Siria e Medio Oriente

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La domanda è retorica. Il sistema è sempre lo stesso: influenzare e orientare l’opinione pubblica globale in modo che un intervento sia considerato non solo legittimo ma anche benvenuto. Ciò a cui assistiamo in questi giorni riguardo le informazioni sulla guerra in Siria rientra esattamente in questo schema. La percezione che il main stream mediatico tenda a forgiare le menti del “popolino ignaro” attraverso il rimbalzo di notizie di parte, risulta a dir poco disgustosa. La concentrazioni di eventi nel giro di poche ore è incredibilmente sospetta. Dopo “l’incidente” del bombardamento alleato contro postazioni dell’esercito siriano, è partita la giostra del contrappeso. Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon parla al Palazzo di Vetro chiamando Assad “criminale”. Prove sul coinvolgimento di Damasco nell’attacco al convoglio ONU di lunedì però non ne fornisce. Dallo stesso pulpito parla Obama, che alla fine di un decennio catastrofico, trova la coerenza per puntare il dito contro l’uso della forza da parte di Mosca. Lo speech è parallelo alla storiella del bue che ricorda all’asino l’infedeltà della moglie. Tutti i mezzi d’informazione occidentali risaltano i due passaggi oltremisura con uso del glossario sempre mirato (regime al posto di governo ad esempio…). Il televideo della TV pubblica italiana li lascia addirittura per 36 ore in prima pagina e a nove colonne.

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L'uso delle armi chimiche da parte dai terroristi dell’ISIS, contro l’aeroporto militare di Dayr az Zor, non ha interessato i soliti mezzi di comunicazione, che hanno annunciato con il beneficio del dubbio, l’assalto contro la cittadina siriana. Certamente se l’autore della strage veniva identificato nel governo siriano, avremmo avuto per giorni - nelle prime pagine dei quotidiani-, reportage dettagliati dei “crimini contro i civili”, perpetrati da una dittatura retrogada e sanguinaria.  Siccome a sganciare le bombe chimiche sono stati i fondamentalisti islamici che l’Occidente e i loro alleati del golfo chiamano “ribelli moderati”, allora è opportuno non spingersi oltre, perché le notizie prima di pronunciarsi, devono essere verificate sotto la lente di ingrandimento.  L’ ipocrisia mediatica, sostenuta dalle potenze  interessate nel conflitto, non cerca il bene del popolo, ma distorce la realtà, piegandola agli interessi di quanti non vogliono la fine del conflitto in Siria.  Secondo il sito Internet in arabo di Russia Tv, che cita l'agenzia russa Ria Novosti a Dayr az Zor i “miliziani di Daesh hanno attaccato con proiettili contenenti sostanze chimiche velenose. I militari di stanza nella base aerea hanno riferito di casi di soffocamento di alcuni soldati”.

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E’ un mistero non troppo velato, su come la coalizione internazionale in questi mesi di lotta al terrorismo, non abbia mosso un dito per salvare l’antichissima città di Palmira. Sono rimasti a guardare con i satelliti l’avanzata dell’Is, senza prendere decisioni strategiche importanti per scongiurarne la conquista. L’obiettivo strategico non era quello di combattere i fondamentalisti islamici che hanno messo a ferro e fuoco l’intera regione, ma indebolire ulteriormente l’esercito arabo siriano, impegnato nella difesa di Palmira e degli altri territori in mano all’IS, per rovesciare il governo legittimo di Assad.

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11Siria inizio incerto per i negoziati di pace a Ginevra

Riparte in salita il cammino negoziale per la pace in Siria. Il secondo round dei colloqui riprenderà oggi, dopo l’interruzione del mese scorso, e proseguirà - annuncia l’inviato speciale delle Nazioni Unite, Staffan De Mistura - al massimo fino al 24 marzo. La transizione politica del Paese inizierà solo dopo che Bashar Assad lascerà la presidenza, in presenza dell'attuale regime è impossibile, afferma convinto Mohammad Alloush  capo della delegazione dell'opposizione siriana filo-saudita: “il periodo di transizione in Siria può cominciare solo con le dimissioni o la morte del presidente Bashar Assad”, ha detto Alloush a Ginevra, dove è giunto per partecipare ai colloqui indiretti di pace tra le parti siriane in conflitto.

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SIRIA LIBANO aleppo devastata

Nelle ultime ore, ha fatto molto scalpore la notizia lanciata dai media circa i presunti bombardamenti russi nei pressi della città martire di Aleppo. Due raid aerei hanno colpito altrettanti ospedali della Siria settentrionale, causando decine di vittime civili fra cui medici e volontari. Il primo edificio colpito è ad Azaz, sul confine turco: qui sono morte almeno 10 persone, quasi tutti pazienti ricoverati; il secondo è a Maarat al-Numan ed è gestito da Medici senza Frontiere. Il gruppo umanitario parla di almeno sette vittime accertate e di altri otto dispersi. La Russia, è stata indicata responsabile degli attacchi aerei, con altrettanti comunicati delle vittime, anche se tempestivamente il ministro degli esteri, ha smentito ogni responsabilità delle forze armate russe, nei raid. Contemporeanamente, la Turchia ha accusato le forze aeree russe del primo attacco, mentre MsF ritiene che dietro il secondo vi siano le forze governative siriane fedeli al presidente Bashar al Assad. Tuttavia non vi sono ancora conferme sulle reali responsabilità. Mosca non ha risposto alle accuse mosse da Ankara, ma ha affermato che “non cesserà di combattere i terroristi dello Stato islamico”.  Allo stesso tempo però nessuno ha dato notizia dei razzi lanciati dai cosiddetti “ribelli moderati”,  sostenuti dall’Arabia Saudita e dell’America, nonché dai paesi del golfo alleati, causando decine di vittime.

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