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Filippo Savarese*, parliamo delle ultime dichiarazioni del premier Renzi sulle unioni civili. Quale tranello si nasconde dietro le parole pronunciate dal presidente del Consiglio?

Il tranello del “o con me o contro di me”. Sulle unioni civili Renzi fa la voce grossa col Nuovo Centrodestra e con la Conferenza Episcopale Italiana, minacciando nei fatti un patto alternativo con Vendola e Grillo se l’alleato di Governo non si deciderà a mediare, ma sa troppo bene che sarebbe un messaggio catastrofico da indirizzare all’elettorato moderato, che è la sua gallina dalle uova d’oro alle elezioni. Il Premier farebbe volentieri a meno di perder tempo su una legge inutile e ideologica (aderì addirittura al Family Day del 2007), ma ora ha qualche debito da pagare ai referenti della lobby Lgbt nel Partito Democratico, i vari Scalfarotto, Cirinnà, Lo Giudice. Nella prospettiva di guai a sinistra del Pd, non vuole certo indispettirsi anche voti centristi, per questo spera in una legge di compromesso con Ncd. D’altro canto il Nuovo Centrodestra tutto deve mantenere le posizioni politiche su cui ha chiesto ed ottenuto i voti alle ultime elezioni. Ho letto che l’On. Dorina Bianchi, ex Pd, si dice favorevole all’adozione interna alla coppia omosessuale del figlio avuto con utero in affitto. È una posizione gravissima che deve essere e rimanere isolata. Apprezzo moltissimo invece i richiami all’ordine di Sacconi, Roccella, Pagano... perché rappresentano, su questo tema, il sentire del popolo che il 20 giugno a Roma ha invaso piazza San Giovanni contro il ddl Cirinnà. Mi auguro che il partito e la dirigenza sappiano fare bene tutti i loro conti, elettorali e di coscienza.

Puoi ribadire, nel rispetto delle persone, perché il DDL Cirinnà è una legge contro i bambini e la famiglia?

Chi vuole le unioni civili? Rispondendo a questa domanda si capisce a che serve la legge e perché è dannosa. L’unica sigla che di fatto sostiene il ddl Cirinnà è quella LGBT, cioè Lesbiche-Gay-Bisessuali-Transessuali. Si tratta di un collettivo di associazioni che non rappresentano affatto i cittadini omosessuali italiani, che com’è noto in stragrande maggioranza non aderiscono ad una certa visione omologata dell’essere omosessuale, simboleggiata in qualche modo dalla partecipazione (peraltro scarsissima) ai vari Gay Pride in giro per il Paese. Questo club persegue tenacemente la distruzione della famiglia come la intende la nostra Costituzione (sulla base del buonsenso e dell’evidenza), e cioè come un uomo e una donna potenzialmente capaci di procreare nuova vita. Per loro le unioni civili non sono che il primo passo verso il cosiddetto “matrimonio gay”, cioè la distruzione del matrimonio e l’invenzione di un nuovo istituto in cui non conta più la complementarietà sessuale legata alla procreazione, ma il puro sentimento, chiunque sia a provarlo; con la conseguenza che, proprio come sta avvenendo negli Stati Uniti, una volta ottenuto il matrimonio gay il passo successivo è la poligamia. Tutto ciò ha conseguenze catastrofiche sui diritti di chi nasce ad avere naturalmente una mamma e un papà. Infatti, una volta equiparata giuridicamente la coppia di persone dello stesso sesso alla famiglia, vengono estesi anche tutti i diritti legati alla filiazione: adozione e tecniche di procreazione assistita, nonché ovviamente la barbara pratica dell’utero in affitto. Proprio questa pratica criminale è incentivata dall’art. 5 del ddl Cirinnà, che consentirebbe alla coppia omosessuale di vederne tutelati in Italia gli effetti tramite una particolare forma di adozione. Allucinante. Le unioni civili sono una bomba a mano gettata nel delicatissimo ecosistema che riconosce e protegge la famiglia e difende il diritto di ogni bambino di avere una mamma e un papà. Davvero vogliamo farla esplodere?

Andrea Simoncini, docente di diritto costituzionale, ha affermato chiaramente che il contestato ddl “equipara matrimonio alle unioni civili”. Può spiegarci cosa intende?

Ho letto e apprezzato l’intervista al professor Simoncini, che peraltro segue un’altra dello stesso tono a Cesare Mirabelli, Presidente emerito della Corte Costituzionale italiana. Intanto, è sempre più evidente che il ddl Cirinnà è un vero sgorbio giuridico, in larga parte contrario al dettato della nostra Costituzione. Infatti è chiarissimo che le unioni civili sono la fotocopia della disciplina giuridica del matrimonio presente nel Codice Civile, e questo viola l’articolo 29. Il problema però è politico: sarebbe troppo rischioso per la parte del Pd che promuove questa legge dire chiaramente al popolo che vogliono approvare il matrimonio gay con le adozioni e l’utero in affitto. Hanno preferito inventarsi un passo intermedio molto ipocrita, che però si sta rivelando sempre più un passo falso, perché i cittadini non sono affatto stupidi e si stanno accorgendo da tempo della truffa. Bisogna dire con estrema chiarezza, inoltre, che abbandonare ogni idea di rottamare il matrimonio con le unioni civili non significa affatto essere contro la sacrosanta libertà di ciascuno di condividere con chi vuole la propria vita: le leggi italiane tutelano già oggi i diritti che dipendono da una convivenza more uxorio, che non fanno distinzione di sesso né orientamento sessuale. Il punto è, come abbiamo detto, che non si vogliono davvero diritti legati alla convivenza, ma il matrimonio gay e l’utero in affitto.

Il Card. Bagnasco, Presidente dei vescovi Italiani, ha sottolineato: “la famiglia è il perno, la base della società, del vivere insieme perché è il grembo della vita”. Come mai l’ideologia imperante, dentro la quale viviamo come “prigionieri dorati”, cerca di distruggere questa visione armonica, naturale e ordinata della famiglia?

È una domanda molto grave, che credo ci impegnerà per i prossimi decenni in quest’opera di apologetica antropologica e di ricostruzione morale e civile, quando saranno ancor più evidenti i danni, che già scorgiamo specialmente sulle nuove generazioni, dell’aver distrutto la famiglia e “liberalizzato” il mercato del figlio ad ogni costo. Sicuramente ci sono ingenti interessi economici e finanziari nel dissolvere l’ultimo baluardo naturale che si oppone a certe logiche ciniche del mercato capitalista, che vorrebbe dare a tutto e tutti un prezzo di vendita e di sconto. La famiglia ci fa subito presente che nessun uomo è un isola, che c’è una relazione con l’altro che va oltre la convenienza o l’interesse, che io posso e devo agire anche per solidarietà e non per ricevere qualcosa in cambio. Ricordiamoci che una famiglia compra, ad esempio, una casa, un frigo, un divano. Frazionare il nucleo in singoli individui aumenta le vendite. Poi c’è l’enorme business legato all’universo Lgbt, che oramai è una categoria di mercato a parte, con proprie tendenze e caratteristiche, di cui fanno parte chiaramente i servizi annessi ai matrimoni e, soprattutto, il grande commercio di gameti per la filiazione artificiale. Ad ogni modo, al fondo c’è sempre un problema di tipo ideologico, un inganno esistenziale e antropologico che spesso non si può affrontare nemmeno con le armi della più cristallina razionalità.

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I media giocano un ruolo importante dentro il dibattito sui “valori non negoziabili”, così come abbiamo potuto constatare nella vicenda della signora Pardi. Vuoi illustrare il significato dei libri editi dalla casa editrice “Lo Stampatello”, che sono stati adottati in alcune scuole di Venezia e poi ritirati?

Che cosa è successo a Venezia? Nella scorsa amministrazione di centrosinistra la consigliera delegata per i diritti civili (peraltro attivista Lgbt di spicco) aveva imposto a tutte le scuole d’infanzia di adottare un certo numero di libri, compresi quelli sulle “due mamme” e i “due papà”: storie che pretendono di spiegare ai bambini l’innocente bontà dell’utero in affitto e dell’eterologa tramite commercio di gameti, sradicando dalla tenera età la prima verità sull’uomo, cioè che tutti nasciamo da una mamma e da un papà. Col circolo territoriale de La Manif di Venezia scatenammo una controffensiva mediatica importante, che portò lo stesso Sindaco Orsoni a prendere le distanze dalla scelta, che purtroppo non venne però ritirata. Il nuovo Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro ha scelto semplicemente di ritirare il diktat della precedente amministrazione, cosicché chiunque voglia leggere quelle favole ai propri figli può tranquillamente andare a comprarsele in libreria (dove credo francamente che faranno la muffa negli scantinati). Brugnaro si è limitato a tutelare i luoghi pubblici dell’infanzia da malsane invasioni ideologiche, e di questo gliene siamo grati.

Il popolo di San Giovanni è pronto a vegliare e testimoniare ancora una volta la bellezza della famiglia e il diritto inalienabile dei bambini ad avere un padre ed una madre?

Il milione accorso a piazza San Giovanni a Roma lo scorso 20 giugno (convocato nel tempo record di due settimane) contro il ddl Cirinnà e l’ideologia Gender non è che una rappresentanza della parte di popolo italiano che dovremo mobilitare nei prossimi mesi per difendere il buono che c’è in questo mondo. Sono assolutamente certo che sarà un crescendo di consensi e successi, se sapremo tutti, anche marciando divisi, colpire congiuntamente al cuore della questione antropologica. Come può una società sana accettare un mondo in cui una donna partorisce suo nipote coi gameti di suo figlio? Come si può guardare in faccia una tale aberrazione della dignità umana e restare impassibili? Molto presto chiameremo ad attivarsi in prima persona chiunque vorrà impegnarsi nella grande generazione per la famiglia che si sta costituendo, e quale che sia il futuro che ci attende, poter guardarsi indietro e dire allora ai propri nipoti: io c’ero, e ho fatto la mia parte.

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* Filippo Savarese, classe 1989. Quarto di sei figli, vive a Roma, dove studia Giurisprudenza. Nel 2013 inizia l’attività pro-family ne La Manif Pour Tous Italia, di cui è portavoce. È membro del Comitato Difendiamo i Nostri Figli che ha organizzato la manifestazione contro il totalitarismo dell’ideologia Gender del 20 giugno a Piazza San Giovanni a Roma.

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