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Onorevole Cristina Cappellini*, il 17 Ottobre a Milano con il logo di Expo, si terrà il Convegno bis sulla Famiglia. Può illustrare l’iniziativa?

Il convegno che si terrà il 17 ottobre prossimo a Milano, promosso dalla Regione Lombardia e in particolare dal mio assessorato, si pone in continuità, come finalità e contenuti, con il primo convegno organizzato, sempre in Regione, lo scorso 17 gennaio, e che tanto fece discutere, diventando l'obiettivo di un vero e proprio linciaggio mediatico. Accuse ingiustificate a cui abbiamo reagito con contenuti concreti e relatori di tutto rispetto.  Come in quell'occasione, il 17 ottobre si parlerà di politiche per la famiglia, sia di natura economica. Tra l'altro in autunno la Regione Lombardia inizierà la sperimentazione del 'reddito di autonomia' - per usare un termine coniato dalle Caritas lombarde - vale a dire una serie di interventi a sostegno delle persone in condizioni di povertà e dei nuclei famigliari che non riescono a far fronte alla crisi economica.

Si tratta di un'iniziativa fortemente voluta dal Presidente Maroni e a cui sta lavorando il Consiglio regionale. Il 17 ottobre quindi si parlerà di misure a sostegno della famiglia e della natalità ma anche di un sostegno di tipo culturale alla famiglia naturale che secondo noi deve restare la cellula fondamentale della società. Questo perché riteniamo che le misure economiche debbano essere accompagnate dalla riaffermazione di principi e valori che la società attuale rischia di dimenticare o di stravolgere. Si parlerà ovviamente di come tutelare l'istituto della famiglia dagli attacchi a cui è costantemente sottoposta: dall'invadente ideologia gender a progetti di legge come il ddl Cirinnà, oltre che iniziative legislative liberticide come il ddl Scalfarotto. Aprirà i lavori il Prof. Massimo Gandolfini, promotore del comitato 'Difendiamo i nostri figli' che ha dato vita alla manifestazione pro famiglia naturale del 20 giugno scorso a Roma. Per quanto riguarda gli altri relatori siamo ancora in fase di contatti. Potrebbe esserci un autorevolissimo ospite straniero ma è prematuro confermarlo. Sarà un intero pomeriggio di dibattito costruttivo su temi di grande attualità a cui Regione Lombardia tiene molto.

Nella società di oggi parlare di famiglia naturale o tradizionale, formata da uomo-donna-bambini, sembra quasi un affronto. Il politicamente corretto appoggiato dai media e dalle lobby, e purtroppo anche da una parte della politica ideologizzata, cerca in tutti i modi di distruggere la struttura antropologica della famiglia per crearne una nuova. Siamo davvero di fronte a questa grande operazione di dittatura del pensiero unico?

Purtroppo la 'colonizzazione ideologica' (per usare le parole di Papa Francesco) è in atto, basti pensare al bombardamento mediatico a cui siamo sottoposti e alle polemiche e invettive che si scatenano ogni volta che qualcuno osa affermare che la famiglia naturale (o tradizionale) è la famiglia per eccellenza. Il che non vuol dire non rispettare i sentimenti e le relazioni di chi ha altri orientamenti rispetto all'eterosessualità, ma ribadire oggi che la famiglia presuppone due persone di sesso diverso, e possibilmente dei figli, scatena reazioni scomposte e linciaggi mediatici con le peggiori accuse di sessismo e omofobia. Viviamo in un'epoca minacciata da un relativismo dilagante e da una forte corrente di pensiero che mette in discussione i principi cardine della nostra società, arrivando a giustificare pratiche abominevoli come l'utero in affitto, tanto per fare un esempio. Il frutto amaro del progresso e della società attuale è proprio il relativismo che diventa perdita di punti di riferimento, di limiti, di buon senso.

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Perché chi sostiene la famiglia naturale viene accusato ingiustamente di omofobia e di non rispettare i diritti per tutti?

Chi sostiene la famiglia naturale viene spesso accusato di omofobia e di non rispettare i diritti di tutti perché il tentativo (di chi è in mala fede) è quello di manipolare l'opinione pubblica facendo leva su alcuni termini, strumentalizzandoli. Così accade con altri temi, come ad esempio quando viene definito razzista un cittadino italiano che legittimamente chiede un'immigrazione regolare e non clandestina. Ecco allora l'uso distorto delle parole per fini ideologici. Di solito chi non sa replicare con i contenuti passa all'insulto o alla facile 'etichettatura' di chi esprime il proprio dissenso (e che allora diventa omofobo, sessista, razzista, populista...). Sono giochetti (spiacevoli) di chi non ha argomenti e che, se venisse approvato il ddl Scalfarotto all'esame del Parlamento, potrebbero portare ad ulteriori strumentalizzazioni tali da generare sanzioni giuridiche non indifferenti.

Certamente l’ideologia gender infarcita di relativismo etico, morale e culturale, ha favorito lo sviluppo di un linguaggio e di uno stile di vita apparentemente innocuo nei confronti del quale è difficile rispondere. Può descrivere l’inganno?

Il rischio è che proprio il timore di essere attaccati o etichettati ingiustamente per il proprio modo di pensare porti molte persone ad adeguarsi al politicamente corretto o a non esprimersi liberamente a favore della famiglia naturale. O a fare marcia indietro o dei 'mea culpa' com'è successo in alcuni casi che hanno riguardato personaggi famosi.

Un noto scrittore diceva che “l’ultima e decisiva battaglia per l’umanità sarà combattuta non nei campi di battaglia, ma nella mente dell’uomo”…

La mente dell'uomo è il terreno più difficile su cui combattere perché la manipolazione ideologica dei popoli è la peggiore minaccia per la loro libertà. Per questo motivo dobbiamo essere vigili e contrastare (democraticamente ovviamente) i tentativi di imposizione del pensiero unico. In questo la cultura può fare molto. Ecco perché, avendo in Regione questa delega, mi sono presa a cuore alcune battaglie identitarie e di valori.

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A proposito dei libri diffusi arbitrariamente nelle scuole dell’infanzia e già ritirati dal Sindaco di Venezia causando la reazione scomposta e incredibile del noto cantante, cosa ci può dire in merito?

Solidarietà al Sindaco di Venezia Luigi Brugnaro, che abbiamo invitato al nostro convegno del 17 ottobre e che ha dimostrato molto coraggio nel voler portare avanti come noi politiche anti gender. L'aspetto più riprovevole dell'ideologia gender è che mira a destabilizzare la società facendo leva sui bambini, utilizzando peraltro principi positivi come la lotta al bullismo e alla discriminazione. Ma in certi casi si tratta solo di manipolazioni ideologiche a danno dei più piccoli che sono invece i soggetti più fragili e da tutelare.

Quale è il ruolo del potere economico e mediatico, nonché della lobby, nella destrutturazione della famiglia naturale?

I poteri che cercano di destrutturare la famiglia sono di diverso genere e inseriti in diversi contesti della società. Per certi aspetti si rispecchiano nei principi distorti del libero mercato: i bambini per qualcuno diventano merci da produrre e da acquistare con l'utero in affitto, giusto per tornare a un tema di cui poco si parla ma che implica questioni etiche e sociali devastanti. Penso anche che molte persone siano a loro volta strumentalizzate o fomentate da chi vorrebbe ad esempio identificare il concetto di diritto con quello di desiderio.

Molte persone non hanno ancora capito cosa vuol dire ideologia gender e dove possono portare alcuni programmi sperimentati nelle nostre scuole, dove una giusta lotta al bullismo si trasforma spesso in azioni ideologicamente scorrette verso i bambini. Far vestire da maschietto una femminuccia o far mettere un rossetto a un bambino, parlare di tematiche sessuali a bambini di 5-6 anni o demonizzare una donna che sceglie la famiglia alla carriera, sono solo piccoli esempi che non servono a nulla se non a generare confusione nei più piccoli al solo fine di snaturare la società. Ma ripeto, credo che il problema sia lo stato di perdita di valori saldi che ci rende più permeabili e vulnerabili. A questa fragilità culturale bisognerebbe fare fronte prima di tutto il resto.

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Vuole lanciare un appello a tutte le associazioni, movimenti sia ecclesiali che laici, affinché si possa collaborare insieme per sostenere la famiglia?

Ho già lanciato di recente un appello a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della nostra società: cattolici, laici, associazioni, partiti e cittadini. Dobbiamo portare avanti uniti il modello di famiglia naturale, rifiutando insulti e etichette che non ci appartengono, con la consapevolezza di essere la maggioranza e comunque in democrazia ognuno deve avere il diritto di difendere i principi in cui crede.

Infine, può indicare quali sono le prospettive politiche per il futuro nei confronti della famiglia?

Fino a che ci saranno rappresentanti delle istituzioni religiose e laiche, associazioni, movimenti e cittadini che credono con determinazione nella famiglia naturale si potranno portare avanti politiche a suo sostegno, sia economiche (in termini di sostegno al reddito) che culturali. In questa fase storica la famiglia si può salvare se riusciamo a salvarne i valori base. Basta non farsi schiacciare dal peso del pensiero unico e del politicamente corretto a tutti i costi.

a cura dello staff di allaquerciadimamre.it

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* Cristina Cappellini, è nata a Brescia il 28 maggio 1978, risiede a Soncino (CR). Dopo la laurea in Giurisprudenza, con una tesi in diritto pubblico comparato sul tema del ruolo del partiti politici europei nella crisi dello Stato nazionale, ha svolto il praticantato forense, approfondendo al contempo la materia del diritto costituzionale. Con una spiccata passione per l’attività letteraria, è autrice di testi poetici e di narrativa. Ha ottenuto numerosi riconoscimenti in concorsi letterari in ambito nazionale.

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