Chiesa

GPII BXVI Cuba 1998 2012

Domenica 20 settembre 2015, Papa Francesco celebrerà la Santa Messa domenicale nella Plaza de la Revolucion, “José Martì”, dove già in precedenza avevano presieduto le adunanze Eucaristiche Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. A “partecipare” ci saranno i volti di Che Guevara, Fidel, e una gigantografia del Signore misericordioso. Alle spalle dell’altare un manifesto raffigurante Madre Teresa di Calcutta, la madre dei poveri e degli ultimi. La Piazza è un luogo fortemente simbolico del Paese. È stato teatro di grandi adunanze, e può contenere circa 600 mila persone. Martì è un noto giornalista, poeta militante contro l’occupazione spagnola di Cuba. Conosciuto durante la sua vita per i saggi politici, è considerato oggi uno degli iniziatori della scuola poetica modernista dell’America Latina. Benedetto XVI citò l’opera dello scrittore, durante l’omelia: “Esempio illustre di questo lavoro fu l'insigne sacerdote Félix Varela, educatore e maestro, figlio illustre di questa città di L'Avana che è passato alla storia di Cuba come il primo che ha insegnato al suo popolo a pensare. Il Padre Varela ci presenta la strada per una vera trasformazione sociale: formare uomini virtuosi per forgiare una nazione degna e libera, poiché questa trasformazione dipenderà dalla vita spirituale dell'uomo; infatti, «non c'è patria senza virtù» (Lettere ad Elpidio, lettera sesta, Madrid 1836, 220). Cuba ed il mondo hanno bisogno di cambiamenti, ma questi ci saranno solo se ognuno è nella condizione di interrogarsi sulla verità e si decide a intraprendere il cammino dell'amore, seminando riconciliazione e fraternità”. Rileggiamo, alla luce degli eventi che si sono succeduti, le due grandi omelie tenute da Wojtyła e Ratzinger nel luogo simbolo del riscatto del popolo cubano.

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Papa Giovanni XXIII

A commento del Viaggio Apostolico del Santo Padre Francesco, vogliamo ricordare non solo le due storiche visite di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, ma anche l'intervento radiofonico di Papa Roncalli, e l’esortazione a margine della crisi missilistica che coinvolse gli Stati Uniti e la Russia nel 1962. Dunque a Cuba, ben 55 anni fa, vi giunse anche la voce di Giovanni XXIII. E’ domenica 29 novembre del 1959, pochi mesi dopo la vittoria della rivoluzione cubana, guidata da Fidel Castro. A Plaza de la Revolución, i fedeli riuniti ascoltano con emozione le parole di Papa Roncalli, che indirizza un saluto per il Congresso Nazionale Cattolico. E’ la prima volta che la voce del Pontefice arrivava a Cuba:

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Cerimonia di benvenuto

Finalmente l’attesa del popolo è stata esaudita: Papa Francesco, successore dell’Apostolo Pietro, è atterrato sul suolo cubano. Ad attenderlo le massime autorità dello Stato, insieme ai vescovi dell’isola. La folla gioiosa, radunata nei pressi dell’aereo papale, saluta festante l’arrivo di Papa Bergoglio. Il presidente Castro, visibilmente emozionato in volto, dispensa sorrisi e strette di mano. Lo scenario sobrio mostra lo schieramento della banda e della forza militare che rendono gli onori al Pontefice venuto da Roma. I bambini, con grandi sorrisi e visibilmente emozionati, porgono fiori. In lontananza, con le musiche degli inni nazionali si avvertono 21 spari a salve per accogliere l’illustre pellegrino, figlio dell’America latina e ora Capo della Chiesa Cattolica. Le bandiere di Cuba e dello Stato della Città del Vaticano ricevono l’omaggio di Papa Francesco.

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Papa Francesco

Tanta attesa a Cuba per il viaggio di Francesco, primo Papa Latino-americano che varca la soglia di Cuba. Già Giovanni Paolo II e Benedetto XVI avevano visitato l’isola dai mille colori e sapori, per proclamare “la libertà ai prigionieri e l’anno della misericordia del Signore”. Molto è cambiato. La storia segna le lancette del tempo, aprendo prospettive inimmaginabili. Per quanti credono è lo Spirito del Signore che feconda l’umanità con il soffio divino. Per quelli che non credono, è il sacrificio degli uomini di buona volontà che con fatica costruisce un mondo migliore. In ogni caso “il vento del rinnovamento” soffia forte a Cuba. Lo ricorda una donna sconosciuta delle periferie cubane, Solina: “molto è cambiato, rispetto a prima delle visite dei papi, e dal conseguente dialogo politico. Ora c’è più apertura. La fede era vissuta nel segreto, era quasi proibito parlare di Dio, e se lo facevi rischiavi il carcere o la persecuzione. Tanto che si era “costretti”, per paura di essere scoperti, a celebrare il matrimonio con le porte della Chiesa chiuse, senza nemmeno poterlo dire ai genitori”. Dopo il matrimonio, continua la donna, “abbiamo vissuto per anni nella casa dei nostri genitori. Siamo andati via quando nostra figlia aveva compiuto nove anni. Perché a Cuba è difficile “avere” casa”.

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Proponiamo un piccolo ma sostanzioso estratto del libro “Dio o niente”, del cardinal Robert Sarah*: Nel mondo postmoderno, Dio è diventato un’ipotesi superflua, sempre più allontanata dalle diverse sfere della vita. Penso che gli uomini che vogliono conservare la presenza di Dio nella loro esistenza debbano essere coscienti delle sottigliezze che possono tanto facilmente condurre verso l’ateismo pratico e lo svuotamento della fede; essi potrebbero diventare, come i pagani di un tempo, quegli uomini “senza speranza e senza Dio nel mondo”, descritti da san Paolo ai cristiani di Efeso (Ef 2, 12). Oggi, non possiamo non essere coscienti del modo in cui Dio è sistematicamente respinto nell’oscurità; anestetizzati, gli uomini salgono su una barca che li conduce sempre più lontani dal Cielo (…).

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