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Come funziona il Sinodo? E’ la domanda ricorrente dei “non addetti ai lavori”, che cerano di capire e comprendere cosa avviene durante i lavori. La confusione generata dalla diverse interpretazioni, suggerite dai “tradizionalisti-conservatori” e dai “progressisti-modernisti” per mezzo dei loro organi comunicativi di riferimento, non aiuta ad avere una visione corretta ed equilibrata del Sinodo. I vescovi polacchi, dopo l’intervento in aula del Segretario Generale del Sinodo circa la pubblicazione delle discussioni, hanno tolto gli appunti dei primi interventi dei padri, dal sito ufficiale della Conferenza Episcopale (clicca qui).  A sua volta, non è stata negata la possibilità di rendere note le riflessioni personali. Padre Lombardi, a tal proposito, durante il briefing di fine settimana, ha colto l’occasione per distinguere tra interventi liberi e proposte discusse dal Sinodo. “Non vanno sopravvalutate le posizioni singole e vanno distinte dai temi discussi dall’assemblea”. Prima di continuare nella riflessione, è necessario rimandare il lettore alle norme generali del Sinodo, che potete leggere qui.

A tal proposito, ha suscitato clamore la dichiarazione di Padre Lombardi sul “destino” del documento finale: “sulla conclusione non c'è ancora totale chiarezza dentro al Sinodo. Vedremo se il Papa darà indicazioni precise, riguardo alle votazioni i circoli minori approvano un modo a maggioranza assoluta, i modi sono poi sottoposti al lavoro della commissione. La maggioranza dei due terzi si pone solo nella relazione finale. Ovviamente se ci sarà”. E aggiunge: “non sappiamo ancora come si concluderà il processo sinodale e se il Papa fornirà altre indicazioni più precise”. Poi, ha informato Lombardi, lunedì parleranno al briefing due coppie che partecipano al Sinodo. “Sono molti i padri che hanno fatto richiesta di intervenire sulla terza e ultima parte dell'Instrumentum Laboris, che è la più lunga e articolata e affronta temi molto attesi”.

 La precisazione, del direttore della Sala Stampa della Santa Sede, è stata anticipata nei giorni scorsi dal cardinale di Manila Tagle, uno dei quattro presidenti delegati dell'assise: “in passato i circoli minori proponevano proposizioni per il Santo Padre, che poi scriveva una esortazione post-sinodale, ma i primi sinodi di Paolo VI non finivano con una esortazione papale. Paolo VI permise al sinodo di pubblicare il proprio documento finale, e solo con la 'Evangelii nuntiandi' iniziò la pratica delle 'propositiones' per l'esortazione papale, ma suppongo che non sia obbligatorio. Oggi, a questo riguardo, attendiamo la decisione del papa"A margine di queste due dichiarazioni, abbiamo una affermazione in senso opposto da parte del Segretario Generale, il Cardinale Lorenzo Baldisseri, il quale ha espresso un parere totalmente diverso da Tagle e Lombardi, a proposito della "Relatio finalis": “che doveva essere e votata e infine consegnata al Papa, perché a questo approdo tutti i lavori del sinodo sono finalizzati”. Emerge con chiarezza una falla comunicativa, che genera confusione. Viene fuori, in questo modo, una sorta di contrapposizione che è interpretata, dai media e dagli osservatori più acuti, come una lotta intestina tra padri sinodali e Pontefice, e viceversa, tanto da ipotizzare l’isolamento di Francesco da parte di quanti non vogliono accettare,  le indicazioni papali, in nome della misericordia e del dialogo con il mondo.

Per non parlare poi della guerra alla luce del sole tra conservatori e progressisti, che tanto scandalo provoca nell’opinione pubblica. Nonostante quel che pensano i vari attori del Sinodo, un’assemblea generale di vescovi non è un’arena di scontro tra piromani e pompieri. Dunque ci troviamo ad avere il Sinodo reale e uno virtuale, che si confondono a vicenda, creando un’immagine non veritiera dei lavori. Quanti temono un cambiamento di dottrina, possono dormire sonni tranquilli? Viceversa i sostenitori della nuova linea che si vuole imprimere al cammino della Chiesa sono sicuri di vincere? Non sono casuali gli scandali a sfondo omosessuale e pedofilo scoppiati alla vigilia del Sinodo. È stato sottolineato in merito, che queste pressioni segnano “una ingerenza non opportuna” nei confronti dei Padri sinodali e del Papa.

In ballo non c’è la guerra tra posizioni diverse, sostenute a suon di dichiarazioni trasversali e colpi bassi. Ma la trasmissione della fede, rivelata da Gesù Cristo nel Vangelo e tramandata dalla Tradizione e dal Magistero. Dietro gli attacchi, si nasconde quel “fumo di satana” evocato da Papa Montini, all’indomani del Concilio Vaticano II, che cerca di distruggere la Chiesa, sbriciolandola attraverso lo spirito del mondo. Molti, a partire da questa interpretazione, considerano il Sinodo una creazione di quanti si oppongono all’insegnamento della Chiesa, e questo ne fa un’impresa estremamente rischiosa che alla fine può risultare parecchio divisiva, fino magari a portare - alcuni lo dicono - persino allo scisma. Il Santo Padre ci esorta, dichiara uno dei Padri Sinodali, a “confidare nello Spirito Santo e alla fine tutto potrebbe finire per il meglio, ma i presagi non sono meravigliosi”.

Andiamo al nocciolo della questione. Come funzionavano le assemblee sinodali? Con i papi precedenti (Beato Paolo VI, San Giovanni Paolo II e Benedetto XVI), i sinodi si tenevano a porte chiuse. Ogni giorno, era fornito ai giornalisti l'elenco di tutti i padri intervenuti, con le sintesi dei rispettivi interventi scritti dagli stessi autori, che anche "L'Osservatore Romano", il giornale ufficiale della Santa Sede, pubblicava quotidianamente. In più, per i giornalisti accreditati, divisi in gruppi linguistici, c'erano ogni giorno dei briefing con dei portavoce autorizzati, che fornivano altri particolari sull'andamento della discussione. Le regole per il Sinodo sulla famiglia 2015 sono leggermente diverse. Ai giornalisti vengono dati solo i nomi dei padri intervenuti, più un sommario elenco degli argomenti toccati, ma senza mai dire chi ha detto che cosa. Il cambio delle regole impone un nuovo stile a cui non si era abituati. Si tratta di una nuova forma comunicativa giudicata adatta allo svolgimento di questo particolare Sinodo? Certamente sì. Potrebbe essere significativo raccogliere le obiezioni sulle “nuove regole”, e farle pervenire alla segreteria del Sinodo, con l’intento di migliorare l’apparato comunicativo, al fine di rendere al grande pubblico una informazione più aderente allo spirito dei lavori sinodali.

Don Salvatore Lazzara

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