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Siria. Assad attacca l'Occidente: “isteria su Aleppo per le sconfitte dei terroristi” - I Paesi occidentali discutono animosamente della situazione ad Aleppo non per le difficoltà e le sofferenze della popolazione civile, ma per il fatto che i terroristi sono circondati nei quartieri orientali della città, ha dichiarato il presidente siriano Bashar Assad in una intervista con il canale svizzero SRF1. "Tutta questa reazione isterica dei politici occidentali su Aleppo si basa su un motivo. Non perchè Aleppo è oggi sotto assedio. Aleppo è stata circondata dai terroristi per qualche anno, ma non abbiamo sentito una sola lamentela dai giornalisti occidentali su quanto avveniva in città. Non c'è stata nessuna dichiarazione dai leader occidentali... hanno iniziato a parlare di Aleppo solo perché i terroristi si trovano in una pessima situazione, è l'unica ragione," — ha detto il presidente. Ha poi aggiunto che, mentre l'esercito siriano avanza, gli Stati Uniti ed i loro alleati sentono di perdere il controllo e l'iniziativa, "dal momento la principale roccaforte del terrorismo oggi è Aleppo". E’ necessaria una precisazione: quando ad esempio il Papa parla di “Siria”, o di (tutta) “Aleppo", si riferisce non solo ad Aleppo est, che è quella parte della città di cui tutti i giornali ed il mainstream, parlano, comprese le diplomazie occidentali, ma anche ad Aleppo ovest, in mano ai governativi, oggetto di attacchi da parte dei terroristi di cui non si occupa nessuno, perché sono amici della coalizione internazionale. (Purtroppo la disparità di informazione avviene anche sui bombardamenti dei Sauditi in Yemen. Siccome sono compiuti dalla colizione Saudita alleata con l'occidente, nessuna testata giornalistica o televisiva se ne occupa).

Quindi anche se buttano bombe sulle scuole, la notizia viene oscurata, per non gettare ombre sui ribelli. I colpi di mostraio lanciati quotidianamente dalle bande "moderate" sulle aree residenziali di Aleppo, pur non facendo notizia causano costantemente morti e feriti, tra loro anche molti bambini. Il quotidiano di informazione RT, ha ascoltato le loro storie agghiaccianti in un ospedale locale: Reem, una sottile ragazza di 13 anni, ha perso la gamba in un bombardamento mentre percorreva il consueto tragitto scuola-casa alcune settimane fa: "Mi sento come la se mia gamba fosse segata a pezzi", ha detto Reem, sopravvissuta all'esplosione di un mortaio caduto a solo un metro di distanza, "Il mio piede ricrescerà come prima?" Purtroppo gli antidolorifici per Reem non si sono dimostrati efficaci a sufficienza e i medici non possono fare nulla per darle qualche sollievo: "Non avrei mai immaginato che una cosa del genere potesse accadere a mia figlia", ha detto la madre, "Non ho parole per descrivere il dolore". Accanto, in terapia intensiva, un bambino di 6 anni giace in coma dopo aver ricevuto quattro frammenti di schegge in testa. I medici non sono in grado di dire se il ragazzo potrà mai risvegliarsi, dal momento che il danno al cervello è enorme: "Che disumano deve essere chi si indirizza ai bambini?", ha detto il padre del piccolo, "Che cosa ha fatto per meritare questo? Quale crimine ha commesso?"-

Nel frattempo, Krista Armstrong del Comitato Internazionale della Croce Rossa ha spiegato che la situazione umanitaria in Aleppo è "più che allarmante e continua a deteriorarsi": "Mentre la situazione umanitaria è particolarmente drammatica [a est], tutta Aleppo è influenzata dalla violenza in corso. Altre migliaia di famiglie sono state sfollate", ha detto, spiegando che meno di un terzo degli ospedali sono ancora funzionali ad Aleppo orientale, sono rimasti solo 14 medici formati, mente la popolazione soffre anche un disperato bisogno di assistenza sanitaria, acqua e servizi igienici. Nonostante il ministro della Difesa russo Sergey Shoigu abbia annunciato un cessate il fuoco di 48 ore nella città, sul terreno la situazione non appare molto diversa, dal momento che non c'è stata tregua nei combattimenti e il bilancio delle vittime sta continuando a salire.

Un mese fa, i ribelli armati hanno preso il controllo dell’unica strada che collega Aleppo ovest al resto del mondo, impedendo, come molte volte negli anni scorsi, agli abitanti di lasciare la città o di rientrarvi e causando gravi penurie. Dopo tre settimane di combattimenti, le truppe governative sono riuscite a riconquistarla ed hanno messo sotto assedio i quartieri est. Da due settimane, i ribelli sono quindi bloccati insieme agli abitanti che hanno scelto di non allontanarsi. Lo Stato siriano è ormai fermamente deciso a liberare una volta per tutte Aleppo dalle grinfie dei terroristi di al-Nusra, che occupano i quartieri est (al-Nusra è considerato unanimemente dalla comunità internazionale un gruppo terroristico al pari di Daesh). Dato che l’Esercito siriano è riuscito ad assediare la parte ribelle di Aleppo, impiega bombardamenti aerei e combattimenti terrestri per raggiungere il suo obiettivo, ma prima di iniziare l’attacco ha lanciato volantini ed inviato messaggi SMS, chiedendo alla popolazione civile rimasta – la maggioranza ha abbandonato Aleppo est nel corso degli anni – di allontanarsi e rifugiarsi nella zona ovest. Ha aperto sette posti di passaggio e molti ne hanno approfittato rischiando la vita, poiché i gruppi armati li ostacolavano, per utilizzarli come scudi umani. Questi atti di guerra fanno naturalmente numerose vittime tra i terroristi, ma anche tra la popolazione civile. D’altra parte, i terroristi di Aleppo est hanno intensificato i bombardamenti dei quartieri residenziali di Aleppo ovest, con decine di vittime quotidiane. Mercoledì 28 settembre, un diluvio di bombe e bombole è precipitato sul quartiere cristiano di Azizie, causando dieci morti e un numero doppio di feriti. Venerdì 30 settembre, tutti i quartieri di Aleppo sono stati sotto tiro dei ribelli con un bilancio gravissimo: trentasei morti e numerosi feriti gravi.

I media occidentali -come ho già specificato all'inizio dell'articolo-, mostrano, però, soltanto immagini con le distruzioni, la sofferenza degli abitanti di Aleppo est e l’indignazione della comunità internazionale. Nessuna notizia, invece, sulla sofferenza degli abitanti di Aleppo ovest, sui morti e feriti causati dai bombardamenti dei ribelli. I cristiani di Aleppo hanno vissuto da sempre nei quartieri del centro città e della zona occidentale. In quattro anni di guerra, tre quarti di loro hanno preso il cammino dell’esodo. Attualmente ne restano circa quarantamila, e i bombardamenti degli ultimi giorni li hanno colpiti deliberatamente. La stragrande maggioranza dei cittadini di Aleppo ovest plaude vivamente all’offensiva dell’Esercito siriano. Durante quattro anni, hanno troppo sofferto per i tagli dell’acqua e dell’elettricità, per i numerosi blocchi e per i proiettili di mortaio che, ogni giorno, hanno falcidiato le loro donne, i loro mariti, i loro figli i loro amici ed hanno spinto all’esodo metà della popolazione. Essi pensano che è dovere dello Stato proteggere la popolazione e liberare le città. Noi ripudiamo le inumane azioni di guerra, noi denunciamo i crimini di guerra, siamo atterriti per tutte le sofferenze patite, ma siamo anche indignati per la lettura parziale e distorta che i media fanno della guerra di Aleppo. Tutti i Siriani, e particolarmente gli Aleppini, aspirano alla pace. Hanno nostalgia del loro bel Paese stabile, sicuro, prospero e laico dell’anteguerra. Nessuno desidera vivere sotto un regime islamista, e tutti vogliono che questa guerra – che ha generato trecentomila vittime, il doppio di feriti e mutilati, otto milioni di sfollati, tre milioni di rifugiati su una popolazione di ventitré milioni [quasi nove milioni di Siriani si sono riparati nelle zone controllate dal governo, n.d.r] – cessi mediante un processo politico e negoziato.

 

a cura di Don Salvatore Lazzara * 

 

* alcune parti del presente articolo sono tratte da: Aleppo città martire

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