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Filippo Savarese, sabato 17 Ottobre 2015, presso il teatro Adriano di Roma, la Manif Pour Tous Italia, lancerà durante la convention una strategia nazionale anti-gender. Puoi illustrare l’iniziativa?

Sabato 17 ottobre lanceremo dal Teatro Adriano di Roma (ore 9:30-13, ingresso libero) “Generazione Famiglia”, la più vasta operazione anti-gender mai programmata, nemmeno in Francia dove questa ideologia è stata attivamente sponsorizzata dal Ministro dell’Istruzione in persona. L’obiettivo è coinvolgere ogni singola famiglia preoccupata dalla marea montante di corsi e attività che violano la loro libertà educativa, e soprattutto mettere queste famiglie in contatto tra loro, perché mai come oggi è vero che l’unione fa la forza. Annunceremo poi altre due iniziative di carattere nazionale che ora non posso svelare! Queste settimane sono decisive, perché il Ministero ha appena formato un tavolo di lavoro che darà alle scuole le linee guida sull’applicazione del comma 16 della riforma, che com’è noto impone agli istituti di trattare temi e questioni legate all’identità di genere, e le associazioni che hanno portato in piazza a Roma un milione di persone in due settimane non sono state minimamente considerate. Dobbiamo quindi far capire al Ministero – cioè al Governo – che con le famiglie non si scherza.

Negli ultimi mesi sono aumentate da parte delle lobby, a causa della loro ingerenza nel sistema educativo, mediatico e politico, le “picconate” nei confronti della famiglia uomo-donna-bambini. Quali sono i piani adottati dal “politicamente corretto” per raggiungere gli obiettivi di destrutturazione della natura umana, e quindi del sistema educativo e sociale?

I fronti principali sono quattro. Primo: mediatico, col bombardamento costante su tutti i media di contenuti sull’identità di genere fluida e in continua ebollizione, più che evoluzione. La stessa Rai (e in figli1particolare Rai 1) hanno fatto di questi temi un chiodo fisso di programmi e palinsesti, tale da rendere chiarissima una regia ideologica interessata in tal senso. Secondo: giudiziario: Corti e Tribunali oramai cambiano le leggi dello Stato a piacimento esclusivo dei soggetti che li compongono, alterando gravemente la natura del nostro convivere democratico. Si pensi alla sentenza del Tribunale dei Minori di Roma che ha permesso a una donna di adottare una bambina che aveva già la sua mamma, o alla Cassazione che ha dichiarato non necessario l’intervento chirurgico all’apparato riproduttivo per certificare legalmente il “cambio di sesso” di un cittadino, talché potremo avere ora un individuo che per lo Stato è uomo e contemporaneamente madre. Aberrante. Per non parlare dell’interventismo ideologico della Corte Europea dei Diritti Umani, sedicente tale, che ogni tre per due reinventa sempre nuovi confini del concetto di “vita familiare”, in modo tale che tra poco sarà vita familiare meritevole di riconoscimento col matrimonio anche un club di bocce. Terzo: legislativo, col costante tentativo di rottamare il matrimonio e i rapporti naturali di filiazione con istituti giuridici più o meno ipocriti come le unioni civili e la stepchild-adoption, specchietti per le allodole che minano alle fondamenta l’istituto familiare e aprono al mercato dei figli tramite utero in affitto. Quarto: educativo, col moltiplicarsi di corsi e attività nelle scuole sulla sessualità e affettività fluida e senza punti di riferimenti certi, in primis quelli biologici maschili o femminili, che causano nei giovani un caos psichico ed emotivo davvero catastrofico nella loro prospettiva di formare una famiglia. Questi sono i fronti su cui combattiamo e daremo battaglia, anche il 17 ottobre al Teatro Adriano.

In questi giorni, è stato aperto da Papa Francesco il Sinodo sulla Famiglia. Si parla di indebite pressioni delle lobby nei confronti dei padri sinodali, citate anche dal relatore generale dell’assemblea Card. Erdò, sulla questione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, che ha avuto il suo triste apice nella vicenda di Mons. Charamsa. Si può parlare di un piano preciso, studiato a tavolino per indebolire i sostenitori della famiglia naturale?

Assolutamente sì, la lobby Lgbt è più attiva e ricca che mai e in questi giorni ha tentato e tenterà ancora di mettere le mani sullo stesso Sinodo sulla Famiglia. Il “caso Charamsa” passerà alla storia proprio per questo. Stiamo parlando di un uomo che ha deciso di far scoppiare la sua bomba il giorno della veglia di apertura del Sinodo, sulle pagine del Corriere della Sera, annunciando che aveva già il libro della sua vita scritto e tradotto in due lingue. Altro che sfogo! Direi piuttosto una spettacolare strategia di marketing per avere fama e fare soldi con interviste esclusive, comparsate in tv e quant’altro: perfettamente in linea con i metodi di azione della lobby Lgbt, che piange miseria e vittimismo mentre monopolizza il mercato mediatico e commerciale.

Dall’Inghilterra, arriva la storia di Fay Purdham, che aspira a diventare contemporaneamente “padre e madre”, usando le tecniche di fecondazione artificiale e riattribuzione del sesso. E’ questo il futuro spaventoso che ci attende?

Questo è il presente, ed è il frutto dell’aver manomesso le più elementari leggi della natura. Un uomo che fa congelare il suo seme, si “trasforma” in donna, feconda col suo seme congelato un'altra donna affittando il suo utero e chiede di essere riconosciuto contemporaneamente come padre e madre del figlio che ne nasce può esser definito solo come psichicamente instabile: una persona che ha perso del tutto il senso della realtà delle cose, ed è uscito di senno a causa dello strapotere che le leggi e le tecnologie hanno messo a disposizione del suo delirio totale. Non c’è altra comprensione ragionevole di questi fenomeni così aberranti. Bisogna riedificare le fondamenta morali della società, che siano veramente rispettose della dignità umana e in primis di quella dei nascituri, che non possono essere in balia delle follie di chi li mette al mondo per clonare il proprio ego impazzito in un corpo altrui. Bisogna tornare a vietare pratiche che si stanno rivelando, come facilmente profetizzato, contro l’uomo e la sua dignità: la procreazione artificiale, la riattribuzione “statale” del sesso anagrafico, il commercio di gameti, l’utero in affitto. Allo stesso tempo bisogna restaurare una vera antropologia della famiglia, che rinforzi e non rottami il matrimonio. E questo è quello che proveremo a fare dal 17 ottobre in poi, con “Generazione Famiglia”.

Nell’ultimo comunicato stampa della Manif, si parla del nuovo disegno di legge sulle “unioni civili”, che dovrebbe sostituire il DDL Cirinnà. Cambia il maestro, ma la musica è sempre la stessa…

La partita del ddl Cirinnà l’ha vinta il popolo sceso in piazza a Roma il 20 giugno, mi si permetta di dire - con un pizzico di franchezza che io personalmente non mi nego mai - anche alla faccia di chi ci “suggeriva” di lasciar perdere e trovare “altri modi”, che non si è mai capito quali fossero visto che chi li suggeriva si è ben guardato dal praticare queste fantomatiche altre vie. Le unioni civili, cioè il matrimonio gay con legittimazione dell’utero in affitto, sarebbero state già legge dello Stato da mesi se non si fosse mosso il popolo. Ora comincia la partita contro il surrogato del ddl Cirinnà, che presenteranno prima o poi direttamente in Aula al Senato tentando il tutto per tutto. Non è un problema di punteggiatura, ma di sostanza. Qualsiasi legge riconosca pubblicamente le unioni tra persone dello stesso sesso agganciandone in qualche modo la disciplina a quella matrimoniale, inietta nel sistema giuridico un virus che in breve tempo contamina l’intera materia, compresa quella della filiazione, dell’adozione e delle tecniche di procreazione artificiale. Questo è quello che ci racconta l’esperienza internazionale. Sì al diritto di convivere con chi si vuole potendosi assistere vicendevolmente in tutto, no alla rottamazione del matrimonio e al mercato dei figli che ne consegue.

Come ha ricordato il Cardinale Ruini in una recente intervista, ci saranno nuove manifestazioni per difendere i figli e la famiglia contro le leggi liberticide e la dittatura del pensiero unico, a cui il relativismo culturale vuole a tutti i costi aderire in nome di fantomatici diritti per tutti?

Il popolo del 20 giugno ha sempre un piede sulla soglia di casa. Appena dovessimo intuire che il Parlamento e il Governo (tutt’altro che neutrale, a vedere l’attivismo ideologico della “cattolica” Boschi) stessero per tentare il colpo di mano, beh, preparatevi ai fuochi d’artificio.

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a cura di Don Salvatore Lazzara

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