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Dopo il discorso pronunciato ieri da Papa Francesco, sulla "guerra mondiale contro la famiglia", e la pericolosità della "teoria gender", sono iniziate le critiche non solo da parte dalla galassia lgt, ma anche del mondo cattolico, riportando all'attenzione dell'opinione pubblica il dibattito infuocato sulla teoria gender (che alcuni affermano essere una invenzione dei cattolici). Le forti perplessità sull'argomento, nascono dalle "ambiguità" che mettono in pericolo il sacramento del matrimonio, la famiglia (e la struttura antropologica dell'uomo). Ritornano quanto mai attuali le parole di Leone XII: "La legge naturale è iscritta e scolpita nell'anima di tutti i singoli uomini; essa infatti è la ragione umana che impone di agire bene e proibisce il peccato. [...] Questa prescrizione dell'umana ragione, però, non è in grado di avere forza di legge, se non è la voce e l'interprete di una ragione più alta, alla quale il nostro spirito e la nostra libertà devono essere sottomessi". Purtroppo dobbiamo constatare con amarezza che nonostante la dura presa di posizione del Santo Padre Francesco, alcune diocesi cattoliche hanno preso una direzione pro-gender. Come possiamo parlare di guerra mondiale contro il matrimonio se all'interno della Chiesa, dove esiste un dibattito molto forte sul sacramento del matrimonio, molti, interpretando secondo fantasia le parole di Amoris Laetitia, "permettono" -andando contro tutto il Magistero-, l'Eucaristia ai divorziati risposati? Il gender non è una colonizzazione ideologica. Questo termine è uscito dalle strategie di comunicazione studiate a tavolino. Il gender è purissima menzogna, venuta direttamente dall'inferno. Chiamiamo le cose con il loro vero nome, una volta tanto.

Una delle domande che mi sento più spesso rivolgere, quando nelle conferenze espongo il modo con cui è trattata – sarebbe più giusto dire maltrattata – la famiglia dalle Istituzioni è la seguente: come mai? Per quale ragione la politica non fa nulla per la «cellula fondamentale della società»? Perché riducendo i tempi del divorzio e quindi banalizzandolo, mettendola di fatto sullo stesso piano, e quindi in concorrenza, con altre unioni o anche solo definendola, con un certo disprezzo, “tradizionale”, la si ha tanto con la famiglia? E’ in effetti difficile, dinnanzi al contesto attuale, non porsi questo tipo di domanda. A mio avviso sono almeno tre le ragioni di detta, manifesta ostilità nei confronti della «società naturale fondata sul matrimonio». La prima è, per così dire, di ordine “ecologico/ambientalista”.

Certi ambienti, da decenni, ritengono il sovraffollamento planetario da un lato e la scarsità di cibo dall’altro, calamità da contrastare. E quale modo migliore per ridurre le bocche da sfamare che prendersela con la famiglia? L’equazione meno famiglia uguale meno matrimoni uguale meno figli, del resto, è nota. Ovviamente il problema della fame del mondo non è responsabilità del numero delle famiglie che lo popolano. Secondo i dati della Fao e delle Nazioni Unite nel cinquantennio 1961-2011 il cibo prodotto nel mondo è più che triplicato, mentre la popolazione è “solo” raddoppiata. Questo significa che la povertà e la fame, oggi, sono anzitutto problemi di distribuzione e non di scarsità alimentare. Ci sono però molti ambienti, dicevamo, che la pensano diversamente.

Una seconda motivazione per cui la famiglia non viene aiutata è di matrice essenzialmente economica. Perché se da un lato è vero che il citato calo dei figli comporta l’invecchiamento della popolazione e l’invecchiamento della popolazione aumenta i costi fissi (assistenza/sanità/pensioni) – dove l’assistenza non è del tutto privatizzata e almeno fino a che non si procederà con l’eutanasia di massa -, dall’altro è indiscutibile come la disgregazione familiare e la mancata formazione di nuove famiglie portino allo stesso risultato: più persone single, cioè più persone sole. E più persone sole, in un’ottica cinica ma non senza logica, significa anzitutto una cosa: consumatori più performanti. Viceversa la famiglia ha un grave difetto, insopportabile per la mentalità economica dominante: fa risparmiare. Risparmio che, da virtù, sembra oggi divenuto quasi una colpa.

Terza ma non meno rilevante – e non alternativa alle altre due – ragione di ostilità nei confronti della famiglia sta in una sua funzione fondamentale di resistenza rispetto a qualsivoglia forza esterna: quella educativa. Finché c’è famiglia, cioè, i figli vengono educati prioritariamente dai genitori. Quando però la famiglia si indebolisce i figli – che sono i cittadini, i consumatori e gli elettori di domani – vengono educati dalla scuola, dallo Stato, dalla televisione...Ne consegue, senza con questo appellarsi a chissà quale oscuro complotto, come aggredire la famiglia dipingendola come superata e promuovendo unioni light, non vincolanti e perciò mai definitive, che espongano conseguentemente i figli al rischio di un’educazione non solida, costituisca un indubbio favore nei confronti di tutta una serie di poteri. Un favore che, è legittimo immaginare, sarà decisamente gradito.

Giuliano Guzzo

 

L'articolo è tratto dal blog: giuliamoguzzo.com 

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