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Molto spesso quando sono trattati temi sensibili riguardanti l’aborto, la vita, le unioni civili tra persone dello stesso sesso, l’eutanasia (parola sostituita con “la dolce morte"); le adozioni dei bambini alle coppie gay; l’utero in affitto (camuffato dalla più accettabile espressione “madre surrogata”);  piazza d’odio (cosa ci si trova di tanto odioso in una piazza gremita di papà, mamma e bambini), e tanto altro; cominciano gli attacchi con i soliti luoghi comuni: Medievale, fascista, retrogrado, ultracattolico, cattofascista, mente chiusa ed ottusa, e tu saresti un pastore d’anime (riferito ai preti); sempre le stesse storie di pagliuzze e di travi; perché non pensate ai vostri preti pedofili (come se tutti i pedofili del mondo fossero preti); ormai avete perso (come se noi stessimo combattendo una guerra, in cui già si dichiarano perdenti); la storia vi cancellerà, siete una sporca minoranza; però basta anche con i Vescovi che coprono i preti pedofili (come se non sapesse della purificazione avviata da Benedetto XVI e proseguita da Francesco, i quali hanno inasprito le pene e ridotto allo stato laicale quanti sono stati riconosciuti colpevoli); non ci fate paura (non capiscono che non siamo contro nessuno, ma lottiamo per dei valori.

Quindi non essere d’accordo con alcune posizioni, non significa non rispettare le idee dell’altro); mi sono fermata al titolo. Siete ridicoli e inqualificabili. Fate pena! (solitamente attaccano-rispondono in questo modo quando rispondi con notizie e link); per non parlare di quanti, a partire dalla nota senatrice, difendono gli animali facendo approvare leggi specifiche, fin dai primi giorni del parto, e poi sputano veleno contro chi si oppone all’aborto e magari liberamente come prevede la costituzione, manifesta silenziosamente e con il rosario nelle mani davanti alle cliniche abortiste). Non cito letteralmente gli insulti volgari e abietti -per non turbare la sensibilità dei lettori-, che a volte si trasformano in vere e proprie calunnie e diffamazioni. 

L’elenco è troppo lungo, magari in un prossimo articolo vi spiego meglio il vocabolario usato per veicolare idee pericolosissime, difficili da contrastare almeno in apparenza. Si tratta della liquidità della parola: se la contrasti vieni accusato di razzismo e di omofobia. E’ su questo equivoco che sono nate le lotte per le leggi cirinnà, scalfarotto (che peraltro prevede una pena carceraria per chiunque contrasti l’ideologia omosessualista), della buona scuola.  

E’ lo stesso gioco compiuto per far entrare l’insegnamento del gender nelle scuole: non parlano apertamente di pratiche omosessuali, - o peggio dimostrative come è già avvenuto in alcune scuole con l’inserimento del gioco del dottore (i bambini devono toccarsi gli uni gli altri per capire a che sesso appartenere al di là di ciò che sono biologicamente)-,  e roba del genere, ma si nascondono come un cavallo di troia dietro le parole: discriminazione, parità di diritti, ecc… Eppure nessuno riuscito a spiegarmi perché non dovrei considerare un essere umano quello che loro chiamano "feto" o anche "grumo di cellule" o "al pari di una bistecca (sic.)" e così via.

L'evidenza mi dice che:

1) si tratta di essere: è infatti "qualcosa-che-è" (altrimenti logicamente *non* si potrebbe abortire e ..);

2) quell'essere è umano: se infatti non fosse umano, cos'altro potrebbe essere? equino? suino? rettile? vegetale?

...dunque: Si sta ponendo fine all'esistenza di un essere-vivente-umano. E perché mai non dovrebbe essere omicidio? E’ da pazzi – scriveva il fondatore della filosofi occidentale – chiedersi le ragioni di ciò che l’evidenza dimostra come fatto” (Aristotele, Topici I, 11, 105a 3-7). Per concludere come argutamente annota Costanza Miriano in un suo post: “che bello essere definiti medievali! Un tempo in cui si dedicava tanta arte e cura a particolari che in pochi avrebbero notato, giorni e mesi e anni di lavoro per fare dei capolavori a volte nascosti. Che meraviglia fare della propria vita un ricamo di marmo”, così come potete vedere dalla foto.

marmo

Don Salvatore Lazzara

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