Attualità e pensieri

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Subito dopo il clamore suscitato dai funerali del boss mafioso della Capitale Casamonica, sul web, ma anche nel dibattito pubblico e politico -come sempre avviene per questi casi-, abbiamo ascoltato le posizioni più diverse e disparate. Un misto di accuse alla Chiesa, alla politica, alle forze dell’ordine, hanno messo in luce seri problemi di immagine, governabilità, ma soprattutto di trasparenza ed onestà nell’amministrazione della città nel suo rapporto con i gruppi malavitosi, che come è stato dimostrato in questo caso, hanno superato ogni regola per affermare con segni e simboli la superiorità del loro potere rispetto a quello dello Stato. Giustamente si è parlato di “ferita inferta all’Italia”, “all’onestà della maggior parte dei cittadini”, alla “cattiva gestione della sicurezza”. La vicenda ha fatto emergere spettri inquietanti: che ruolo ha avuto la Chiesa nella faccenda? E la politica? Perché il parroco ha permesso l'affissione di quei manifesti all'esterno della chiesa? E’ possibile che non si è accorto di nulla? Che non sapeva? Quesiti inquietanti, lo stesso sacerdote ha provato a chiarire in un post pubblicato nel sito della parrocchia:

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Sui funerali di Vittorio Casamonica si può pensare tutto perché di tutto, com’è evidente, è accaduto. Ciò che invece appare avvilente perché strumentale è insistere sul parallelo fra i funerali del capoclan e la vicenda che ebbe per protagonista Piergiorgio Welby, accostando così due situazioni molto particolari e molto diverse. Detto questo – e precisato che non se ne sarebbe scritto se fior di cervelloni, da Roberto Saviano a Saverio Tommasi, non si fossero avventurati nel paragone -, urge un breve ripasso su aspetti che, evidentemente, risultano ancora poco chiari, a distanza di anni, a larga parte della galassia anticlericale e pure ad una parte di credenti critica nei confronti di regole che, a ben vedere, sono vigenti e chiarissime da un bel po’ di tempo. Trattasi, in estrema sintesi, di tre aspetti.

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A margine del funerale celebrato a Roma nella Chiesa di Don Bosco, tra lo sfarzo e i petali di rose lanciati dall’elicottero per onorare la figura del mafioso Casamonica nel giorno del suo ultimo trionfo terreno, in un misto di religiosità e riti pagani, tipici delle organizzazioni malavitose, sul web e in modo particolare su Facebook circola in contemporanea (è soltanto un caso fortuito di spiacevoli coincidenze) un video (che potete vedere qui sotto), diventato virale: alcuni bambini, di un quartiere periferico di Palermo, giocano a fare i “mafiosi”, acquistando pistole e uccidendo gli avversari e i nemici in nome di quell’onore che da sempre contraddistingue le famiglie mafiose, e di cui i piccoli sono - da quanto emerge dal filmato - i primi emulatori. Non mancano i riferimenti ai codici comportamentali degli uomini d’onore, che se non rimangono fedeli alla famiglia rischiano di perdere la vita. In Sicilia, come del resto in tutta Italia, nei mesi di maggio e luglio, ogni anno si moltiplicano le manifestazioni per ricordare due grandi figure che nel passato hanno contrastato, con la forza della legalità e della giustizia, il fenomeno mafioso. Diceva Paolo Borsellino: “fino a quando non sconfiggeremo la cultura mafiosa, non ci sarà possibilità di riscatto”. La profezia del giudice è attualissima. Con il video ritorna alla ribalta la grande emergenza educativa, di cui anche il Beato Giuseppe Puglisi, parroco di Brancaccio, si era fatto carico. Esiste una “cultura” ed un “modus vivendi” da promuovere e difendere non solo con gli arresti e i processi, ma con l’impegno costante di ogni giorno a partire dalla famiglia per finire a tutte quelle agenzie educative che si trovano ad operare non solo nel territorio, ma anche nelle strutture pubbliche a servizio dei cittadini.

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Roma. Tranquilla giornata agostana. Nel pomeriggio, i turisti ammirano i monumenti della città eterna. A piazza San Pietro pellegrini da ogni dove, in cerca di una remota possibilità di incontrare il Papa. Scene di ordinaria routine. Eppure qualcosa di diverso, di insolito, di enormemente inaudito, sta per accadere: in lontananza per le strade che portano alla chiesa Don Bosco, si intravedono sei cavalli neri che trainano una carrozza antica, una folla di gente che accompagna la bara e la banda musicale che intona il celebre motivo di Nino Rota, indimenticabile colonna sonora del Padrino di Francis Ford Coppola. Questo però non è un film e non è nemmeno un funerale di un mammasantissima nella Sicilia degli anni ’50. Siamo a Roma, ed è qui che familiari e amici si sono radunati per dare ultimo saluto a Vittorio Casamonica , uno dei boss principali del clan che porta il suo nome.

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Basta un tweet al sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, per mettere a tacere il cantante inglese che lo aveva definito "bifolco e bigotto" per aver messo al bando dalle scuole i libri che hanno come protagonisti coppie dello stesso sesso."Caro ricco Elton John - aggiunge in un altro tweet - lei che ama così tanto la mia città, oltre a comprarsi una casa, quali risorse ha mai offerto per salvare Venezia?". Al baronetto inglese non è andata giù la scelta dell'amministrazione comunale di bandire dalle biblioteche delle scuole comunali libri su famiglie con genitori omosessuali. "All’angolo opposto - ha scritto Elton John su Instragram, usando una espressione puglistica - c’è Luigi Brugnaro". Che al musicista appare "estremamente sciocco" per avere "stupidamente scelto di politicizzare libri per bambini, vietando titoli che raccontano di famiglie omosessuali che vivono felici e contente". Brugnaro, per la star inglese, difende una società futura che discrimina e favorisce l’ignoranza". Insomma, ha infine concluso il cantante inglese, "la meravigliosa Venezia sta affondando ma non così rapidamente come il bifolco e bigotto Brugnaro".

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