Ed il sesso sfrenato, maniacale dei suoi militanti pronti alle più riprovevoli violenze sulle donne e sulle bimbe cadute nelle loro mani. La Libia, ultima terra di conquista dello Stato Islamico, non fa differenza. Lì a diventare schiave, a venir trasformate in donne oggetto, usate per soddisfare brame e perversioni dei combattenti vittoriosi non sono manco più le cosiddette «infedeli». A Sirte, infrangendo una regola che neppure i folli del Califfato osavano fin qui violare, vengono catturate, vendute o spartite tra i combattenti anche le donne musulmane dei clan perdenti. Le donne di quelle tribù Ferjani che ai primi d'agosto hanno tentato una disperata, fallimentare insurrezione. La spartizione delle donne degli sconfitti è il secondo atto dei diktat di Hassan al Karami, il leader spirituale dell'organizzazione che ha appena annunciato la nascita dell'Emirato di Sirte. «Decapiteremo i ribelli dell'opposizione dopo la preghiera del venerdì e poi gli abitanti di Sirte consegneranno le loro figlie ai combattenti che le sposeranno», ha decretato Al Karami dal pulpito della moschea di al-Rabat. Se vuoi approfondire la notizia, clicca qui. 

 

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