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Il problema non è il monsignore gay. Il problema non è solo il peccato e il peccatore. Il Sacramento della Confessione è voluto da Dio proprio per sorreggere l'umana debolezza. E nessuno più del Signore conosce quanto gli uomini siano deboli e bisognosi di perdono. Tutti. Nessuno escluso. Forse io che scrivo ho meno peccati? No. Ne ho di più. Il nocciolo della questione è voler vivere e perseverare nel peccato. Pretendere dall’Altissimo di non cambiare una virgola, rifiutando di essere modellati come la creta nelle mani del vasaio. Anzi invochiamo, in nome della bontà, la giustificazione divina a tutte le voglie che passano per la mente. Come diceva Bonhoeffer, il mondo odierno, supportato da certe ideologie, pretende dalla Chiesa “la grazia a buon mercato”. Cioè ricevere misericordia o, meglio, essere assecondati nel peccato senza convertirsi. In ultima analisi, il vero obiettivo è pretendere la cancellazione di un Comandamento. Il fulcro della questione è che un prete e teologo affermi che vivere in castità è “inumano".

Gesù che ha vissuto in continenza era inumano? La Santa Vergine Maria che ha vissuto in continenza perfetta è inumana? Le schiere innumerevoli di santi e sante vissuti in continenza sono inumani? Una cosa inumana c'è: la smania di protagonismo esasperato, condito dal sincretismo teologico e religioso che acceca pure le menti dei teologi. Il professor Maurizio Bossi - sessuologo e andrologo tra i più apprezzati e conosciuto per le sue partecipazioni a trasmissioni radiotelevisive dove parlava di sesso non certo in un'ottica cattolica -, da medico onesto qual è, ha affermato che la continenza, se scelta volontariamente, è naturale tanto quanto i rapporti sessuali. Quanti definiscono inumana la continenza non solo vogliono cambiare l'insegnamento di Gesù Cristo, ma ignorano perfino i più elementari assunti della medicina dimostrati dalla scienza.

Siamo alla vigilia del Sinodo. Stasera con la grande veglia di preghiera in Piazza San Pietro, presieduta da Papa Francesco, la Chiesa si raccoglie in preghiera per chiedere allo Spirito Santo la luce necessaria per riflettere sul grande dono della famiglia, come cellula viva della Comunità Cristiana e della società, in vista della celebrazione del Sinodo, verso cui sono rivolti gli occhi e le speranze degli uomini di buona volontà. Ormai siamo abituati a tutto. Come è accaduto nel recente viaggio del Papa a Cuba e negli Stati Uniti. I media puntualmente hanno oscurato gli appelli del Pontefice sulla famiglia, verso la quale è stato chiesto di avere più attenzione e protezione. Sarà un caso? Proprio ora, in questo passaggio delicatissimo e cruciale, casualmente, Mons. Krzysztof Charamsa, officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede e secondo segretario della Commissione teologica internazionale, ha rivelato ieri sera ai media polacchi di essere gay e di avere un compagno.

ka4Le polemiche sugli incontri del Papa. Nei giorni scorsi le polemiche - soprattutto statunitensi - sul significato del breve incontro nella nunziatura di Washington tra Francesco e Kim Davis, l’impiegata di Contea del Kentucky arrestata perché si rifiutava di rilasciare una licenza di matrimonio a una coppia omosessuale. Subito dopo, un altro quotidiano di importanza nazionale pubblica nel sito on-line, con una puntualità sconcertante, il video dell'incontro avvenuto nella stessa nunziatura tra Bergoglio e il suo ex alunno omosessuale, il quale era accompagnato dal compagno, dalla madre e da alcuni amici. Francesco ha voluto rivedere una persona che conosce fin dagli anni Sessanta e al suo gesto non sono da attribuire particolari significati, tanto più che non è la prima volta che accade. Anche se i più acuti osservatori hanno segnalato la precisazione di Padre Lombardi sull’impiegata obbiettrice di coscienza, e non sull’“abbraccio” dato dal Santo Padre al compagno del suo antico alunno, sbarcato dall’Argentina “solo” per salutare il vecchio insegnate. Forse non c’era nulla da precisare, perché, tutto appare chiaro. No? Lo scorso gennaio, il Santo Padre aveva accolto in Vaticano Diego Neria Lejarraga, un transessuale spagnolo e la sua fidanzata. L'ex donna, di 48 anni, aveva scritto al Pontefice denunciando di essere stato emarginato dalla Chiesa nella sua città di Plasencia, in Estremadura, dopo il cambio di sesso. Potrebbe essere molto importante sentire in “cosa” la Chiesa “brutta, cattiva ed omofoba”, ha discriminato questo gentile signore, facendolo sentire emarginato dalla vita ecclesiale. Ma questo è un altro discorso.

ka2Lo scoop. Nei giorni scorsi, il citato prelato ha pubblicato un lungo articolo sul settimanale cattolico polacco Tygodnik Powszechny, criticando il linguaggio di alcuni sacerdoti del suo Paese nei confronti dei gay. Poi, nel tardo pomeriggio di ieri, la rivelazione rilanciata dai media polacchi: “Sono gay, ho deciso di renderlo pubblico, non posso più nascondermi, ho un compagno”. Charamsa ha scelto con attenzione i tempi, dato che oggi sarà presente a Roma, alla prima assemblea internazionale dei cattolici LGBT, organizzata dal Global Network of Rainbow Catholics, alla vigilia del Sinodo sulla famiglia. Il sacerdote ha spiegato di non potersi più nascondere e di non voler più agire da “fariseo”. Ha detto che l'essersi innamorato di un uomo lo ha fatto sentire meglio anche come sacerdote (?). Forse ha dimenticato le promesse sacerdotali di amare Cristo sopra ogni cosa, per essere felice e servire con gioia il popolo di Dio. Il sacerdote in questione ha quindi criticato fortemente l'atteggiamento della Chiesa nei confronti dell'omosessualità.

Nascono alcune contraddizioni: perché ha tenuto nascosta la sua “vera” identità per tutti questi anni dentro la Chiesa omofoba e oscurantista? Perché ha deciso di servire il Corpo di Cristo, pur non vivendo serenamente con se stesso? Questa vicenda permetterà di reagire con parole forti sul tema matrimonio omosessuale e quindi su: desessualizzazione della genitorialità; identità liquida e transitoria del maschile e del femminile; trasformazione dei bambini in oggetti di compravendita; sfruttamento delle donne come meri uteri da affittare; commercializzazione della maternità; trasformazione delle persone in cose.

La pressione dei media. In realtà sono diversi giorni che il Corriere – che da tempo, insieme a Repubblica, mira insistentemente ad accreditarsi come il nuovo Osservatore Romano – si occupa del Sinodo, dando voce anche a cardinali (si pensi a Scola) lontani dalle posizioni di Kasper e dalle dichiarazioni esplosive di oggi. Tuttavia è interessante notare come, nei giorni immediatamente prossimi al Sinodo, le interviste che hanno trovato spazio siano tutte di tenore simile, vale a dire progressiste o addirittura, come oggi, per il riconoscimento delle unioni gay. Vengono in mente due frasi. La prima è di Papa Francesco: “In Vaticano esiste una potente lobby gay”. La seconda è di Giulio Andreotti: “A pensar male si fa peccato, ma spesso s’indovina”.

Le dichiarazioni del Portavoce della Sala Stampa della Santa Sede. Un gesto “grave” che mira a esercitare una “indebita pressione mediatica” sul Sinodo per la famiglia che inizia domani. La Sala Stampa vaticana reagisce con queste parole del suo direttore, padre Lombardi, all’intervista rilasciata da mons. Krzystof Charamsa al Corriere della Sera, nella quale il teologo polacco si dichiara omosessuale e convivente. "La scelta di operare una manifestazione così clamorosa alla vigilia della apertura del Sinodo appare molto grave e non responsabile, poiché mira a sottoporre l'assemblea sinodale a una indebita pressione mediatica. Per questo motivo - nonostante il rispetto che meritano le vicende e le situazioni personali e le riflessioni su di esse – “non potrà continuare a svolgere i compiti precedenti presso la Congregazione per la Dottrina della Fede e le università pontificie, mentre gli altri aspetti della sua situazione sono di competenza del suo ordinario diocesano”. Poco dopo è arrivato un commento di Charamsa: “Cercherò lavoro”. Il Prelato aggiunge che “è pronto per la stampa, in italiano e in polacco, un libro in cui metto la mia esperienza a nudo”. Ora, prima di elevare mons. Charamsa a vittima dell’omofobia Vaticana, una domanda: quanti preti conoscete che hanno dichiarato al Corriere di avere una donna e sono rimasti al loro posto? Ecco, appunto: qui non c’entrano le discriminazioni, ma il buon senso.

ka3La conferenza stampa di Mons. Krsztof Charamsa. Accanto a piazza del Popolo si presenta con il suo compagno Eduardo e annuncia l’uscita di un libro di memorie. Dopo decine di interviste alle tv di mezzo mondo, finisce che, a richiesta di un plotone di fotografi, abbraccia il compagno sulla soglia del ristorante in cui ha incontrato i cronisti.  Krysztof Charamsa chiede al Papa anche di modificare il catechismo e afferma che informerà personalmente il Pontefice: “Devo ancora consegnargli la lettera”. L’apparato mediatico pensa in questo modo di mettere in difficoltà la Chiesa, richiamando principi e dichiarazioni per giustificare ed affermare le sue teorie? Tutta questa gente inganna se stessa. La Chiesa, come insegna Gesù nel Vangelo, non è del mondo e nemmeno deve essere a passo con i tempi, intesi come la smania di “piacere” a tutti i costi alle lobby di potere. Non lo è mai stata e non lo sarà mai. Semplicemente perché è portatrice della Verità discesa dal cielo, che non muta nel tempo e secondo i capricci degli uomini. È una tentazione demoniaca. La stessa usata dal serpente per far cadere nel peccato Adamo ed Eva. Quindi, carissimo confratello, non entro nel merito del rapporto con il tuo compagno ("chi sono io per giudicare" due persone che si "amano"?), perché tutti possono passare momenti difficili, a motivo di scelte sbagliate e di paure mai superate. La sequela di Cristo non è semplice. Passare per la cruna di un ago, non guardare la pagliuzza dell’occhio del fratello piuttosto che la propria trave, non è roba da poco. Ma strumentalizzare il servizio alla Chiesa, chiedendogli di piegare l’insegnamento immutabile del Magistero alle emozioni e alle voglie personali, non è Evangelico. Certo sarà meraviglioso agli occhi del mondo, che guarderà a questa storia come l’apice di una legittimazione falsificata della misericordia.

Scorrono sotto ai miei occhi le parole dure del cardinale Ratzinger nella famosa Via Crucis del 2005, pochi mesi prima di essere elevato al Soglio di Pietro: “Che cosa può dirci la terza caduta di Gesù sotto il peso della croce? Forse ci fa pensare alla caduta dell’uomo in generale, all’allontanamento di molti da Cristo, alla deriva verso un secolarismo senza Dio. Ma non dobbiamo pensare anche a quanto Cristo debba soffrire nella sua stessa Chiesa? A quante volte si abusa del santo sacramento della sua presenza, in quale vuoto e cattiveria del cuore spesso egli entra! Quante volte celebriamo soltanto noi stessi senza neanche renderci conto di lui! Quante volte la sua Parola viene distorta e abusata! Quanta poca fede c’è in tante teorie, quante parole vuote! Quanta sporcizia c’è nella Chiesa, e proprio anche tra coloro che, nel sacerdozio, dovrebbero appartenere completamente a lui! Quanta superbia, quanta autosufficienza!”.

E ancora la riflessione sullo spirito del mondo, tenuta pochi attimi prima di entrare in Conclave: “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi decenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero... La piccola barca del pensiero di molti cristiani è stata non di rado agitata da queste onde - gettata da un estremo all’altro: dal marxismo al liberalismo fino al libertinismo, dal collettivismo all’individualismo radicale, dall’ateismo ad un vago misticismo religioso, dall’agnosticismo al sincretismo. Avere una fede chiara, secondo il Credo della Chiesa, viene spesso etichettato come fondamentalismo. Mentre il relativismo, cioè il lasciarsi portare ‘qua e là da qualsiasi vento di dottrina’, appare come l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni. Si va costituendo una dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”.

“Dobbiamo essere animati da una santa inquietudine: l’inquietudine di portare a tutti il dono della fede, dell’amicizia con Cristo (...). E dobbiamo portare un frutto che rimanga. Tutti gli uomini vogliono lasciare una traccia che rimanga. Ma che cosa rimane? Il denaro no. Anche gli edifici non rimangono; i libri nemmeno. Dopo un certo tempo, più o meno lungo, tutte queste cose scompaiono. L’unica cosa, che rimane in eterno, è l’anima umana, l’uomo creato da Dio per l’eternità. Il frutto che rimane è perciò quanto abbiamo seminato nelle anime umane – l’amore, la conoscenza; il gesto capace di toccare il cuore; la parola che apre l’anima alla gioia del Signore. Allora andiamo e preghiamo il Signore, perché ci aiuti a portare frutto, un frutto che rimane. Solo così la terra viene cambiata da valle di lacrime in giardino di Dio”.

Don Salvatore Lazzara

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Commenti   

#1 PREGHIAMO!!!...Maria Gladys.vc 2015-10-05 23:24
ANCORA GRAZIE PER OGNI PAROLA DI QUESTO ARTICOLO..
CREDO CHE IL GRANDE SBAGLIO DELL'ESSERE UMANO É:..ALLONTANARSI DA DIO...
E COME TI ALLONTANI DA LUI?...
QUANDO NOI CONSACRATI...ABBIAMO MESSO IN PRIMO LOGO IL NOSTRO ...DUNQUE É QUÍ QUANDO INCOMINCIANO I NOSTRI SBAGLI....E CI DICIAMO A NOI STESSI:
....DIMENTICANDO QUELLO CHE ABBIAMOCI IMPARATO NEGLI INIZI DELLA FORMAZIONE...NEL PRIMO ATTIMO DELLA CHIAMATA DI DIO A CIASCUNO DI NOI........E NEL TRASCORSO DEI CAMMINI....ABBIAMO DIMENTICATO CERCARE DIO NEL DESERTO....QUINDI ABBIAMO LASCIATO DI PARLARE CON DIO........PREGHIAMO PER TUTTI E LA NOSTRA CONVERSIONE...MAI É TARDI..
NUOVAMENTE, GRAZIE CARO DON SALVATORE..O PADRE SALVATORE....LA VERGINE PROTEGGA IL VOSTRO ESSERE SACERDOTALE!!..

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