segno

Siria: un segno dal cielo?Pubblico volentieri la segnalazione di Paolo Coveri: "nel video girato da Rodolfo Casadei per la rivista "Tempi" (che puoi vedere qui), proprio nei primi secondi, appare l'interno di una chiesa siriana che è stata quasi tutta ristrutturata. La parete ancora rovinata mostra però qualcosa di molto particolare, anzi, direi singolare. In basso a destra, dove il muro è scrostato, guardando attentamente si potrà scorgere un volto (nell'immagine catturata l'ho evidenziato con un segno e una freccia rossi) che a me pare somigli notevolmente a quello impresso sulla Sacra Sindone”.

Ora cerchiamo di comprendere dalla prospettiva cristiana, il significato dei "segni divini".

Il segno. Il segno è una qualcosa che rimanda ad una altra cosa diversa, più vera e più importante. Il pittore Magritte nel secolo XX fece un quadro molto chiaro a riguardo. Egli dipinse una bella pipa in mezzo alla tela e sotto ci scrisse in francese: "Cecì n'est pas un pipe" (che vuol dire: questa non è una pipa). Il significato del quadro è profondo. Quando noi vediamo un oggetto dipinto o scolpito o raffigurato in un film, diciamo: "Quella è una mela!", oppure "Guarda che belli quei pesci", o anche "Che mare meraviglioso! Mi ci tufferei subito!". In realtà noi non stiamo vedendo né una mela, né un pesce, né il mare. Noi stiamo vedendo dei pezzi di stoffa dipinta, delle pietre scolpite, dei fasci di luce proiettati da uno schermo. Non c'è nessuna mela da mangiare, nessun pesce da pescare, nessun mare dove farsi una bella nuotata. Tutto è raffigurato, rappresentato, suggerito, ma non è oggettivamente e concretamente presente davanti a noi. Così è per la pipa di Magritte: non c'è, non esiste alcuna pipa. Ma c'è ed è reale, concreto, tangibile il segno, cioè il pezzo di stoffa dipinta, che richiama e rimanda immediatamente alla pipa vera di legno, che qualche vecchio sta fumando in qualche paese del pianeta.

Questi segni sono diretti, immediati, espliciti. Si tratta ancora di segni identici alle cose rappresentate. Ma ci sono altri segni che non hanno niente a che fare con la realtà che rappresentano. Sono per esempio i segni grafici. I numeri, le lettere, certi simboli disegnati, proprio non c'entrano nulla con quello che significano. La lettera "A" proprio non c'entra niente con il suono"A" che esce dalla tua bocca. Il numero "5" proprio non centra niente con il suono "cinque" che esce dalla tua bocca, né con le "cinque" dita che hai.

Tanto è vero che noi dobbiamo imparare ad interpretare questi segni grafici. Iniziamo in casa e proseguiamo a scuola. E ce ne vuole di tempo prima che impariamo che "A" è "A"... Se poi si tratta di scrivere noi questi segni, ci vuole ancora più tempo... Passati quei primi anni dell'infanzia, però, ecco che la lettura e l'interpretazione e la scrittura dei segni grafici diventa spontanea, immediata, semplicissima. Ma provate a chiedere ad un bambino giapponese di leggere e interpretare questa pagina e vedrete che non ci capisce niente. Così come se prendete un bambino italiano e gli chiedete di leggere una pagina scritta in giapponese non ci capisce nulla. Eppure per entrambi è semplice, è facile leggere i segni della propria lingua.

A che cosa serve un segno. Come fai tu quando vuoi fare capire ad una persona che è importante per te e che gli vuoi bene? Come fai ad aiutare chi ami ed è in difficoltà? Che cosa fai quando passi il tempo in allegria con i tuoi amici? Gli puoi essere accanto fisicamente e con un abbraccio fraterno, una mano sulla spalla, un "nocchino" affettuoso... fargli capire che ci sei e che ti sta a cuore. Lo puoi rallegrare, consigliare, fargli compagnia con una parola o una frase detta con bontà e con amore. Gli puoi raccontare i fatti della tua giornata.  Gli puoi mostrare delle fotografie, portarlo a vedere un bel film al cinema, fargli visitare un bel posto, inviargli qualche immagine significativa. In occasione di un giorno speciale per lui gli farai un regalo, in un tempo che per lui ha un valore particolare, gli farai una sorpresa. Nel trascorrere della vostra amicizia gli farai incontrare altre persone che tu conosci e che possano intessere con voi una più vasta rete di esistenze amiche. Se lo conosci bene e sai che ci sono cose che hanno un valore speciale per lui gli donerai un segno, un simbolo, che gli dica la tua presenza e la tua amicizia.

Come vedi anche tu, i "segni" li facciamo anche noi. I "segni" li compiamo anche noi. Non è una cosa esclusiva di Dio. La differenza semmai è nella qualità del messaggio e nella varietà dei mezzi a disposizione. La qualità dei messaggi che noi veicoliamo attraverso i nostri segni umani dipende dalla nostra umanità, mentre la qualità dei segni "celesti" è sempre divina, perfetta, infinita. I mezzi che noi abbiamo a disposizione sono limitati. I mezzi che Dio ha a disposizione sono infiniti. Noi non possiamo prendere una cometa e farla risplendere sull'ospedale dove è nato nostro figlio...  Ma Dio può fare tutto. Il suo Spirito può modificare lo stato della materia perché ogni molecola, ogni cellula è pervasa dalla Sostanza divina. Per questo, come dice il Vangelo: "Gesù passava predicando la buona novella del Regno e guarendo il popolo da ogni sorta di malattie".

Il discernimento è un processo spirituale per mezzo del quale si distinguono quegli impulsi spirituali che ci conducono a Dio da quelli che ci allontanano da lui. Aiuta a prendere decisioni e a fare scelte secondo il Vangelo. Questo può valere per la vita personale di ciascuno ma anche come modalità per i processi storici. Il discernimento spirituale evangelico cerca infatti di riconoscere la presenza dello Spirito nella realtà umana e culturale, il seme già piantato della sua presenza negli avvenimenti, nei desideri, nelle tensioni profonde dei contesti sociali, culturali. Ma è soprattutto un atteggiamento che spinge a essere aperti interiormente al dialogo, all’incontro, a trovare Dio dovunque.

Discernimento dei segni. Alcuni farisei e alcuni sadducei andarono da Gesù. Volevano metterlo in difficoltà, perciò gli domandarono di far loro vedere un segno miracoloso come prova che veniva da Dio. Ma Gesù rispose così: "Quando si fa sera voi dite: Il tempo sarà bello, perché il cielo è rosso. E al mattino presto dite: Oggi avremo un temporale perché il cielo è rosso scuro. Dunque, sapete interpretare l'aspetto del cielo e non sapete capire il significato di ciò che accade in questi tempi? Questa gente malvagia e infedele a Dio vuol vedere un segno miracoloso! Ma non riceverà nessun segno eccetto il segno del profeta Giona". Poi li lasciò e se andò". Che strano tipo Gesù. A parole dice di no e li rimprovera per aver chiesto una prova che è il Messia, poi, nei fatti concede loro il segno più clamoroso di tutta la storia umana: il segno di Giona, la sua Resurrezione!

Ma torniamo al nostro millennio. Come si fa a capire se un fatto è di origine solo umana, oppure se è semplicemente causato dalle leggi della natura, o se invece è davvero causato dalla Provvidenza? Santa Teresa di Avila e San Giovanni della Croce hanno dato dei criteri. Ne cito soltanto tre:

1) Il fatto non si deve poter spiegare con le semplici leggi della natura e con le interazioni ordinarie tra gli esseri umani, o tra gli esseri umani e il creato.

2) Il fatto deve essere omogeneo al Vangelo. Deve cioè essere un fatto buono, edificante, ordinato al Regno dei cieli e alle sue caratteristiche.

3) Il fatto deve avere caratteristiche evidenti di eccezionalità, di forte improbabilità.

Secondo il Concilio Vaticano II la Chiesa per essere fedele alla sua missione deve “scrutare i segni dei tempi e interpretarli alla luce del Vangelo”, è un “dovere permanente della Chiesa” (GS 4). Questi non sono solo i segni distintivi di una epoca, ma anche “veri segni della presenza dei disegni di Dio” in essa e per essa in modo che siano orientati “verso soluzioni pienamente umane” (GS11) per la edificazione delle società. Quindi in questo senso la Chiesa accompagna a maturare un discernimento che penetra e illumina i processi delle contingenze storiche e delle convivenze storico- sociali, in un atteggiamento di offerta alieno da competizioni e da scontri di carattere ideologico.

Conclusioni. Un "segno" per essere tale deve essere chiaramente e unicamente di origine divina. Solo se è di origine provvidenziale, divina, celeste ha valore di segno e merita di essere ricordato, custodito, meditato. Se non è di origine divina non è un "segno" nel senso di "cosa che richiama Dio", "cosa che rimanda a Dio". Per essere certi che sia tale bisogna avere una esperienza prolungata di tali cose, essere umili e disponibili a riconoscere l'azione della Grazia in noi. Moltissime cose che accadono infatti, per quanto insolite o sorprendenti ai nostri occhi, sono di origine umana. Moltissime cose che accadono e che già ci sono intorno a noi non sono di origine divina, ma umana.

Ma possono esserci delle cose, dei fatti che non sono di origine umana. I "segni" (cose mirabili, miracoli) in effetti ci sono e accadono continuamente sin dal tempo della creazione di Ish e Isha (Adamo ed Eva). Non tutte le persone li vedono e li riconoscono, e ci sono pure persone che ne esagerano l'importanza (almeno inizialmente, come quando si è innamorati e si esagerano le virtù e la bellezza di chi si ama) e ne vedono anche dove non ci sono. Per questo ribadisco il consiglio dei grandi mistici santi, che di esperienza in queste cose ne hanno davvero tanta: "Le cose che contano sono la fede, la carità, i sacramenti, le opere buone. Qui deve essere concentrata tutta l'attenzione del cristiano".  Approfondire la fede con la conoscenza della Bibbia, della Chiesa cattolica, la preghiera. Accrescere la carità con i Sacramenti, le opere buone, la preghiera. Questi sono i grandi capisaldi del Vangelo.

I segni accadono. Sono utili e anche utilissimi in certi casi. Generano conversioni e salvano le anime che si uniscono a Gesù nella Chiesa. Ma non sono Gesù, non sono Dio, non sono le Persone che richiamano e alle quali rimandano. Non si ama la lettera dell'amato, se non perché essa è segno dell'amato. Ma è l'amato che si ama, la lettera è solo un pezzo di carta che si può anche bruciare, mentre l'amato resta in eterno.

Don Salvatore Lazzara*

*Per la stesura dell'articolo la fonte utilizzata è stata tratta da: "alcuni segni"

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