla comunione da parte dei divorziati. Ma questo è un altro capitolo che vi racconteremo Lunedì prossimo, all’inizio della seconda settimana del Sinodo sulla famiglia.

Don Salvatore Lazzara  

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