Attualità e pensieri

Jovanotti a Firenze

Il cantante racconta di esser stato invitato a un summit blindato assieme al Capo della Banca mondiale: “Le decisioni non le prende più la politica”. Jovanotti, durante l’incontro organizzato dall’università di Firenze, non ha parlato solo di Jobs act. Quello che i media non hanno fino ad ora notato è che il cantante ha raccontato anche di un incontro a cui ha partecipato l’anno scorso: “Mi è successa una cosa l’altr’anno: sono stato invitato a un summit segr… ehm, privato, molto esclusivo ed organizzato da un’azienda molto importante di Internet“.

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disc

In principio furono gli eventi accaduti al riminese Cocoricò, ma quello fu solo il principio: oramai non passa più giorno senza che giornali e televisioni non ci mettano dettagliatamente al corrente di tragedie accadute all’interno o appena fuori dalle discoteche. Come se non Italia, di fatto, non accadesse nient’altro. Posto che naturalmente non è così, è quindi il caso di chiedersi: come mai? A cosa si deve l’attenzione quotidiana dei mass media nei confronti del fenomeno? Nessuno, finora, sembra esserselo chiesto, ragion per cui vale doppiamente la pena tentare di dare una risposta a partire da varie ipotesi. Che l’attenzione mediatica sullo sballo mortale sia dovuta – come a prima vista oggettivamente potrebbe sembrare – ad una sorta di volontà di denuncia? E’ possibile, ma difficile: i dati infatti dicono come da noi le morti per droga, inclusi i decessi avvenuti dopo notti danzanti, siano in calo come anzi più che nel resto d’Europa: furono 1.002 nel 1999, sono scese a 344 nel 2013. Intendiamoci: anche un solo morto per droga, tanto più se giovane, costituisce un fatto gravissimo, ma di certo non siamo, ultimamente, in presenza di allarmi che giustifichino l’attuale attenzione mediatica.

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Molto spesso quando sono trattati temi sensibili riguardanti l’aborto, la vita, le unioni civili tra persone dello stesso sesso, l’eutanasia (parola sostituita con “la dolce morte"); le adozioni dei bambini alle coppie gay; l’utero in affitto (camuffato dalla più accettabile espressione “madre surrogata”);  piazza d’odio (cosa ci si trova di tanto odioso in una piazza gremita di papà, mamma e bambini), e tanto altro; cominciano gli attacchi con i soliti luoghi comuni: Medievale, fascista, retrogrado, ultracattolico, cattofascista, mente chiusa ed ottusa, e tu saresti un pastore d’anime (riferito ai preti); sempre le stesse storie di pagliuzze e di travi; perché non pensate ai vostri preti pedofili (come se tutti i pedofili del mondo fossero preti); ormai avete perso (come se noi stessimo combattendo una guerra, in cui già si dichiarano perdenti); la storia vi cancellerà, siete una sporca minoranza; però basta anche con i Vescovi che coprono i preti pedofili (come se non sapesse della purificazione avviata da Benedetto XVI e proseguita da Francesco, i quali hanno inasprito le pene e ridotto allo stato laicale quanti sono stati riconosciuti colpevoli); non ci fate paura (non capiscono che non siamo contro nessuno, ma lottiamo per dei valori.

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bomba

Papa Francesco dopo l’Angelus domenicale in piazza San Pietro, facendo riferimento al lancio della bomba atomica in Giappone ha affermato: “questa triste ricorrenza ci chiama soprattutto a pregare e a impegnarci per la pace, per diffondere nel mondo un'etica di fraternità e un clima di serena convivenza tra i popoli”.

“Settant'anni fa, il 6 e il 9 agosto del 1945, avvennero i tremendi bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki. A distanza di tanto tempo questo tragico evento suscita ancora orrore e repulsione. Esso è diventato il simbolo dello smisurato potere distruttivo dell'uomo quando fa un uso distorto dei progressi della scienza e della tecnica, e costituisce un monito perenne all'umanità, affinché ripudi per sempre la guerra e bandisca le armi nucleari e ogni arma di distruzione di massa”.

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migranti

L'8 agosto del 1956 a ‪Marcinelle‬, in Belgio, nel crollo di una miniera morivano 262 persone, per la maggior parte minatori italiani. Lavoravano duro, in condizioni terribili, senza alcuna garanzia. Così come dopo la loro morte non vi fu neanche una inchiesta seria per determinare con certezza le responsabilità di quella tragedia. Che gli italiani fossero non solo emigrati ma anche graditi ospiti in Belgio lo dimostra il Protocollo firmato con quella nazione il 20 giugno del ’46 (la nostra Repubblica non aveva compiuto neppure un mese) che prevedeva l’invio di 50.000 lavoratori in cambio di carbone. Nacquero così ampi flussi migratori verso Bruxelles, uno dei quali, forse il più importante, fu quello degli italiani verso le miniere belghe.

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