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E' ripreso alle 13.30 l'esame della commissione Giustizia del Senato sul ddl Cirinnà sulle unioni civili. Secondo il calendario deciso dalla presidenza della commissione la prima seduta, prevista per oggi, dopo la pausa estiva, ha come oggetto il provvedimento sul quale occorre votare gli oltre 1.500 emendamenti presentati. La prossima seduta è prevista per martedì prossimo con la possibilità di notturne per esaminare gli altri provvedimenti assegnati alla commissione. L’istituzione dell’unione civile tra persone dello stesso è «formazione sociale specifica». Sta nell’emendamento del Pd approvato all’articolo 1 del ddl Cirinnà dalla commissione Giustizia del Senato, riunita oggi, la soluzione di compromesso con cui si spera di raffreddare gli animi tra i senatori della maggioranza. Per Maurizio Sacconi "la definizione delle unioni civili come specifica formazione sociale appare come un disperato espediente" per distinguerle dal matrimonio, ma "la descrizione di questa “formazione sociale” è quella del matrimonio". L’astensione a Palazzo Madama, ricorda il presidente della commissione Lavoro, "ha lo stesso significato del voto contrario". E non cancella, per Sacconi, il rischio di consentire alle coppie gay l’adozione o l’utero in affitto. Cosa prevede il decreto sulle cosiddette unioni civili?

“Il ddl Cirinnà è una proposta di legge composta da 19 articoli. L'articolo 5, scritto in una lingua incomprensibile e incomprensibilmente titolato a differenza degli altri diciotto articoli, istituisce la cosiddetta "stepchild adoption" per le coppie omosessuali. Siamo stati noi sul quotidiano La Croce a svelare l'imbroglio dell'articolo 5, a lungo i proponenti hanno persino negato che legittimasse l'utero in affitto. In realtà un senatore che ha speso decine di migliaia di euro per comprarsi un bambino e affittare un utero negli Stati Uniti è l'ideologo dell'articolo 5, è stato presidente dell'Arcigay e tuttora ne è il presidente onorario. Se passa l'articolo 5 del ddl Cirinnà le coppie gay potranno andare all'estero e fare una pratica di utero in affitto, tornare in Italia e dichiarare che il bambino ha due papà: all'anagrafe risulterà figlio biologico di un uomo e figlio adottivo del partner. La mamma sarà cancellata e il bambino non avrà diritto a conoscerla. Una violenza davvero vile nei confronti del soggetto più debole: il neonato strappato al seno della mamma che lo ha partorito in forza di un contratto di compravendita. Il bambino diventa una cosa, un oggetto commerciabile”.

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Non meno inquietanti sono le notizia che arrivano dall’Unar, ufficio governativo che in passato era stato oggetto di aspre critiche, da parte di quanti hanno a cuore la democrazia: il suo presidente De Giorgi, aveva ricevuto dopo le polemiche, una nota formale di demerito per aver diffuso nelle scuole i famosi libretti gender (di cui molti esponenti lgtb, negano l'esistenza), senza che il governo –allora rappresentato dal sottosegretario Guerra-, ne fosse a conoscenza. Il direttore dell'Unar, che per altro è stato recentemente riconfermato, ritiene evidentemente di essere una sorta di "Authority" in grado di prendere iniziative senza nemmeno informare il governo, e di esprimere censure nei confronti di parlamentari e segretari di partito. Ebbene, oggi, lo stesso ufficio-bavaglio, ha mandato una nota di demerito all’Onorevole Meloni, circa le sue dichiarazioni nei confronti degli immigrati, chiedendogli di moderare i toni. Gli artigli della dittatura cominciano a uscire allo scoperto. E’ inaudita la presa di posizione di un ufficio, di cui ancora gli italiani non hanno compreso la pericolosità, e che viene sostenuto con i soldi dei contribuenti! Ci chiediamo, quanto tempo rimane alla libertà di espressione prima che venga soffocata dalle pretese del politicamente corretto.

Trentino-. La Lega Nord Trentino, lancia l’ennesimo grido di allarme nei confronti della divulgazione in ambito scolastico di libri di testo, film e qualsiasi materiale inerente la teoria del gender. L'appello di Maurizio Fugatti è forte e chiaro, “al Presidente della Provincia autonoma di Trento chiediamo di richiamare gli istituti scolastici (in particolar modo asili, scuole elementari e medie) affinchè questi ultimi non adottino libri di testo e altro in cui venga trattata la teoria del gender e, nel caso in cui gli istituti avessero già provveduto all’introduzione di tale materiale a ritirarlo, così come ad esempio avvenuto a Venezia dove il Sindaco Brugnaro ha ritirato dalle scuole alcuni libri gender”. “Premettendo che deve essere in primis la famiglia a spiegare ai propri figli, nel momento in cui questi ultimi lo chiederanno, tali questioni e che gli stessi non devono essere uniformati ad un unico pensiero, si ritiene pericoloso trattare in aula (specialmente con bambini frequentanti gli asili e con alunni iscritti alle scuole elementari e medie) argomenti di simile portata poiché si rischia di creare nella mente del bimbo distorsione e confusione” - afferma Maurizio Fugatti consigliere e segretario della Lega Nord. A lanciare l’allarme sono anche numerosi genitori, maestri e professori che segnalano come ormai, in diverse parti d’Italia, la scuola abbia introdotto – con il supporto pare dello Stato e dell’Unione Europea – tali insegnamenti che ledono lo sviluppo del minore.

Veneto-. La mozione presentata dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia Sergio Berlato, nella quale si chiede che “la scuola non introduca ideologie destabilizzanti e pericolose per lo sviluppo degli studenti” è stata approvata con 24 voti a favore e 9 contrari. La mozione, che si basava sull’articolo 26 della Costituzione, sulla Dichiarazione dei Diritti dell’uomo e sulla Convenzione Unicef sui diritti dell’Infanzia per sottolineare la priorità delle scelte dei genitori nell’istruzione e nell’educazione dei figli soprattutto nell’ambito dell’educazione all’affettività e alla sessualità, ha suscitato un ampio dibattito tra i consiglieri. Elena Donazzan (assessore ed esponente di Forza Italia) ha sottolineato che “c’è troppa ideologizzazione violenta su questo dibattito” e che il Veneto, “che ha già dato un messaggio chiaro contro l’introduzione di programmi gender nelle scuole proseguirà sulla strada già intrapresa”.

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