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Finita la Seconda Guerra Mondiale, la più alta autorità ebraica italiana, il rabbino capo di Roma, Israel Anton Zoller scrisse: «Ciò che il Vaticano ha fatto per gli ebrei resterà indelebilmente ed eternamente scolpito nei nostri cuori. Ha fatto cose che resteranno per sempre un titolo di onore per il Cattolicesimo» . Zoller, per evitare di essere accusato di viltà e di essersi convertito solo per evitare le persecuzioni riservate ai suoi correligionari, attese il 1945 (13 febbraio) per battezzarsi. Ritenne Papa Pio XII così importante per il suo cammino spirituale che, al momento di ricevere il battesimo cattolico nella basilica di Santa Maria degli Angeli, scelse il nome di Eugenio Pio, in onore al Papa, il cui nome di battesimo era quello di Eugenio Pacelli. Non mancò chi ipotizzò che la sua conversione fosse frutto della riconoscenza verso Pio XII, ma Zolli ribadì sempre che il percorso verso il Cattolicesimo era maturato negli anni precedenti, con lo studio delle Scritture e con la meditazione. Anche la moglie e la figlia si convertirono: Emma aggiunse al proprio nome quello di Maria, mentre la conversione e il successivo battesimo di Myriam giunsero un anno più tardi.

Martin Gilbert, storico di origine ebraica famoso come biografo ufficiale di Winston Churchill e come uno dei più noti studiosi dell’Olocausto, autore di 72 libri, molti dei quali sull’argomento,  Ha dedicato gran parte della sua vita a declassificare i documenti e verificare testimonianze sulla storia ebraica. Ha affermato: «Come storico ebreo, ho a lungo sentito il bisogno di rivelare pienamente l’aiuto cristiano agli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale e la storia degli uomini che sono stati coinvolti nel salvataggio». Gilbert ha anche parlato del ruolo del Vaticano e dei suoi rappresentanti: «All’inizio erano soprattutto preoccupati per il destino degli ebrei che si erano convertiti al cristianesimo, ma quando il delitto divenne evidente il Vaticano ha espresso preoccupazione non solo per la loro macellazione, ma ha incoraggiato i rappresentanti pontifici in Europa a compiere ogni sforzo a favore dei perseguitati».

Cadono dunque le accuse a Pio XII, il quale «ha ritenuto, a mio parere correttamente, che l’intervento diretto avrebbe avuto conseguenze disastrose nelle forme di rappresaglia e un’escalation di ebreipersecuzione. Scomunicando Hitler non avrebbe ottenuto altro che aumentare la persecuzione dei cattolici sotto la loro sfera di controllo». Gilbert ha poi raccontato che «sacerdoti e vescovi cattolici hanno lavorato per salvare gli ebrei in ogni paese in cui venivano minacciati, tra cui Francia, Italia e Polonia, paese che era in vigore la pena di morte per coloro che aiutavano gli ebrei». Molti cattolici vennero massacrati per questi aiuti, come accadde alla famiglia Ulma (di cui è stato avviato il processo di beatificazione).

«In Ungheria», ha proseguito lo storico ebreo, «il Nunzio Apostolico Angelo Rotta ha condotto uno sforzo diplomatico tale da salvare oltre un centinaio di migliaia di ebrei. In Francia, la Chiesa cattolica è stata molto attiva nel salvare decine di migliaia di persone e in Italia, chiese e monasteri sono stati i primi a salvare vite umane. Quando le SS vennero a Roma, la Santa Sede prese sotto la sua protezione centinaia di migliaia di ebrei, accogliendoli in Vaticano e incoraggiando nel contempo tutte le istituzioni cattoliche a fare altrettanto». «Grazie a queste iniziative», Quindi «meno di un quarto di tutti gli ebrei romani furono imprigionati o deportati. La Chiesa cattolica è stata al centro di questa grande operazione di salvataggio. Io la definisco un’opera sacra».

Anche Luciano Tas, autorevole rappresentante della comunità ebraica romana già direttore del mensile ebraico Shalom, ha scritto nella ‘Storia degli ebrei italiani’ che «Centinaia di conventi, dopo l’ordine in tal senso impartito dal Vaticano, accolsero gli ebrei, migliaia di preti li aiutarono, altri prelati organizzarono una rete clandestina per la distribuzione di documenti falsi ». Il diplomatico Pinchas Lapide, eminente teologo ebreo, e a suo tempo console israeliano a Milano, dichiarò che Pio XII «fu lo strumento di salvezza di almeno 700.000, ma forse anche 860.000, ebrei che dovevano morire per mano nazista».

Sono queste le cifre di cui parlano gli storici ebrei per dimostrare la grande altezza morale e umanitaria di Papa Pio XII. Uno di questi è l’ebreo David Dali, professore di storia ebraica all’Universittà di Hartfordche, il quale entrando a piene mani sul dibattito circa l’azione della Chiesa durante l’Olocausto, afferma: «Nel corso del ventesimo secolo il popolo ebraico non aveva alcun amico più grande», ha dichiarato. E ancora: «Durante la seconda guerra mondiale, Pio XII ha salvato vite ebraiche più di chiunque altro, anche più di Oskar Schindler e Raoul Wallenberg».

Durante un’intervista apparsa su ReligionEnLibertad, lo storico ebreo, ha parlato delle leggende nere nate su questa vicenda storica: «C’è una nuova generazione di giornalisti anticattolici impegnati a screditare gli sforzi documentati di Pio XII per salvare gli ebrei durante l’Olocausto. Gli oppositori di Papa Eugenio Pacelli ignorano o eliminano lo studio illuminatore di Pinchas Lapide, teologo ebreo ed ex-console generale di Israele a Milano, il quale ha incontrato molti ebrei italiani sopravvissuti all’Olocausto. Lapide documenta come Pio XII ha incoraggiato a salvare almeno 700mila ebrei dai nazisti. Secondo altri calcoli, la cifra sale a 860.000». Lo storico continua: «abbiamo moltissima documentazione che dimostra come il Pontefice, durante l’occupazione tedesca di Roma, ha segretamente dato istruzioni al clero cattolico di salvare ogni vita umana possibile, con tutti i mezzi e con ogni rischio. In questo modo, migliaia di ebrei italiani vennero salvati dalla deportazione. Mentre l’80% degli ebrei europei morirono, in quegli anni l’80% degli ebrei italiani furono salvati. Nella sola Roma, 155 conventi e monasteri hanno dato rifugio a circa 5000 ebrei. Almeno 3000 ebrei fuorno salvati nella residenza pontificia di Castel Gandolfo». Lo storico Renzo De Felice, massimo esperto internazionale del fascismo, afferma: “l’aiuto della Chiesa nei confronti degli ebrei fu notevolissimo e in misura sempre crescente, esso fu prestato non solo dai singoli cattolici, ma da quasi tutti gli istituti cattolici e da moltissimi sacerdoti. Aiuto che, del resto, era già in atto da anni nei paesi occupati dai nazisti, In Francia come in Romania, nel Belgio come in Ungheria”. In Italia, dove l’intervento della Chiesa poteva coprire tutto il territorio, l’84% degli ebrei fu salvato dalla persecuzione.

ebrei4La Fondazione Pave the Way, con base negli Stati Uniti, fondata dall'ebreo Gary Krupp, ha annunciato il ritrovamento di molti documenti a testimonianza dell'azione svolta da Pio XII in difesa degli ebrei. “L'azione diretta di Papa Pio XII salvò la vita di più di 11.400 ebrei solo a Roma", ha spiegato Krupp. Dalla lista dei luoghi dove vennero nascosti gli ebrei compilata nel 1945 risulta che 100 conventi di suore, 45 case di religiosi e 10 parrocchie offrirono loro asilo. La punta più alta di rifugiati fu raggiunta dai francescani di San Bartolomeo all’Isola che ne nascosero 400. In un attestato delle Comunità israelitiche italiane che si trova al Museo della Liberazione in Via Tasso a Roma, si trova scritto: “Il Congresso dei delegati delle comunità israelitiche italiane, tenutosi a Roma per la prima volta dopo la liberazione, sente imperioso il dovere di rivolgere reverente omaggio alla Santità Vostra, (Pio XII, ndr) ed esprimere il più profondo senso di gratitudine che anima gli ebrei tutti, per le prove di umana fratellanza loro fornite dalla Chiesa durante gli anni delle persecuzioni e quando la loro vita fu posta in pericolo dalla barbarie nazifascista". Gideon Hausner, procuratore Generale israeliano, il 18 ottobre 1961 riferì: “Il clero italiano aiutò numerosi israeliti e li nascose nei monasteri e il Papa intervenne personalmente a favore di quelli arrestati dai nazisti”.  Anche l'autorevolissimo Rabbino Maurice Perlzweig, direttore del "World Jewish Congress", l'organo di rappresentana mondiale del popolo ebraico, ha confermato: “I ripetuti interventi del Santo Padre in favore delle comunità ebraiche in Europa hanno evocato un profondo sentimento di apprezzamento e gratitudine da parte degli ebrei di tutto il mondo”. Alla morte di Pio XII, Golda Meir, politica israeliana, scrisse: “Quando il terribile martirio si abbatté sul nostro popolo, la voce del Papa si elevò per le sue vittime. La vita del nostro tempo fu arricchita da una voce che chiaramente parlò circa le grandi verità morali. (…) Piangiamo un grande servitore della pace”. 

Don Salvatore Lazzara

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