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E’ un mistero non troppo velato, su come la coalizione internazionale in questi mesi di lotta al terrorismo, non abbia mosso un dito per salvare l’antichissima città di Palmira. Sono rimasti a guardare con i satelliti l’avanzata dell’Is, senza prendere decisioni strategiche importanti per scongiurarne la conquista. L’obiettivo strategico non era quello di combattere i fondamentalisti islamici che hanno messo a ferro e fuoco l’intera regione, ma indebolire ulteriormente l’esercito arabo siriano, impegnato nella difesa di Palmira e degli altri territori in mano all’IS, per rovesciare il governo legittimo di Assad.

FB IMG 1459756532616 resizedDal maggio scorso i media occidentali si sono interessati in più occasioni dell’occupazione della città archeologica di Palmira da parte delle milizie dello Stato Islamico. Vuoi per raccontare delle esecuzioni sommarie dei prigionieri dell’esercito siriano o del direttore del sito archeologico, l’82enna Khaled Assad. Addirittura in Italia  è stata indetta una manifestazione per ricordare il direttore del museo barbaramente trucidato dai terroristi. Oppure per lamentare le distruzioni compiute dai jihadisti al museo come nel sito archeologico dove sono stati devastati i templi di Baal Shamin e di Bel, oltre all’Arco di trionfo e a dozzine di tombe. Danni gravissimi con stime di almeno 5 anni per ristrutturare quanto è stato distrutto secondo Maamoun Abdelkarim, responsabile per le antichità e i musei siriani.

L’Occidente si è stracciato le vesti per le antiche reliquie profanate ma non ha fatto nulla per fermare lo scempio. Solo fiumi  di parole e promesse non mantenute. Nessuna forza internazionale ne ha garantito la sicurezza. Neppure una bomba della Coalizione ha colpito l’Isis in questo settore per non aiutare le truppe di Bashar Assad che hanno liberato la città dopo un’offensiva che in tre settimane è costa la vita, secondo alcune stime, a 400 miliziani del Califfato e 180 soldati governativi e loro alleati Hezbollah libanesi. La liberazione dai terroristi  dell’Is della storica città ha mostrato come la situazione in Siria sia cambiata dopo l'intervento della Russia, scrive la stampa occidentale. L'esercito siriano è ora in grado di poter preparare l'assalto contro Rakka, la cosiddetta capitale dello “Stato Islamico”. La conquista dell'antica città, inclusa nella lista del Patrimonio Mondiale dell'UNESCO, rappresenta una vittoria storica del presidente siriano Bashar Assad, scrive il "Washington Post". L'esercito siriano "a quanto pare ha avuto il sopravvento nella devastante guerra civile che era degenerata in un conflitto pericoloso mediato". E' inoltre una vittoria per la Russia, si evidenzia nell'articolo, l'intervento militare russo "ha inferto gravi danni ai gruppi fondamentalisti ed ha rafforzato la posizione di Assad".

La vittoria di siriani e russi a Palmira (celebrata ampiamente a Mosca, Teheran e Damasco)  è stata accolta con un fragoroso silenzio inFB IMG 1459756538009 resized Occidente. Nessuno proporrà decorazioni dell’Unesco ai militari siriani caduti per liberare un sito archeologico proclamato nel 1980 patrimonio dell’umanità, almeno a giudicare dalla sorta di imbarazzo misto a rabbia che si percepisce nelle cancellerie europee per il successo conseguito dalle forze di Damasco e di Mosca. La liberazione di Palmira rappresenta lo specchio più nitido dell’ambiguità dell’Occidente, incapace o privo della volontà di combattere davvero lo Stato Islamico e prono di fronte alle pretese dei regimi islamisti di Turchia, Arabia Saudita, Qatar ed Emirati Arabi Uniti pretenderebbero di sostituire il governo di Assad con la dittatura della sharia.

La vittoria strategicamente importante da un punto di vista militare dà peso alla tesi secondo cui il governo di Bashar Assad gioca un ruolo chiave nella lotta contro il Daesh. Questa opinione è condivisa dal britannico "The Guardian". La presa di Palmira, coadiuvata dagli intensi raid russi, "aumenta significativamente il morale" di Damasco e di Mosca, osserva il giornale. “Per Assad la riconquista di Palmira ha un'importanza simbolica e strategica. Le sue truppe godono ora di una posizione di vantaggio per lanciare un'offensiva su Raqqa, la capitale de facto dello Stato Islamico", — chiosa il giornale tedesco "Die Zeit. L’atteggiamento freddo di Usa e Gran Bretagna è stato fortemente criticato dai media anglosassoni. Robert Fisk, il più autorevole corrispondente britannico dal Medio Oriente, sull’Independent ha accusato soprattutto gli statunitensi di non aver mosso un dito alla caduta di Palmira nella mani del Califfato e di aver poi dimostrato di voler distruggere i jihadisti “ma non troppo”. Il giornalista britannico, non risparmia l’ironia sull’imbarazzato silenzio di Barack Obama e David Cameron di fronte alla liberazione della città, ricordando polemicamente come il governo di Sua Maestà non avesse invece esitato a ordinare di mettere le bandiere a mezz’asta quando morì il “re tagliatore di teste” di Riad. “Non eravamo noi occidentali a dover annientare l’Isis? Scordatevelo, a fare il lavoro ci pensano Putin e Assad. Pregate per la pace, gente” ha concluso sarcasticamente Fisk. Inutile negarlo. Il contrasto tra l’azione di siriani e russi e le chiacchiere dell’Occidente stanno infliggendo il colpo di grazia a quanto resta della nostra credibilità, soprattutto in Europa.

FB IMG 1459756532616 resizedNon solo nei confronti della comunità internazionale ma anche rispetto all’opinione pubblica interna, sempre meno fiduciosa circa le capacità dei governi di far fronte a minacce quali il terrorismo e l’immigrazione selvaggia gestita dalla malavita e guidata, non a caso, dagli stessi Paesi complici nell’affermarsi dello Stato Islamico e di altri movimenti jihadisti. Il direttore del Centro per il monitoraggio dei diritti umani in Siria Abdel Rahman rileva che gli islamisti hanno subito la più grave battuta d'arresto dalla nascita del Califfato nel 2013. Con la sconfitta di Palmira, il Daesh "perderà automaticamente il controllo del vasto deserto siriano", cita le sue parole "Die Welt". I media tedeschi dedicano particolare attenzione al restauro della storica città. Dalle pagine di "Tagesspiegel", lo storico dell'arte Horst Bredenkamp lancia un appello per iniziare al più presto il restauro dei monumenti danneggiati dagli islamisti a Palmira."L'arte della restaurazione dovrebbe trionfare sulle azioni distruttive dei terroristi". 

Intanto, mentre in Occidente si discute in sordina sui successi russi-siriani, nel territorio di Palmira e di conseguenza nella lotta contro il terrorismo, Il ministero della Difesa della Federazione Russa, ha dichiarato che già è in atto il lavoro degli artificieri e dei  sistemi robotici per lo sminamento: "in conformità con la decisione del presidente, gli artificieri, adempiranno al compito di sminare Palmira", — ha detto ai giornalisti  il comandante dello Stato Maggiore russo, il generale Valery Gerasimov. Le truppe di Damasco, coadiuvate dal genio dell'esercito russo,  nelle ultime ore, hanno disinnescato 1.230 mine e ordigni esplosivi artigianali lasciati da Isis. Dove sono le unità occidentali a sostegno di questa importante operazione di bonifica del territorio?

A Palmira le brutte sorprese non sono finite. Dopo la conquista, nel giro di ricognizione da parte dei militari,  nel quartiere Masakin al-Jahizia,FB IMG 1459756532616 resized è stata scoperta una fossa comune con circa quaranta di corpi, per la maggior parte di donne e bambini.  I resti umani recuperati sono stati decapitati e mostrano evidenti segni di tortura. Sana, l’agenzia di informazione siriana,  ipotizza che i cadaveri risalgano a un massacro commesso dall'Is a maggio 2015, quando uccise oltre 400 persone. La fonte ha infine aggiunto che sono ancora in corso le operazioni di sminamento della zona archeologica e di quella residenziale di Palmira.

Don Salvatore Lazzara*

 

* Alcune parti del seguente articolo sono tratte da: "Palmira liberata, ma non è merito dell'occidente", di Gianandrea Gaiani

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