Attualità e pensieri

rosario1aa

In rete e sui social network, da giorni, è fra i “casi” più discussi anche se probabilmente lei, la giornalista Marina Nalesso, conduttrice del Tg1, non si sarebbe mai aspettata di attirare tanta attenzione solo per portareal collo davanti alle telecamere – e quindi a milioni di Italiani – un Rosario con croce di san Benedetto e delle medagliette sacre, fra cui la medaglia miracolosa e forse quella del santo volto. Un gesto semplice, persino ordinario nell’Italia di alcuni decenni or sono e che oggi, invece, viene letto come una coraggiosa rivendicazione della propria fede o – a seconda del punto di vista – come provocazione. Non sono infatti mancati, accanto agli entusiasti per il gesto della Nalesso, coloro che hanno gridato allo scandalo, primo fra tutti il medico radicale Silvio Viale, il quale si chiesto: «Vi sembra normale?»Curioso: se quasi tutti gli artisti del festival di Sanremo sfilano con laccetti arcobaleno – com’è accaduto nel corso dell’ultima edizione della kermesse – o se un Ministro della Repubblica sfoggia qualcosa di simile – come ha fatto Maria Elena Boschi il giorno dell’approvazione delle unioni civili -, nulla di strano: non è propaganda LGBT, che andate a pensare, ma sacrosanta battaglia per i diritti. Se però una giornalista osa esibire un Crocifisso o una medaglietta cristiana, apriti cielo; da una parte quanti applaudono al coraggio, dall’altra quanti neppure troppo velatamente invocano – tra l’altro negli stessi giorni in cui la magistratura francese ha dichiarato illegittimo qualsivoglia divieto di indossare il burkini, il costume da bagno delle donne mussulmane divenuto il tormentone dell’estate – provvedimenti disciplinari.

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trump11

Hillary Rodham Clinton, segretario di Stato dal 2009 al 2013, descrisse l’Arabia Saudita come “base decisiva di supporto finanziario per Al Qaeda, i talebani, Lashkar-e-Taiba e altri gruppi terroristici, compreso Hamas” (fonte WikiLeaks). Trascorsi pochi mesi, dimenticando quanto aveva affermato, controfirmò la più cospicua vendita di armi a un singolo Paese nella storia degli Stati Uniti d’America. Un'operazione economica colossale per l’industria bellica. Ora provate ad indovinare: tra 196 stati internazionalmente riconosciuti sovrani sul pianeta Terra, quale sarebbe questo Paese destinatario di 63 miliardi di dollari di armamenti dagli USA nel solo anno 2010? L’Arabia Saudita. La conseguenza degli accordi non ha tardato a manifestarsi: nel periodo 1999-2014, lo stato citato, è risultato il terzo maggior donatore della Fondazione Clinton, principale cassa-bancomat, sostenitrice della campagna presidenziale. Ma il peggio per l’America e quindi di riflesso per l’umanità, è il candidato repubblicano Trump. Infatti, se eletto, “potrebbe essere una catastrofe per la nazione”. Mentre, l’ex segretario di stato, per il quotidiano californiano “è uno dei candidati presidenziali più preparati degli ultimi anni: come first lady, senatore democratico di New York e Segretario di Stato nel primo mandato del presidente Obama, lei è stata coinvolta nei dettagli delle attività di governo ed è per questo che le sue posizioni sulle questioni oggi sono infinitamente migliori di quelle del suo avversario”. Come sono facili ad omettere la gravità degli atti compiuti dalla Clinton contro la pace nel mondo. Gli armamenti forniti, hanno alimentato le guerre, soprattutto nei paesi più poveri. La politica adottata in Medio Oriente, ha favorito la nascita e lo sviluppo dei gruppi terroristici, che seminano morte e distruzione. La vendita delle armi anzitutto, serve per mantenere in vita l’economia statunitense e quindi quella globale. Nemmeno la morte del diplomatico statunitense in Libia, causata dalla scarsa attenzione della candidata presidenziale, sembra essere qualcosa di rilevante per i media.

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immigrati11

Negli ultimi mesi il tema dell’immigrazione, ha incendiato il dibattito politico ed ecclesiale. I toni a volte strumentali, non permettono di avere una visione chiara del fenomeno che sta coinvolgendo milioni di persone e “l’altra parte del mondo”, che non è pronta ad accogliere un flusso così importante di persone provenienti dai paesi più poveri del sud del mondo, a motivo delle differenze culturali e religiose (la parte più significativa degli immigrati è di fede musulmana). Papa Francesco, continua ad esortare ad “accogliere” quanti scappano dalle guerre, dalla fame e dalle persecuzioni. Ricordando ai credenti l’invito di Gesù ad “ospitare lo straniero”. Non mancano le critiche all’atteggiamento pontificio, che se non viene letto nella giusta direzione rischia di cadere nel vuoto e produrre effetti devastanti sia per chi fugge, sia per chi ha il dovere umano ed evangelico di ospitare. Non si tratta di valutare opinioni politiche di destra o sinistra. O di strategia italiana, o europea, o americana. O di approccio antropologico esclusionista-razzista o inclusionista-irenista. Si tratta di riflettere oggettivamente e scientemente su un attuale duplice fenomeno storico che è sofferto, tangibile, innegabile, (nel mentre che scriviamo queste parole tanti fratelli, sorelle, bambini, muoiono nelle acque della presunta libertà), e che ha pochi precedenti nella storia mondiale: 1) La massiccia immigrazione di profughi fuggiti da guerre e miserie, di cultura prevalentemente islamica, nell’Europa di tradizione cristiana (sono centinaia di migliaia i richiedenti asilo); 2) La crescita dell’Islam radicale, con recrudescenza di aggressioni e attentati da parte di fondamentalisti islamici nei confronti dell’occidente, ad oggi incapace di elaborare strategie per dare risposte sicure e concrete alle nuove strutture sociali che si creano.

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assisi

Papa Francesco sulle orme di San Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI, è appena giunto ad Assisi per condividere con i leader delle altre grandi religioni un momento di preghiera e di riflessione sulla pace. La città umbra è il simbolo di questo cammino lungo e faticoso che le varie confessioni cristiane e non devono compiere -nel rispetto delle proprie radici-, per giungere alla definitiva e chiara condanna della violenza e dell'odio. Trenta anni fa San Giovanni Paolo II radunò tra queste mura e campane secolari, i leader religiosi del mondo per promuovere la pace nel segno del dialogo, erano poco più di 100. All’arrivo al Sacro Convento, il Papa è sceso dalla sua auto dirigendosi senza esitazione, sorridente, verso Bartolomeo I, Patriarca Ecumenico di Costantinopoli; poi ancora abbracci con il Patriarca siro-ortodosso di Antiochia, Sua Santità Ignatius Aphrem II, con l'arcivescovo di Canterbury e Primate della Chiesa di Inghilterra, Sua Grazia Justin Welby. Calore anche con il fondatore della Comunità di Sant’Egidio, Andrea Riccardi, e con il vice-presidente dell’Università Al-Azhar, il prof. Abbas Shuman.

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intolleranza11

Dopo la morte di Tiziana Cantone, gli stessi che sul web l’avevano attaccata, ferita, e portata all’esasperazione,  dopo il suo suicidio, si sono sciolti in post mielosi di compassione e di meraviglia, invocando a forza di urla la caccia ai cattivi che hanno causato la terribile morte. Non sono mancate analisi di grandi scrittori, giornalisti, tuttologi, politici, programmi televisivi, post altisonanti, per stigmatizzare i comportamenti di quanti nei social sono dei leoni ruggenti, ma poi nella vita sono codardi e senza dignità. La stessa scena, tanto per non cambiare, incuranti di quanto è avvenuto per la povera Tiziana, si è ripetuta ieri sul profilo di Mario Adinolfi (noto politico pro-family), che ha pubblicato la foto della figlia il primo giorno di scuola, immagine sotto la quale sono grandinati insulti orrendi (bestemmie, offese di tutti i tipi, auguri di morte alla piccola), e lo stesso sulla pagina di Giorgia Meloni, che ha dato l'annuncio della nascita della figlia Ginevra. Per non parlare dei festeggiamenti che sono spuntati in talune pagine per la morte di Padre Gabriele Amorth, esorcista della Chiesa Cattolica, che nel corso della sua vita ha lottato quotidianamente contro il demonio. Ora, non è convincente dire: "no al femminicidio"; si alla "parità di genere"; sostenere (in modo ipocrita) la libertà religiosa, ma poi sorvolare sulla dignità lesa di bimbe colpevoli, si fa per dire, d'essere figlie dei loro genitori é pazzesco. E’ altrettanto inquietante leggere con quanta violenza verbale taluni hanno inneggiato al diavolo per la morte di un prete a servizio del popolo. Tutto ciò esce dalla bocca putrefatta di quelli che predicano la tolleranza e il rispetto, ma poi sono più intolleranti di quelli che accusano! L'odio non è da condannare dopo che arma mani assassine, che ispira violenza o che colpisce me o te: l'odio è da condannare perché odio. Anche se troppi, preferiscono far finta di nulla.

DonSa

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