Chiesa

Incontro con Benedetto XVI ai giardini Vaticani

Non è facile esprimere a parole, quanto è avvenuto nelle scorse ore nei Giardini Vaticani nei pressi della grotta di Lourdes. Un gruppo di giovani impegnati nell’evangelizzazione via internet, (Don Salvatore, Salvatore, Edorado, Altair, Domenico, Fabiomassimo, Biancamargherita), hanno avuto la gioia di incontrare il Papa Emerito Benedetto XVI. Intimoriti, emozionati, e un po' frastornati, abbiamo atteso il suo arrivo, pregando ai piedi della Vergine. Sembrano echi lontani di fatti storici di cui ancora non comprendiamo fino in fondo la portata, ma incontrarlo da vicino, fissare i suoi occhi, ascoltare la sua parola di incoraggiamento, ha provocato sentimenti di lode e ringraziamento a Dio, per aver donato alla sua Chiesa un pastore così buono e mite.

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Papa Francesco incontrerà il Patriarca Kirill, l’annuncio è stato dato oggi in Vaticano con un comunicato congiunto, letto e commentato dal direttore della Sala Stampa: “la Santa Sede e il Patriarcato di Mosca hanno la gioia di annunciare che, per grazia di Dio, Sua Santità Papa Francesco e Sua Santità il Patriarca Kirill di Mosca e di tutta la Russia, si incontreranno il 12 febbraio p.v. Il loro incontro avrà luogo a Cuba, dove il Papa farà scalo prima del suo viaggio in Messico, e dove il Patriarca sarà in visita ufficiale. Esso comprenderà un colloquio personale presso l’aeroporto internazionale José Martí dell’Avana e si concluderà con la firma di una dichiarazione comune. Questo incontro dei Primati della Chiesa cattolica e della Chiesa ortodossa russa, preparato da lungo tempo, sarà il primo nella storia e segnerà una tappa importante nelle relazioni tra le due Chiese. La Santa Sede e il Patriarcato di Mosca auspicano che sia anche un segno di speranza per tutti gli uomini di buona volontà. Invitano tutti i cristiani a pregare con fervore affinché Dio benedica questo incontro, che possa produrre buoni frutti”. Un abbraccio mai avvenuto prima tra un Vescovo di Roma e un Vescovo di quella che viene chiamata la “terza Roma”, dopo la sede del successore di Pietro e Costantinopoli, sede del successore dell’apostolo Andrea.

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"La violenza dell'uomo sull'uomo è in contraddizione con ogni religione degna di questo nome. Né la violenza né la morte avranno mai l’ultima parola davanti a Dio, che è il Dio dell’amore e della vita. Noi dobbiamo pregarlo con insistenza affinché ci aiuti a praticare in Europa, in Terra Santa, in Medio Oriente, in Africa e in ogni altra parte del mondo la logica della pace, della riconciliazione, del perdono, della vita". Il Papa ha ribadito il «no» a "ogni forma di antisemitismo, e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano". E ha ricordato l’importanza del lavoro di approfondimento teologico: "I cristiani, per comprendere se stessi, non possono non fare riferimento alle radici ebraiche, e la Chiesa, pur professando la salvezza attraverso la fede in Cristo, riconosce l’irrevocabilità dell’Antica Alleanza e l’amore costante e fedele di Dio per Israele".

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Finita la Seconda Guerra Mondiale, la più alta autorità ebraica italiana, il rabbino capo di Roma, Israel Anton Zoller scrisse: «Ciò che il Vaticano ha fatto per gli ebrei resterà indelebilmente ed eternamente scolpito nei nostri cuori. Ha fatto cose che resteranno per sempre un titolo di onore per il Cattolicesimo» . Zoller, per evitare di essere accusato di viltà e di essersi convertito solo per evitare le persecuzioni riservate ai suoi correligionari, attese il 1945 (13 febbraio) per battezzarsi. Ritenne Papa Pio XII così importante per il suo cammino spirituale che, al momento di ricevere il battesimo cattolico nella basilica di Santa Maria degli Angeli, scelse il nome di Eugenio Pio, in onore al Papa, il cui nome di battesimo era quello di Eugenio Pacelli. Non mancò chi ipotizzò che la sua conversione fosse frutto della riconoscenza verso Pio XII, ma Zolli ribadì sempre che il percorso verso il Cattolicesimo era maturato negli anni precedenti, con lo studio delle Scritture e con la meditazione. Anche la moglie e la figlia si convertirono: Emma aggiunse al proprio nome quello di Maria, mentre la conversione e il successivo battesimo di Myriam giunsero un anno più tardi.

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L’inizio del nuovo anno, ricorda la storia di don Fabrizio De Michino 31 anni, un giovane sacerdote della diocesi di Napoli, che da anni lottava contro una grave malattia. Una persona ancora giovane muore per un tumore: un fatto che, purtroppo, non è unico. E non è unico neanche il fatto che lo stesso giovane viva in maniera santa, con una grande serenità, gli anni del dolore e della sofferenza fisica, come è accaduto a don Fabrizio. Storie che molti di noi hanno incontrato, ma di cui non si parla mai sui media. Eppure costituiscono una “notizia” ben più importante di tante altre, perché contengono le ragioni stesse del vivere, che sono la cosa più preziosa che possiamo chiedere. Prima di morire, tra lancinanti sofferenze, ha preso carta e penna per scrivere una bellissima e accorata lettera a Papa Francesco, dove offriva la sua malattia per il Papa e la Chiesa:

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