corriere

1)"Nel frattempo molti cardinali denunciano la "teoria del gender", come se non sapessero che una "cultura del genere" è comunque all'opera nelle relazioni e che, senza teorie, ogni società adotta, insegna e rende giuridicamente operante una "cultura di genere" che o è fatta di eguaglianza o è fatta di quella sottomissione che non è "tradizionale" ma anticostituzionale e dopo la Pacem in terris perfino anticattolica".

Innanzitutto, il francescanissimo Alberto Melloni dovrebbe sapere (o per meglio dire non dovrebbe dolosamente nascondere ai suoi lettori) che il grande accusatore dell'ideologia del Gender è proprio Papa Francesco ("la teoria del Gender è uno sbaglio della mente umana", "espressione di una frustrazione", "colonizzazione ideologica" nelle scuole al pari di come fecero i totalitarismi novecenteschi, etc). Secondo poi, contro questa "colonizzazione" si muovono e smuovono (a loro spese) vere e proprie masse popolari sempre più in tutto il mondo; altro che "molti cardinali" (il cardinale rappresenta sempre il solito oscuro e quasi losco figuro nelle fiction sul tal Santo o Papa). In terzo luogo, non si comprende come Melloni possa affermare che i grandi piani sociali, culturali, educativi e giuridici promossi dagli Stati su questi temi (cioè le "colonizzazioni ideologiche" denunciate appunto da Papa Francesco) siano attuati "senza teorie" alle spalle.

Anche ammesso che fossero le azioni di promozione umanitaria più benemerite della storia delle civiltà - e senza dubbio sono l'esatto opposto - si dovrebbe comunque ammettere per onestà intellettuale che sono applicazione di riflessioni o speculazioni filosofiche di un qualche tipo (come un'enciclica), se non si vuol dire che le persone si sono svegliate in un certo giorno trovando in camera l'armadio delle "identità di genere" pronto per l'uso. Infine, Melloni taglia corto sul grande dibattito in corso anche nel mondo cattolico sulla pluralità di piani (non tutti ideologici, ma non tutti scientifici) su cui si gioca il rapporto tra sesso e genere, assicurandoci che la "cultura di genere" che conosce lui, quella autoprodotta dalla Storia, "senza teorie", e in corso di eruzione spontanea nelle culture globali è certamente un qualcosa di buono e giusto. Di per sé (o meglio, perché l'ha detto lui).

2) "Sullo sfondo il dibattito sulle unioni civili in vista del quale si affilano le lame per molti duelli - nella chiesa, nella destra, nella sinistra. E' infatti evidente che normare una forma intermedia di relazione fra convivenza e matrimonio, dotata di caratteri capaci di soddisfare la (sacrosanta) istanza di eguaglianza delle persone omosessuali o è necessario o è inevitabile".

Scusate, qual'è la "forma intermedia tra convivenza e matrimonio" che si può normare, posto che la convivenza è la libera scelta di chiunque di convivere e il matrimonio è la libera scelta di un uomo e una donna di convivere giuridicamente tutelata e valorizzata dallo Stato in virtù della sua "potenziale capacità procreativa" (sent138/2010CorteCost sull'art.29Cost)? Quale necessità sociale e giuridica rende necessaria una "forma intermedia" a quelle già esistenti, a cui sia però impedito l'accesso a due persone di sesso diverso o anche a più di due persone? Ipocrisia palese e dichiarata: infatti Melloni dice che questa "forma intermedia" dovrebbe essere "dotata di caratteri capaci di soddisfare la (sacrosanta) istanza di eguaglianza delle persone omosessuali". Le cose però sono due: o l'istanza di uguaglianza è sacrosanta, e allora non si capisce perché meriti come risposta una "forma intermedia", che non è una "forma uguale"; oppure Alberto Melloni si sta facendo gioco delle istanze di uguaglianza della comunità Lgbt - proprio come Monica Cirinnà. (Oppure Melloni deve dare la sua personalissima benedizione alle unioni civili, che non si reggono giuridicamente in piedi come non si regge giornalisticamente ciò che ha scritto per giustificarle)...

Filippo Savarese

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