Chiesa

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Leggere i messaggi mariani di La Salette alla luce degli ultimi avvenimenti storici ed ecclesiali, aiuta a comprendere come le forze del male si sono scatenate contro la Chiesa e l’umanità. Il demonio sta combattendo l’ultima e decisiva battaglia. Sappiamo, però, che alla fine, il vincitore è Gesù Cristo, l’agnello immolato sulla croce, verso cui sono incamminati uomini di ogni lingua, popolo e nazione. Ecco alcuni passaggi salienti del messaggio di La Salette:

“I Sacerdoti, ministri di mio Figlio, i sacerdoti con la loro cattiva vita, con la loro irriverenza ed empietà nella celebrazione dei Santi Misteri, con l'amore per i soldi, con l'amore per l'onore ed i piaceri, i sacerdoti sono diventati delle cloache d'impurità. I sacerdoti domandano vendetta, e la vendetta è sospesa sulle loro teste. Guai ai preti e alle persone consacrate a Dio, che con la loro infedeltà e la loro cattiva vita, crocifiggono di nuovo mio Figlio! I peccati delle persone consacrate a Dio, gridano verso il cielo e richiedono vendetta, ed ecco che la vendetta è alla loro porta, non vi è infatti più alcuno che implori misericordia e perdono per il popolo; non vi sono più anime generose, non vi è più nessuno degno di offrire la Vittima senza macchia all'Eterno in favore del mondo. Dio colpirà in modo senza pari. Guai agli abitanti della terra! Dio darà fondo alla sua collera e nessuno potrà sottrarsi a tanti mali messi insieme.

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Angelo Roncalli nacque a Sotto il Monte, piccolo borgo del bergamasco, il 25 novembre 1881, figlio di poveri mezzadri. Divenuto prete, rimase per quindici anni a Bergamo, come segretario del vescovo e insegnante al seminario. Allo scoppio della prima guerra mondiale fu chiamato alle armi come cappellano militare. Inviato in Bulgaria e in Turchia come visitatore apostolico, nel 1944 è Nunzio a Parigi, per divenire poi nel 1953 Patriarca di Venezia. Il 28 ottobre 1958 salì al soglio pontificio, come successore di Pio XII, assumendo il nome di Papa Giovanni XXIII. Avviò il Concilio Vaticano II, un evento epocale nella storia della Chiesa. Morì il 3 giugno 1963.

Un’esistenza piuttosto appartata, senza fatti eclatanti, fino all’elezione al soglio di Pietro. Aveva allora 77 anni ed aveva già fatto testamento. Intendeva essere sepolto a Venezia e si era fatto costruire la tomba, nella cripta di S. Marco. Era naturale che ritenesse ormai imminente il suo commiato dal mondo. L’anno prima, 1957, aveva scritto infatti nel suo diario: “O Signore, siamo a sera. Anni settantasei in corso. Grande dono del Padre celeste la vita. Tre quarti dei miei contemporanei sono passati all’altra riva. Dunque anch’io mi debbo tener preparato al grande momento…”. Ma le vie del Signore sono sovente imprevedibili. Il 28 ottobre 1958 l’allora cardinale e patriarca di Venezia salì al soglio pontificio, come successore di Pio XII, e molti ne restarono sorpresi. Un vecchio avrebbe dovuto reggere la Chiesa? I giornali presto ci ricamarono su perché veniva da una famiglia di contadini. “Il papa contadino”, cominciarono a chiamarlo. Ma Roncalli aveva ben chiara la propria missione da compiere.

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Mentre le procedure finali del Sinodo si avviano a conclusione, i fedeli attendono con fiducia la relazione finale che al di là delle interpretazioni giornalistiche e personali, aiuteranno la Chiesa a capire meglio la condizione in cui vive la famiglia nel mondo contemporaneo alla luce del Vangelo. Con me, a preparare il commento in una affollatissima sala stampa della Santa Sede, c’è il piccolo Rocco, il bambino salito agli onori delle cronache dopo l’intervista rilasciata dal Presidente della Cei Cardinale Bagnasco, che lo ha identificato come il più “grande dei suoi ammiratori”. Chiedo a Rocco cosa pensa della famiglia: “… è la casa dove ci vogliamo bene. Dove si vive insieme a mamma e papà”. Nella piccola intervista, dichiara candidamente che “è felice”, e si “sente amato”, non solo dai suoi genitori ma anche dai “parenti e amici”, con i quali vive un buon rapporto di amicizia ed affetto. “Gesù”, racconta, “occupa un posto importante”, e la “sera prima di dormire, rivolgo a Lui e alla Madonnina le mie preghierine, affinchè protegga mamma, papà e tutto il mondo”.

Questo è il piccolo mondo dei bambini, lontano dagli intrighi di coorte e dai tanti profeti di sventura.  Attraverso l’Amore, percepiscono l’importanza fondamentale della famiglia, verso la quale, come ha ricordato nel pomeriggio Papa Francesco, è necessario avere un’attenzione particolare, senza cadere nella trappola dell’”ermeneutica cospirativa”, che tanto male ha provocato all’assemblea Sinodale, nell’affrontare i temi “caldi”, richiesti dall’instrumentum laboris: “l’esperienza del Sinodo ci ha fatto anche capire meglio che i veri difensori della dottrina non sono quelli che difendono la lettera ma lo spirito; non le idee ma l’uomo; non le formule ma la gratuità dell’amore di Dio e del suo perdono. Ciò non significa in alcun modo diminuire l’importanza delle formule, delle leggi e dei comandamenti divini, ma esaltare la grandezza del vero Dio, che non ci tratta secondo i nostri meriti e nemmeno secondo le nostre opere, ma unicamente secondo la generosità illimitata della sua Misericordia. Significa superare le costanti tentazioni del fratello maggiore e degli operai gelosi. Anzi significa valorizzare di più le leggi e i comandamenti creati per l’uomo e non viceversa”.

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Domenica 22 Ottobre 1978, Giovanni Paolo II in Piazza San Pietro, circondato da una numerosissima folla, iniziava il ministero di Pastore Universale della Chiesa. Rileggiamo i passi più significativi dell’omelia tenuta durante la Celebrazione: “Il nostro tempo ci invita, ci spinge, ci obbliga a guardare il Signore e ad immergere in una umile e devota meditazione del mistero della suprema potestà dello stesso Cristo. Colui che è nato dalla Vergine Maria, il Figlio del falegname – come si riteneva –, il Figlio del Dio vivente, come ha confessato Pietro, è venuto per fare di tutti noi “un regno di sacerdoti”.  Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato il mistero di questa potestà e il fatto che la missione di Cristo – Sacerdote, Profeta-Maestro, Re – continua nella Chiesa. Tutti, tutto il Popolo di Dio è partecipe di questa triplice missione. E forse nel passato si deponeva sul capo del Papa il triregno, quella triplice corona, per esprimere, attraverso tale simbolo, che tutto l’ordine gerarchico della Chiesa di Cristo, tutta la sua “sacra potestà” in essa esercitata non è altro che il servizio, servizio che ha per scopo una sola cosa: che tutto il Popolo di Dio sia partecipe di questa triplice missione di Cristo e rimanga sempre sotto la potestà del Signore, la quale trae le sue origini non dalle potenze di questo mondo, ma dal Padre celeste e dal mistero della Croce e della Risurrezione.

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Le "profezie" di questo grande santo sono numerose e straordinarie, quanto i suoi miracoli; e tutte suscitano un vivo interesse. Sulla facciata della Basilica di Maria Ausiliatrice, a Torino, e possibile notare come Don Bosco abbia voluto espressamente segnalare all'attenzione dei fedeli due vittorie della Cristianità sui suoi terribili nemici; entrambe dovute alla intercessione sovrana della Madonna del Rosario e della Madonna Ausiliatrice, Nostra Signora delle Vittorie. La prima vittoria appartiene al passato, ed è quella di Lepanto, la battaglia navale in cui la Cristianità sbaragliò la flotta musulmana, facendo naufragare le velleità di conquista degli islamici. Il nome di Lepanto figura sulla bandiera spiegata da San Michele Arcangelo sulla cupola di sinistra della Basilica, con sul risvolto la data: 1571. La seconda vittoria appartiene al futuro, e non ne conosciamo né il luogo né la data. Si tratta di un "segreto" ancora avvolto nelle spire del tempo e di cui abbiamo solo un indizio: due cifre seguite da due punti, 19..  Nel libro I sogni di Don Bosco (Torino, editrice Elle Di Ci), troviamo che il santo, nel suo sogno del 5 gennaio 1870, ebbe la visione di terribili avvenimenti che sconvolgeranno la terra, in particolare in Francia, Parigi, e in Italia, Roma. 

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