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Basterebbe avere la pazienza di leggere il testo della Relazione finale per capire che certi articoli probabilmente erano già scritti prima ancora che il Sinodo finisse. Come è possibile aprire le testate dei quotidiani con titoli falsi e non rispondenti alle indicazioni della Relatio Finalis? La “prudente” apertura verso i divorziati risposati, è una strada ancora da verificare, anche se è stata ribadita la vicinanza e della Chiesa nei loro confronti. I vescovi sono chiamati ad “esaminare” caso per caso, alla luce del Magistero per dare risposte concrete a quanti vivono condizioni di disagio matrimoniale e familiare. Continua la campagna mediatica di disinformazione tesa a creare confusione. La sfacciata disonestà intellettuale del giornalismo che deve falsare, mistificare, inventare per sopravvivere, non rende un servizio alla Verità, ma agli interessi di parte. La cosa più fastidiosa è la superficialità con cui certa stampa prende in giro chi vive situazioni di sofferenza, strumentalizzandole e gettandole in pasto nella fauci affamate delle ideologie imperanti. Sono passati “volutamente” inosservati, due paragrafi, importanti e fondamentali, dove viene condannata l’ideologia gender ( n. 8), giudicata pericolosa per la sussistenza della famiglia, e  il n. 76, dove i Padri ribadiscono alla luce della tradizione ecclesiale la posizione della Chiesa sull’omosessualità, e i “progetti” di equiparazione al matrimonio alle unioni tra persone dello stesso sesso. Sorge una domanda: perché i mezzi di comunicazione, hanno puntato l’attenzione sulla comunione ai divorziati che peraltro non viene nemmeno citata nel documento, trascurando deliberatamente l’appello sulla teoria gender e unioni gay?

Numero 8: “Una sfida culturale odierna di grande rilievo emerge da quell’ideologia del “gender” che nega la differenza e la reciprocità naturale di uomo e donna. Essa prospetta una società senza differenze di sesso, e svuota la base antropologica della famiglia. Questa ideologia induce progetti educativi e orientamenti legislativi che promuovono un’identità personale e un’intimità affettiva radicalmente svincolate dalla diversità biologica fra maschio e femmina. L’identità umana viene consegnata ad un’opzione individualistica, anche mutevole nel tempo. Nella visione della fede, la differenza sessuale umana porta in sé l’immagine e la somiglianza di Dio (cf. Gn 1,26-27). «Questo ci dice che non solo l’uomo preso a sé è immagine di Dio, non solo la donna presa a sé è immagine di Dio, ma anche l’uomo e la donna, come coppia, sono immagine di Dio. […] Possiamo dire che senza l’arricchimento reciproco in questa relazione – nel pensiero e nell’azione, negli affetti e nel lavoro, anche nella fede – i due non possono nemmeno capire fino in fondo che cosa significa essere uomo e donna. La cultura moderna e contemporanea ha aperto nuovi spazi, nuove libertà e nuove profondità per l’arricchimento della comprensione di questa differenza. Ma ha introdotto anche molti dubbi e molto scetticismo. […] La rimozione della differenza […]è il problema, non la soluzione» (Francesco, Udienza generale, 15 aprile 2015)".

Numero 76. “La Chiesa conforma il suo atteggiamento al Signore Gesù che in un amore senza confini si è offerto per ogni persona senza eccezioni (MV, 12). Nei confronti delle famiglie che vivono l’esperienza di avere al loro interno persone con tendenza omosessuale, la Chiesa ribadisce che ogni persona, indipendentemente dalla propria tendenza sessuale, vada rispettata nella sua dignità e accolta con rispetto, con la cura di evitare «ogni marchio di ingiusta discriminazione» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 4). Si riservi una specifica attenzione anche all’accompagnamento delle famiglie in cui vivono persone con tendenza omosessuale. Circa i progetti di equiparazione al matrimonio delle unioni tra persone omosessuali, «non esiste fondamento alcuno per assimilare o stabilire analogie, neppure remote, tra le unioni omosessuali e il disegno di Dio sul matrimonio e la famiglia» (Ibidem). Il Sinodo ritiene in ogni caso del tutto inaccettabile che le Chiese locali subiscano delle pressioni in questa materia e che gli organismi internazionali condizionino gli aiuti finanziari ai Paesi poveri all’introduzione di leggi che istituiscano il “matrimonio” fra persone dello stesso sesso”.

Don Salvatore Lazzara

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